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Rossini: l’omaggio indimenticabile della Scala di Milano

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Rossini: nel capolavoro stendhaliano delle Mémoire la musica del genio pesarese rappresentava il simbolo meraviglioso ed eccitante di un mondo onirico. Un mondo ove i personaggi, animati da un’energia sfavillante, “giocavano” all’amore mossi freneticamente da passioni elementari e da sentimenti convenzionali che nascondevano amarezze e nobiltà.
L’occasione per riscoprire Gioacchino Rossini (1792-1868) in tutta la sua grandezza è offerta dal Museo Teatrale alla Scala, che ospita fino al prossimo 30 settembre una mostra storico-biografica dedicata al grande compositore in occasione dei 150 anni dalla sua scomparsa.

La magia di Rossini

Visitando le sale del museo milanese si entra immediatamente nell’atmosfera magica di un palcoscenico importante. Un palcoscenico dove i protagonisti sono Figaro (Il Barbiere di Siviglia), la Regina di Semiramide, il Moro (Otello), il grande Eroe (Guglielmo Tell). Il calore della musica ci avvolge. I bellissimi costumi raccontano un mito ancora presente e il volto di Rossini, spensierato e malinconico, ci accoglie.

“Datemi la musica di Rossini che parla senza parole!”. Anche il coltissimo e disperato Arthur Schopenhauer questo scriveva della musica del Nostro, apprezzando il carattere totalmente ineffabile di quei suoni. E la poetica rossiniana, si evince dalla mostra, esalta il carattere ludico dell’esistenza, scorrendo con leggiadria tra gli eventi della temporalità di ognuno senza indulgere in alcun sentimentalismo forzato.

Il museo propone un video di 20 minuti dedicato alla vita del compositore e alla sua folgorante carriera. E proprio questo ritmo incalzante ci pervade e ci affascina mentre la musica scorre. Documenti autografi, testimonianze di artisti coevi, ritratti di cantanti del tempo figurano in mostra. I numerosi visitatori stranieri formulano domande, ascoltando e riascoltando le pagine d’opera riprodotte. Si tratta di un mondo lontano ma sempre presente nell’immaginario collettivo.

Rossini e l’addio all’opera

Il grande musicista subì molte umiliazioni e delusioni. E dopo il 1829 lasciò anche l’Italia alla volta di Parigi. Il Guglielmo Tell era stato un suo testamento teatrale. Una sorta di grande e solenne ricapitolazione della propria carriera, un inno di lode alla natura e un omaggio alla grandezza dell’uomo. Nella capitale francese Rossini compose solo musica da camera, tra cui i famosi Péchés de vieillesse, mentre si consolava in cucina, inventando piatti ancora ben noti.

Rossini credeva profondamente in Dio. Ma il suo genio lo rese capace di trasfigurare anche il Trascendente, configurandolo in termini immanenti: la Storia, l’Amore, la Morte. E così finisce questa bella storia, dove “la musica si eleva al di sopra del reale e vive e permane nella dimensione dell’immaginario”.

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