Cultura

Madrid: da Monet e Boudin al Dadaismo russo emozioni a non finire

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Madrid: Plaza Major (foto di Jean-Pierre Dalbéra)

Madrid: in questo scorcio di bella stagione nella capitale iberica impazza la movida che   circonda spagnoli e turisti in un vortice di energia unico al mondo. La capitale ha più centri, a partire dal Barrio Vejo assai prossimo all’antica Moreria, le solenni avenida dei grandi musei, le nobili piazze ottocentesche (si pensi a Plaza de Cibeles). Ma il cuore storico resta il polmone verde che racchiude scenograficamente il Palazzo Reale e la Cattedrale della Almudena. I giardini all’italiana, opera del Sabatini, rappresentano idealmente l’ultimo e nostalgico palcoscenico di un mondo lontano.

Da Plaza Major alla grande arte

Madrid è tecnologica ma anche folcloristica. Sede di un turismo intercontinentale, presenta una considerevole e ben affermata comunità etnica orientale inserita naturalmente nel contesto cittadino. Ed è curiosa la percezione del tempo a Madrid, poiché le giornate non sono scandite all’occidentale. Ma fluiscono, attimo dopo attimo, verso un crescendo di tensione emotiva che culmina con le “noches” a Plaza Major.

Tutto il fascino dell’arte e della storia si racconta nei grandi musei della capitale. L’immensità del Prado. La profondità storica e narrativa del Museo Naval e del Museo de América. L’eleganza settecentesca del Palacjo di Villahermosa, che attualmente ospita la Collezione Thyssen-Bornemisza. La modernità dirompente del Reina Sofia. E queste ultime Fondazioni ospitano due importanti esposizioni monografiche. La prima è dedicata a Monet e Boudin e la seconda al Dadaismo russo tra il 1914 e il 1924. 

Madrid: Monet e Boudin

Al Museo Thyssen-Bornemisza è in mostra fino al 30 settembre un percorso monografico dedicato a Monet e Boudin. Un viaggio che affonda le sue origini nella giovinezza dell’inventore della pittura en plein air che esprime un tributo al proprio maestro, Boudin. Dipinti a olio e a pastello seguono un suggestivo itinerario dal porto di Le Havre alla campagna bretone fino alle romantiche spiagge dell’Alta Normandia. Boudin apparteneva alla scuola di Barbizon sorta a Honfleur negli anni 1860. Sosteneva l’ispirazione diretta della natura semplice, componendo la gamma dei colori in impalpabili pennellate di nuances. Allievo e Maestro si incontrarono a Le Havre per la prima volta nel 1856 quando Monet si dedicava alla caricatura. E fu Eugène Boudin che lo iniziò allo studio della campagna (si pensi all’opera “Vecchi Meli”).

La spiaggia a Trouville, Claude Monet (1870)

Vite straordinarie

Le tele avvolgono il visitatore in un’ineffabile luce verde-azzurra solcata ora dal bianco-grigio delle spiagge normanne, ora dal grigio-scuro quasi cristallino delle scogliere della magica Etretat. Intanto, la mostra procede con la narrazione delle biografie dei due artisti. Monet si reca a studiare a Parigi. Si sposa con Camille Léonie Doncieux e incomincia a conoscere i cieli e le atmosfere di Rouen. Boudin viaggia e si stabilisce quasi definitivamente a Honfleur.

Negli anni ’70 Monet è già famoso, fugge dalla vita cittadina e ricerca le emozioni forti delle spiagge ove il suo pennello trova ispirazione in un interminabile spazio luminoso che non conosce confini tra cielo e mare. Sono gli anni difficili della guerra franco-prussiana e dell’impegno civile del pittore. E Monet scopre la bellezza della natura di Deauville e Trouville-sur-Mer, tanto che sceglie di trascorrere la propria luna di miele in questi piccoli paesi di mare. In mostra il bellissimo ritratto della moglie (Camille sur la plage de Trouville). Nel frattempo Boudin prosegue con la propria pittura spontanea. Alberi, aie, nature morte: soggetti ritratti più volte in diversi momenti della giornata per cogliere il mutare della luce.

Cieli e disgelo

In parallelo seguono alcuni studi sul cielo di Boudin, soprannominato all’epoca proprio “Re dei cieli”. Tenebre caotiche, splendori eterni”, questo disse Charles Baudelaire quando visitò l’atelier dell’artista a Honfleur.
Il ricco percorso prosegue con una sezione affascinante dedicata al disgelo. Qui Claude Monet si sofferma sui riflessi dell’acqua marina ghiacciata che assume incredibili effetti di luce (si pensi a “disgelo a Venteuil”). Poi, la bellissima sala dedicata alle scogliere dell’Alta Normandia, dove l’artista si avventurava romanticamente a bordo di una piccola barca a vela per ritrarre la luce. Schiuma, acqua, sabbia, onde, cielo, nuvole, sono una cosa sola e tendono all’estraniamento dell’uomo dalla vita per immedesimarsi nella natura primigenia.
Infine, dipinti dedicati alla Senna e alla nebbia del Tamigi. Conclude la mostra una serie di opere di Boudin dedicate a Venezia ove il maestro compì novantenne il suo ultimo viaggio. 

Madrid: l’omaggio al Dadaismo russo

All’interno dell’arioso palazzo settecentesco progettato da Giovanni Sabatini, circondato da un immenso patio, si trova il Museo di Arte Moderna e Contemporanea Reina Sofia. La collezione ospita opere contemporanee tra cui spiccano Picasso (si pensi alla tragica Guernica), Gutierrez, Solana, Gonzales, Dalì e l’arte degli ultimi 30 anni in Spagna e nel mondo. 

Ma l’evento di questo periodo al Reina Sofia è la mostra sul Dadaismo russo, il manifesto più dirompente di un mondo ove l’arte dichiara guerra al passato, si associa alla rivoluzione d’ottobre e ne proclama la verità nel mondo.
Quando Lenin si trova in Svizzera è spettatore della nascita del Movimento Dada a Zurigo. Al suo ritorno in Russia, nell’aprile 1917, entra in contatto con il pittore e poeta Casimir Malevic che diffondeva da San Pietroburgo le proprie caricature, grottescamente ammiccanti agli Zar, con le parole: “Far guerra al passato è assurdo, poiché il passato non esiste”. L’avanguardia russa coglie la crisi profonda che il Paese sta vivendo nei mesi della rivoluzione d’ottobre. E fino alla morte di Lenin (1924) gli artisti russi difendono l’antiarte, l’internazionalismo dei contenuti, le posizioni antibelliche e la stravaganza assoluta degli idiomi impiegati.

Dadaismo: di tutto di più

La mostra di Madrid, molto articolata e aperta fino al 22 ottobre, contiene pitture, composizioni, testi poetici, fotografie e numerosi video. Al centro del manifesto Dada è il dipinto dal titolo: Vittoria sopra il Sol di Casimir Malevic, il trionfo dell’umanità vincitrice su tutte le forze della storia e della natura che si scaglia contro la massima potenza dell’Universo: il Sole. 

Nel 1914, Tommaso Marinetti, padre del futurismo italiano, visita la Russia. E afferma la totale impossibilità di diffondere le proprie idee a Mosca, scrivendo: “In Russia tutto è falso”.  Ma in Russia è in atto una trasformazione velocissima che avrebbe portato al protodadaismo e al surrealismo per giungere poi ad un’esaltazione esasperata del progresso tecnico sotto il governo di Lenin. Sono presenti in mostra, infatti, molte immagini relative alla celebrazione della modernità che lo stesso Lenin chiamò Todismo, ovvero l’esaltazione dell’oggettività. Si trattava di un’univoca opposizione all’arte accademica dell’800: pitture, rilievi, oggetti quotidiani, installazioni, poesie, manifesti letterari.

In generale l’estetica radicale dei dadaisti russi tende al nichilismo e alla distruzione totale della classe borghese. La nuova oggettività consisteva nell’aspirazione nel costruire un nuovo mondo che coinvolgesse gli uomini, le cose e l’universo tutto.
Dunque, acquisite le idee surrealiste, sarebbe nata una nuova visione dell’arte, fondamentale per la società russa. In mostra troviamo numerosi ritratti di Lenin, scene di spettacoli teatrali riprodotte in video con animazione di marionette e pagliacci, fotografie di masse operaie redente dall’arte. I fondatori del Dadaismo diffondono il messaggio rivoluzionario in tutto il mondo (il Dada giunge fino a New York). Picasso conobbe i Dada quando si recò in Russia. Anche Charlie Chaplin fu affascinato dalle idee filo-operaie dei Dada condannando l’arte “filistea”. E a Madrid si vive un’immersione totale che conduce il visitatore nel mondo dell’assurdo e del non-sense.

Maria Giovanna Forlani, piacentina, ha compiuto gli studi classici; si è laureata in Storia e Filosofia ed in Lingue e Letterature Straniere; è diplomata in pianoforte e clavicembalo. Dopo aver insegnato nei Licei è diventata Dirigente Scolastico. Cultrice delle arti, grande viaggiatrice, amante del nuoto e grande camminatrice. Ama la natura e il teatro. È giornalista pubblicista, conferenziera e saggista ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

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