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Salvini è un cavallo vincente, ma sul decreto fiscale il piatto piange

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Salvini: l’asso pigliatutto nel settore sicurezza-migranti e king maker delle ultime elezioni in Trentino-Alto Adige ha il fiato grosso quando esce dal perimetro del ministero dell’Interno. In sostanza, appena mette il naso nelle questioni fiscali viene impiombato da Di Maio.     

Flat tax al lumicino

La famosa flat tax, tanto cara a Salvini, sembra destinata a un sonoro flop. Si applicherà solo alle partite Iva e sotto i 65mila euro. Se consideriamo per esempio che il reddito medio di un avvocato è attorno ai 50mila euro, possiamo già prevedere che la flat tax riguarderà circa il 90% degli oltre 242mila legali italiani. Mentre non sarà applicata ai lavoratori dipendenti, ai precari e ai pensionati.

Scudo penale addio

Il decreto fiscale, che doveva aumentare, se possibile, l’appeal di Salvini sui piccoli imprenditori, è stato talmente depotenziato che farà sollevare certamente la protesta della categoria. Inizialmente nel provvedimento era previsto lo “scudo penale”. Ma adesso è scomparso. Quindi, se aderendo alla pace fiscale si ammette di aver barato, si può rispondere penalmente di dichiarazione infedele, di riciclaggio e auto-riciclaggio. Reato quest’ultimo che prevede fino ad 8 anni di carcere. Quanti aderiranno a queste condizioni?

Ma non finisce qui. Nella prima versione chiunque poteva “scudare” fino a 100mila euro l’anno per ogni imposta, compresi i capitali esteri non dichiarati. Adesso il tetto è sempre lo stesso ma la cumulabilità si riduce con precisi paletti. La sanatoria dal 2013 al 2017, esclude i capitali esteri. Ed è possibile solo per chi ha già presentato una dichiarazione dei redditi. Se ne potrà aumentare il valore al massimo di un terzo, senza superare i 100 mila euro l’anno. Chi ha dichiarato meno di 100mila euro invece potrà sanare fino a 30mila euro di imponibile non dichiarato, sempre con un’aliquota del 20% e senza pagare interessi e sanzioni.

Rottamazione al palo

Dal decreto fiscale manca il “saldo e stralcio” delle cartelle ex Equitalia, che però sembra sarà introdotto con un emendamento parlamentare in sede di conversione del provvedimento. Chi aveva chiesto la rottamazione delle cartelle ed ha un basso Isee (fino a 30mila euro l’anno) potrà pagare da un minimo del 6% a un massimo del 25% del dovuto.

È rimasta invece la rottamazione delle cartelle sotto i mille euro. Rappresentano circa il 25% delle cartelle ex Equitalia e per lo Stato sono più un peso di un vantaggio. Si potranno anche sanare le liti fiscali ancora in corso pagando il 50% in caso di vittoria in primo grado e del 20% di vittoria in secondo grado (ma per chi ha vinto due gradi di giudizio è conveniente pagare?).

Il silenzio di Tria e di Salvini

Forse è un po’ presto per allarmarsi, ma di solito il ministero dell’Economia e delle Finanze fa delle previsioni sulle adesioni ai vari condoni, arrivando con buona approssimazione a stimare quanto potrebbe entrare nelle casse dello Stato. In questo caso i tecnici di Tria invece non hanno ancora emanato nessuna stima sul decreto fiscale. E senza lo scudo penale, è possibile che il condono produca numeri davvero molto bassi.

Insomma, c’è poco da stare allegri per chi pensava di fare incetta di miliardi per sostenere la manovra in deficit. E anche per la popolarità del leader della Lega il flop fiscale potrebbe diventare un boomerang pericoloso. Dopo questi “dolorosi” aggiustamenti (pare accettati anche in cambio del ritiro degli 81 emendamenti sul decreto sicurezza presentati dai 5 Stelle), Salvini si è buttato a capofitto nella campagna elettorale in Trentino-Alto Adige, senza rilasciare altri commenti su “manine” e dintorni. Ma per un esternatore seriale come lui, sembra proprio un silenzio pieno di significati.

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