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Diario Quirinale.5: Rosy Bindi prossimo capo dello Stato? Perché no…

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Quirinale: mentre i “giornaloni” analizzano le strategie di Draghi e Berlusconi per raggiungere il Colle, vorrei parlarvi di Rosaria Bindi, detta Rosy, che oggi non è neppure parlamentare… Però è più istituzionale della Casellati; più introdotta nei misteri della politica di Casini; più preparata di Berlusconi sulla Costituzione; più antipatica di Amato, più femminista di Marta Cartabia. E indubbiamente di sinistra.

Berlusconi in tv una volta l’aveva apostrofata: “Lei è sempre più bella che intelligente”; e la Bindi, di rimando, gelida: “Sono una donna che non è a sua disposizione”. La battuta di Berlusconi pare sia stata copiata da Vittorio Sgarbi, che da allora ne rivendica la paternità. Quella della Bindi invece è tutta sua.

Democristiana Doc

Se essere nati democristiani è stato un buon viatico per metà dei nostri presidenti della Repubblica (Gronchi, Segni, Leone, Cossiga, Scalfaro, Mattarella), la settantenne senese è in buonissima compagnia.

Ma per capire chi è Rosy Bindi bisogna partire dal 12 febbraio 1980. A Roma, sulle scale della Sapienza, sta parlando con Vittorio Bachelet, del quale è assistente all’università, quando il docente viene ucciso da un commando delle Brigate Rosse. La Bindi non riuscirà mai a superare questa tragica vicenda, che ci dice però come già a 29 anni fosse a fianco di una delle menti più lucide e acute del regime democristiano: Bachelet era il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e amico di Aldo Moro.

Nove anni più tardi, nel 1989, la Bindi si iscrive alla Democrazia cristiana e viene eletta eurodeputato. Quando la Dc si scioglie, la Bindi aderisce al Partito popolare e nel 1996 appoggia l’Ulivo di Romano Prodi, del quale diventa ministro della Sanità. Rimane ministro della Sanità anche nei due governi D’Alema e fonda il Servizio sanitario nazionale.

Verso il Pd

Passa alla Margherita e diventa ministro della Famiglia del secondo governo Prodi. In tale veste promuove le unioni omosessuali (i cosiddetti Dico). Con la fine dell’esperienza dell’Ulivo si avvicina al Pd, nel quale si schiera sulle posizioni di Pier Luigi Bersani. Viene anche eletta presidente del Partito democratico, carica dalla quale si dimette nel 2013 in polemica con i famosi 101 franchi tiratori contro Romano Prodi.

Nello stesso anno è eletta presidente della commissione parlamentare Antimafia e resterà in carica per tutta la legislatura. Nel 2018, dopo 24 anni di attività parlamentare, Rosy Bindi rifiuta di ricandidarsi al Parlamento e da allora si ritira praticamente a vita privata (oggi insegna alla Pontificia Università Antonianum).

Una riserva della Repubblica

Se è divisiva quant’altri mai, se non è più neppure parlamentare, se ha vissuto tutta la sua attività politica in trincea, litigando quasi con tutti coloro con i quali è venuta a contatto, come mai pensiamo a lei per il Quirinale?

Perché è una donna con un profondo senso dello Stato e delle istituzioni, che ha attraversato la prima, la seconda e quasi la terza Repubblica senza essere sfiorata neppure da un sospetto di connivenze di qualsiasi tipo; che quando si è impegnata ha lavorato bene e portato a casa dei risultati e che crede in quello che fa.

Chi la voterebbe? Certamente nessuno del centrodestra, essendo una nemica giurata di Berlusconi; men che meno Renzi, che ai tempi della sua discesa in campo ne aveva richiesto a gran voce la rottamazione. Ma neppure Letta e il suo Pd, anche perché in un’intervista dello scorso anno, rilasciata in occasione del suo 70° compleanno, la Bindi aveva spiegato di non riconoscersi più nel Pd, partito che lei stessa aveva contribuito a fondare, sostenendo che “non è più il partito che lei sperava” e rivelando di non aver più rinnovato la tessera. 

Ma potrebbe anche succedere il miracolo. E cioè che dopo molte votazioni andate a vuoto, una figura come Rosaria Bindi possa tornare a galla quale “riserva della Repubblica”. E pur essendo politicamente della parte opposta alla sua, vi assicuro che se venisse eletta, sarebbe una grande Presidente.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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