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Parco della Musica: l’Orchestra di Santa Cecilia a tutto Bernstein

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L'Auditorium del Parco della Musica di Roma e Leonard Bernstein (1918-1990)

Parco della Musica e Leonard Bernstein. Interessanti e originalissimi i prossimi concerti del cartellone della Stagione sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia. Antonio Pappano, direttore artistico e musicale dell’Istituzione romana, promuove da anni la conoscenza e l’esecuzione del repertorio novecentesco e contemporaneo. Ed è interprete e cultore, raffinato e profondo, della musica americana. Così, nel centenario della nascita di Bernstein (1918-1990), spazio alle Sinfonie del direttore e compositore statunitense che ha segnato la storia delle grandi orchestre internazionali del secondo ‘900. 

Le tre sinfonie di Bernstein

Sabato 17 febbraio, l’Orchestra di Santa Cecilia proporrà di Bernstein la Sinfonia n.1 “Jeremiah – Prelude, Fugue and Riffs”. A seguire, la Sinfonia n.2 “The age of Anxiety”. Con Pappano alla direzione, ascolteremo la mezzosoprano Marie-Nicole Lemieux, Beatrice Rana al pianoforte, e al clarinetto Alessandro Carbonare.
Il 24 febbraio, con Coro e Voci Bianche di Santa Cecilia, l’orchestra, diretta sempre da Pappano, si esibirà nel Concerto per violino di Brahms. Poi sarà la volta della Sinfonia n.3 “Kaddish” di Bernstein. Al violino, Kyung Wha Chung; soprano, Nadine Sierra.
Ma non è finita. L’omaggio a Bernstein si concluderà a ottobre, quando l’apertura della stagione 2018/19 proporrà ”West Side Story” in forma di concerto.

Parco della Musica: di tutto di più

Il pubblico della Capitale dal 2002 vive intensamente la realtà multiforme della struttura architettonica ideata da Renzo Piano. Un complesso per la fruizione articolata dei linguaggi della musica classica e moderna. Nelle tre sale (Santa Cecilia, Sinopoli e Petrassi) si snodano i concerti di musica sinfonica con l’Accademia di Santa Cecilia, quelli da camera e solistici. Senza dimenticare i concerti di Musica per Roma, i cicli per le scuole. E le svariate manifestazioni della cultura romana, come il Festival del Cinema.

Un pubblico di qualità

Ma com’è il pubblico che frequenta il Parco della Musica? Raffinato e competente, dai giovani ai meno giovani. Ed agile e simpatico è il rapporto che si instaura tra la gente. Nella hall c’è un bellissimo pianoforte che invita ad essere suonato. E il pubblico, quando si reca ai concerti, può ammirare i resti della Villa romana prospiciente all’Auditorium. Può passeggiare nel giardino. Può visitare il Museo degli strumenti musicali e frequentare la biblioteca. Il Parco si trova nel Quartiere Flaminio, a pochi minuti da Piazza del Popolo. E fino a qualche giorno fa, davanti al Parco c’era una bellissima pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Parco della musica: il concerto di Honeck

Tornando al cartellone, il 10 febbraio si è tenuto il sublime Concerto di Manfred Honeck, eseguito dall’Orchestra di Santa Cecilia. Honeck ha diretto i complessi dell’Accademia con squisita e composta raffinatezza austriaca, dalla Sinfonia n.35 in Re maggiore k385 di Mozart (Sinfonia Haffner). Il suo stile si è palesato austero e preciso nella caratterizzazione della melodia e del fraseggio. Si è trattato di una “serenata sinfonia” dinamicissima e luminosa dal presente all’ineffabile.

Un violino indimenticabile

Centro semantico della serata è stata l’esecuzione del Concerto per violino di Sergei Prokofiev con la virtuosa georgiana Lisa Bathiashvili. La pagina di struggente malinconia attanaglia l’ascoltatore per la sconvolgente potenza espressiva del proprio linguaggio. A suonare è un Guarneri del Gesù svettante e vibrante fino al cuore. Dolcissimo il piccolo bis concesso dalla solista, una bellissima danza georgiana.

Il grande genio

Altro gioiello, la Sesta Sinfonia (Pastorale) di Beethoven, un trionfo della natura e della vita. Un lento e pacato inno di lode al Creato nelle pagine topiche della letteratura musicale. I rumori del bosco sono parsi uno sbocciare luminoso di tante forze cosmiche. Il temporale, la danza popolare, il risveglio dopo la tempesta. Gli uccellini di primavera hanno innalzato, grazie alla onomatopea degli strumenti, un inno solenne alla potenza del Sommo Bene. E allora, come sempre, grazie Beethoven.

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Maria Giovanna Forlani, piacentina, ha compiuto gli studi classici; si è laureata in Storia e Filosofia ed in Lingue e Letterature Straniere; è diplomata in pianoforte e clavicembalo. Dopo aver insegnato nei Licei è diventata Dirigente Scolastico. Cultrice delle arti, grande viaggiatrice, amante del nuoto e grande camminatrice. Ama la natura e il teatro. È giornalista pubblicista, conferenziera e saggista ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

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