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Pace fiscale nel caos, Di Maio e Salvini alla resa dei conti sul condono

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Pace fiscale: Di Maio in peggio. Con Salvini i nodi stanno venendo al pettine. D’altra parte era difficile pensare che le cose potessero andare diversamente. Fatevi un giro sui social: la base dei 5 Stelle è in rivolta. L’argine del reddito di cittadinanza da solo non tiene. I sostenitori del Movimento sono sempre più delusi da Di Maio e soci. Ilva di Taranto, Tap e Tav: tutte promesse mancate. Tutte cose che dovevano essere fermate e invece si faranno. E adesso, tramontato il grido “onestà onestà”, arriva una pace fiscale ben diversa da quella che si stava tentando di far digerire agli elettori sempre più insofferenti anche nei sondaggi. La merce di scambio, il conto da pagare per reddito di cittadinanza e flat tax ridotta – accettati obtorto collo dalla Lega nella spartizione delle risorse della manovra – sembra essere un decreto fiscale che se non verrà modificato fa il paio con un condono tombale in piena regola.

Doppia gaffe

E allora ecco la piazzata del vicepremier da Bruno Vespa a Porta a Porta. Con minacce di denunce alla Procura della repubblica per le modifiche apportate a sua insaputa alla bozza del decreto fiscale approvato in Consiglio dei Ministri.
Una magra figura sul piano istituzionale: il Colle ha smentito Di Maio che aveva parlato in tv di un decreto già inviato al Quirinale. Soprattutto però si è trattato di un brutto scivolone sulla conoscenza dei meccanismi di governo.

In sintesi: la bozza di un decreto approvata in Consiglio dei Ministri passa ai dicasteri competenti (in questo caso al Mef) e alla Ragioneria generale dello Stato. Lavorano il testo in parallelo per renderlo “potabile” sul piano delle coperture finanziarie e dell’impianto normativo sotto la regia di Palazzo Chigi. E solo alla fine di questa procedura, che può durare anche alcuni giorni, si arriva al testo finale che il premier invia al Quirinale.
Quindi, che girassero avanti indietro una o più bozze era una cosa normale. E che un vicepremier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico non ne fosse al corrente quantomeno lascia perplessi.

Tana, liberi tutti

Ma quello che lascia a bocca aperta in queste ore convulse è la differenza dei contenuti che Di Maio denuncia di aver scoperto nella bozza incriminata rispetto a quanto sostiene di aver avallato in Consiglio dei Ministri. In poche righe la pace fiscale per aiutare i contribuenti in difficoltà è diventata un regalo agli evasori. Non è più relativa solo a Irpef, Irap e contributi previdenziali. Ma come segnala anche l’AdnKronos si allarga all’Iva e alle attività estere. I 100mila euro del tetto complessivo poi si spostano sulle singole imposte e per periodo d’imposta. Considerando i 5 anni previsti si arriva a una sanatoria che da 100mila euro passa a 2,5 milioni. Ma non basta: dal testo del decreto esce anche uno scudo penale per dichiarazioni fraudolente e riciclaggio di denaro.

Pace fiscale & crisi

Non abbiamo elementi sufficienti per dire se Di Maio abbia ragione a parlare di manipolazioni a sua insaputa della bozza del decreto o se la sua sia stata una repentina marcia indietro, come sostengono gli alleati di governo. Ma di sicuro sulla pace fiscale adesso si gioca il futuro dell’esecutivo giallo-verde. Invece di affondare per le bordate di Bruxelles e dei mercati a colpi di spread, potrebbe implodere per questo scontro durissimo tutto interno. E vista la distanza tra 5 Stelle e Lega, mai così ampia, non sarà uno strappo facile da ricucire.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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