Cultura

Giacomo Balla prima del Futurismo: una pioggia di emozioni al Museo Bilotti

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Giacomo Balla: "Maggio" (1906, particolare)

Giacomo Balla prima del Futurismo. La figura e l’opera del grande artista sono al centro della bella mostra allestita nell’Aranciera di Villa Borghese a Roma. Un tempo tenero luogo di delizie e di feste aristocratiche, oggi l’Aranciera è diventata il Museo Carlo Bilotti dal nome del suo fondatore e mecenate.

La mostra antologica è curata da Elena Gigli ed è aperta fino al 17 febbraio. Composta da una trentina di opere, è integrata da un video che racconta la storia di Balla (1871-1958), la società del tempo e lo stretto legame che l’artista avrà proprio con il parco di Villa Borghese.

Da Torino a Roma

Giacomo Balla nasce a Torino. Rimasto orfano del padre, inizia i suoi studi presso l’Accademia Albertina. Si trasferisce quindi a Roma con la madre Lucia Giannotti nel 1895, dove ben presto si afferma come pittore, mostrando interesse per i colori ed il progresso scientifico della Capitale più che per le sue antichità.

Balla e Villa Borghese

Nel 1904 Giacomo sposa Elisa Marcucci ed insieme si stabiliscono in un grande appartamento ricavato in un monastero dell’attuale via Paisiello. Si trova nel quartiere Parioli che allora era ancora estrema periferia della Città eterna. L’anno seguente nasce la sua prima figlia, Lucia che il padre però preferisce chiamare Luce, perché simbolo della poetica futurista.
Nel frattempo Balla dal lungo balcone di casa vede ed ammira il giardino di Villa Borghese e lascia libera la sua fantasia, pensando al volo delle rondini, alla velocità, ai colori dell’universo e alla luce. 

Giacomo Balla: “Villa Borghese dal balcone” (1907)

Suggestioni e colori

Le opere nelle due sale della Mostra “Balla a Villa Borghese” riprendono il tema univoco della natura romana, animata da continue suggestioni fantastiche e personificazioni, dalla ricerca sulla luce e sulla scomposizione dei colori.

Balla racconta la realtà: la luce dell’alba, i tramonti, la notte. Le opere sono interessanti, perché esemplificative di questo periodo della sua vita, da Villa Borghese dal balcone a Modella tra due paesaggi, da Alberi e siepe a Ritratto di Peggy Nathan. E raccontano l’attenta osservazione della natura. Cioè del “vero” come dice egli stesso, del gioco della luce e del buio come negli autoritratti, la vivacità dei colori come in Fiore di mare e della forte impronta fotografica presente negli autoritratti.

Giacomo Balla: “Alberi e siepe” (1905)

Nascita di un mito

Nel 1910 Balla sottoscrive insieme a Boccioni, Carrà, Russolo il Manifesto della pittura futurista e a Roma diventa un mito. Conquista il pubblico della stampa e dei salotti, gli nasce la seconda figlia, Elica, e il simbolo della velocità scatena nei giovani l’ardore del volo. Ma la memoria di Villa Borghese resterà per sempre.

Maria Giovanna Forlani, piacentina, ha compiuto gli studi classici; si è laureata in Storia e Filosofia ed in Lingue e Letterature Straniere; è diplomata in pianoforte e clavicembalo. Dopo aver insegnato nei Licei è diventata Dirigente Scolastico. Cultrice delle arti, grande viaggiatrice, amante del nuoto e grande camminatrice. Ama la natura e il teatro. È giornalista pubblicista, conferenziera e saggista ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

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