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Meloni Premier? Tutto sulla candidata che “piace” al Guardian

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Meloni: tra i due litiganti, la terza gode? I due litiganti naturalmente sono Berlusconi e Salvini. La terza è lei, la leader di Fratelli d’Italia e candidata premier del suo partito. La possibilità che diventi la prossima inquilina di Palazzo Chigi “potrebbe non essere oziosa come appare”, ha sostenuto The Guardian nei giorni scorsi. “Ma davero?”, risponderebbe una rediviva Sora Lella di verdoniana memoria. E allora, proviamo a ragionarci anche noi, partendo dal suo curriculum.

Meloni, una vita a destra

Giorgia nasce 41 anni fa a Roma, nel popolare quartiere della Garbatella, da madre siciliana e padre sardo. Dai 15 anni il suo cuore batte per la destra estrema. Da militante del Fronte della Gioventù diventa responsabile nazionale della missina Azione Studentesca. Intanto Giorgia, per mantenersi agli studi, lavora come baby sitter, cameriera e barista al Piper, il famoso locale notturno della Capitale. Diplomata al liceo linguistico, la Meloni diventa poi giornalista professionista. E da consigliere provinciale di Roma per Alleanza Nazionale, a soli 29 anni, entra alla Camera dei Deputati, dove è vicepresidente dal 2006 al 2008. A 31 anni diventa ministro della Gioventù del quarto governo Berlusconi, quando diventa virale su Youtube l’imitazione che ne fa Paola Minaccioni, dipingendola come una nostalgica che vuole riempire il suo ministero di busti del Duce.

Da Berlusconi a Fratelli d’Italia

Al momento dello strappo di Fini (“Che fai, mi cacci?”), e siamo nel 2010, decide di restare con Berlusconi, dal quale si allontana solo due anni dopo, per il rifiuto del leader di Arcore di indire le primarie per le elezioni politiche del 2013. Così, con Guido Crosetto e Ignazio La Russa, fonda Fratelli d’ItaliaNel frattempo nasce sua figlia Ginevra e si candida a sindaco di Roma nel 2016. La Meloni ottiene il 20% dei voti, ma resta esclusa dal ballottaggio che coinvolge Virginia Raggi e Roberto Giachetti.

Meloni d’Egitto!

E così siamo alla campagna elettorale 2018. A parte l’aggressione subita a Livorno, la vulcanica Meloni, impegnatissima tra un comizio e l’altro, di recente è stata protagonista di un confronto serrato col direttore del Museo Egizio di Torino. In mezzo alla strada, la Meloni ha contestato a Christian Greco i biglietti scontati per i cittadini di lingua araba. Il direttore le ha risposto che si tratta solo di un’iniziativa temporanea (durerà tre mesi). E che assieme a questa ne sono previste molte altre, di genere diverso. Senza dimenticare che, dall’anno scorso, grazie alle sue iniziative, i visitatori del museo, il più importante al mondo dopo quello del Cairo, hanno fatto registrare un aumento vertiginoso.

La teoria dello spoil system

A seguito del confronto torinese, la Meloni ha poi smentito di aver promesso, una volta al governo, che avrebbe licenziato Greco. Cosa tra l’altro impossibile perché l’Egizio è di proprietà di una fondazione. Ma la leader di Fratelli d’Italia ha auspicato l’avvento di uno “spoil system automatico al cambio del Ministro della Cultura per tutti i ruoli di nomina. In modo da garantire la trasparenza e il merito, non l’appartenenza ideologica”.

Sondaggi e strategie

Piccolo ma determinato, alle politiche del 4 marzo il partito guidato dalla Meloni è accreditato dai sondaggi attorno al 5%. Forza Italia è data al 16%. E alla Lega di Salvini, viene attribuito il 13%. Senza dimenticare Noi con l’Italia, quarta gamba della coalizione di centrodestra, che al momento vale il 2,8%. In questo quadro, l‘accordo tra i leader del centrodestra parla chiaro. Chi otterrà più voti, esprimerà il premier del prossimo governo. Ma Berlusconi, nel caso di vittoria, non potrà salire a palazzo Chigi senza la riabilitazione in discussione alla Corte europea di Strasburgo. D’altra parte, il leader di Forza Italia non vuole assolutamente cedere il passo a Salvini. E nonostante quotidianamente sia sollecitato dagli alleati, si guarda bene dal fare il nome di chi vorrebbe come premier. 

Meloni: gli avversari da battere

Quindi, nella disputa per palazzo Chigi, alla fine la Meloni potrebbe rappresentare una soluzione di mediazione, forte anche dei suoi parlamentari, determinanti per la maggioranza del centrodestra in caso di vittoria. Ed ecco perché, secondo il Guardian, la Meloni potrebbe essere la prima donna premier italiana. La grinta di certo non le manca, come la determinazione e il coraggio. Ma forse le manca ancora quella capacità di mediazione così necessaria quando si guida un governo di coalizione che si preannuncia già discretamente rissoso. Anche per questo il nome della Meloni potrebbe essere schiacciato da quelli di Tajani, Gianni Letta o addirittura dell’avvocatissimo Ghedini, accreditati dai boatos della stampa italiana a pochi giorni dal voto.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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