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Dell’abitare incerto: in mostra i labirinti del mondo contemporaneo

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Da sinistra: “Weiter” di Ulf Aminde; “Wutbürger” di Andreas Lutz; “Habitat con varchi in una regione piovosa” di Vittorio Messina

Dell’abitare incerto. Con questo titolo accattivante il Goethe Institut ha aperto nella sua sede romana una nuova mostra. L’obiettivo? Riflettere sui labirinti del mondo contemporaneo. Come? Inaugurando uno spazio interdisciplinare che propone un confronto tra le opere di tre artisti: due tedeschi, Ulf Aminde e Andreas Lutz, e uno italiano, Vittorio Messina.

Uno spazio di frontiera

L’evento, curato da Valentino Catricalà, è di natura multimediale. E propone una riflessione sulla contemporaneità. Abitare infatti è un termine che oggi caratterizza la nostra situazione esistenziale. E quindi è inteso non solo nel suo significato linguistico, il “vivere in un luogo fisico”, ma piuttosto nel suo significato filosofico. Quello che Heidegger sintetizzava con la frase: “L’abitare è il modo in cui i mortali vivono sulla terra”. Un modo caratterizzato come spazio di frontiera. Un frammento di congiunzione tra due o più mondi, dove la fisicità del luogo vive in un tempo quasi sospeso, come tensione di possibilità del nostro incerto abitare (la casa, la terra, il mondo…). Ma veniamo alle opere in mostra fino al 29 aprile.

Dell’abitare incerto: le celle di Messina

L’artista italiano illustra il suo viaggio faticoso tra le “celle” dell’esistenza, dove l’uomo si dibatte rabbiosamente. Dal titolo “Habitat con varchi in una regione piovosa”, l’opera di Messina costituisce un nuovo approdo del percorso delle “celle” che l’artista porta avanti ormai da trent’anni. La cella è per Messina un concetto rappresentativo della condizione esistenziale del nostro abitare. Un luogo simbolico che di volta in volta prende forma diversamente in base allo spazio in cui è posta, attraverso dei moduli sempre “rimodulabili”.
La cella accoglie ogni volta elementi diversi del nostro vivere quotidiano, intrecciati a elementi della fredda architettura industriale, ripetitiva ed impersonale. E così la cella diventa emblema del transito. Di quella instabilità dell’abitare, di quelle linea che diventa luogo di mezzo mai stabile tra il “già” e il “non ancora”.

Dell’abitare incerto: la gabbia di Lutz

Come controparte troviamo il lavoro di Andreas Lutz. Sotto l’espressione “cittadini inferociti” vuole identificare un malcontento crescente per la politica, per la crisi economica e l’impoverimento delle classi borghesi, rappresentando i cittadini medi che, inferociti, si riuniscono nelle strade. L’artista ha ripreso quest’espressione per definire la decadenza di una certa classe borghese nata nel dopoguerra. Una decadenza che rappresenta il fallimento dell’uomo medio, in questo caso tedesco. E che viene rappresentata da Lutz attraverso una video-installazione di una proiezione di cinque ore, sviluppata all’interno di un box.

Dell’abitare incerto: le sedie di Aminde

Compiendo un viaggio allucinante tra i luoghi oscuri della società degli emarginati, risponde infine Ulf Aminde. L’abitare incerto tocca dunque anche classi sociali che non rispettano i canoni visivi e lavorativi definiti dalle classi medie. Tale emarginazione definisce non una decadenza, ma un’instabilità di vita accettata da una grossa fetta di popolazione occidentale come normale e così condivisa.
E Aminde rappresenta ciò con un video, una danza ed un gioco di strada. Gli attori, a suon di musica, si cimentano nel gioco delle sedie. Il tutto in un’ambientazione decadente, composta da prati con delle rovine di palazzi in mezzo alle quali gli attori danzano intorno alle sedie. Ogni volta cadendo, sbattendosi l’un l’altro, rompendole quasi tutte, ma mostrando una contentezza e un godimento continuo. L’instabilità è vista così come una forma positiva di vita, come una condizione, a questo punto, alla quale ambire.

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Maria Giovanna Forlani, piacentina, ha compiuto gli studi classici; si è laureata in Storia e Filosofia ed in Lingue e Letterature Straniere; è diplomata in pianoforte e clavicembalo. Dopo aver insegnato nei Licei è diventata Dirigente Scolastico. Cultrice delle arti, grande viaggiatrice, amante del nuoto e grande camminatrice. Ama la natura e il teatro. È giornalista pubblicista, conferenziera e saggista ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

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