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Diario Quirinale.2: Draghi e Amato, i “nemiciamici” della corsa al Colle

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Mario Draghi e, nel riquadro, Giuliano Amato

Quirinale: a 19 giorni dall’apertura del seggio elettorale di Montecitorio per l’elezione del 13° presidente della Repubblica si naviga sempre più a vista. Berlusconi per ora non sembra voler rinunciare alla sua candidatura al Colle, mentre sia il Pd di Letta  che i 5 Stelle di Conte si rifiutano persino di sedersi al tavolo per parlarne. 

Le mosse di Draghi

E il premier come si sta muovendo? dopo aver lanciato neppure troppo velatamente la sua candidatura, Mario Draghi precisa che o l’intera maggioranza lo vota per il Colle o il governo può dirsi finito. In sostanza il presidente del Consiglio punta ancora all’elezione quasi plebiscitaria al primo scrutinio per salire al Quirinale, mentre la maggior parte dei commentatori osserva che il colpo sarà molto difficile per non dire impossibile; anche perché tutti o quasi i partiti che compongono l’attuale maggioranza hanno già dichiarato che senza la guida dell’ex governatore della Bce, non esiste più il governo delle larghe intese.

Un anno pericoloso

Dal canto suo, Draghi semplicemente non vuole più stare al governo; soprattutto nell’ultimo anno di legislatura, quando tutti i partiti vorranno posizionarsi in vista delle legislative del 2023. Vi immaginate la prossima legge finanziaria? Un vero e proprio assalto alla diligenza. Dunque, il premier prevede un anno d’inferno e vorrebbe allontanarsi il prima possibile da palazzo Chigi.

In alternativa, se proprio non può farne a meno, Draghi ha dichiarato che nel 2022 vuole governare senza l’intervento dei partiti: nessuno dovrà disturbare il manovratore. Questa dichiarazione fa il paio con la velenosa analisi di D’Alema: «L’idea che il presidente del Consiglio si autoelegga capo dello Stato e nomini un alto funzionario del Tesoro (il ministro Franco, ndr) al suo posto, mi sembra inadeguato per un grande Paese».

Amato e la Consulta

E qui, lungo il cammino per il Colle, potrebbe far capolino Giuliano Amato… Ma prima facciamo una breve deviazione di percorso. Il 28 gennaio la Corte Costituzionale, che ha sede nel palazzo della Consulta che affaccia sul Quirinale, dovrà eleggere il suo nuovo presidente. Ricordiamo che per un vezzo deprecabile è tradizione che venga eletto il giudice con maggiore anzianità di nomina. Così la sua presidenza dura poco e potrà andare “in pensione” con il grado più elevato. In questo modo tutti o quasi i giudici della Consulta, a turno, accedono alla presidenza.

Amato è giudice costituzionale dal 13 settembre 2013, dunque scadrà il 13 settembre 2022, tra nove mesi. È praticamente certo che il 28 gennaio la Corte nominerà lui. E se Amato compirà i pochi passi che dividono la Consulta dal Quirinale, lascerà libero un posto prestigioso e molto ambito.

In corsa nel 2013

Detto di questo passaggio quantomeno per onor di cronaca, non va dimenticato che Amato comunque era già stato proposto come presidente della Repubblica da Berlusconi nel 2013; e compreso con Franco Marini e Massimo D’Alema in una rosa accettata anche dal piacentino Bersani. Gli viene preferito Marini, poi stoppato da Matteo Renzi che propone Sergio Mattarella.
Dunque Amato potrebbe essere un nome non divisivo, bene accetto da Pd e Forza Italia. Molto probabilmente non verrebbe votato da Lega e Fratelli d’Italia, il che potrebbe porre dei problemi al governo.

I due sodali

Per Draghi, nel caso in cui fallisse la sua salita al Colle, Amato potrebbe essere quella figura di garanzia in grado di sostituire degnamente Mattarella per provare a restare al governo. I due si conoscono da decenni (Draghi era direttore generale del Tesoro quando Amato era presidente del Consiglio) e si stimano reciprocamente. Anzi, Draghi considera Amato il suo maestro. Tuttavia, alcuni commentatori, affermano che Draghi spinga la candidatura Amato solo per bruciare un potenziale concorrente e per favorire così la sua personale scalata al Quirinale.

Biografia del “dottor sottile”

Giuliano Amato, classe 1938 (e così di tre anni più anziano di Mattarella…) è balzato agli onori delle cronache nell’agosto del 1983 come sottosegretario alla presidenza del Consiglio del primo governo Craxi. Da quasi subito Giorgio Forattini inizia a disegnarlo nelle sue vignette come Topolino, mentre Craxi è Gambadilegno (in seguito diventerà un simil–Mussolini con stivaloni e mascella volitiva). Come mai? Perché Topolino è molto intelligente e capace di risolvere qualunque problema. Non per niente Eugenio Scalfari lo definisce il “dottor sottile”, rubando il soprannome al filosofo medievale Duns Scoto. 

Da allora Amato ne ha fatta di strada: due volte presidente del Consiglio, due volte ministro del Tesoro, vicepresidente del Consiglio di Giovanni Goria, ministro per le Riforme istituzionali, ministro dell’Interno, fino ad approdare alla Consulta nove anni fa. Il profilo internazionale è ineccepibile, come il cursus honorum. A parte l’età, sulla carta potrebbe essere davvero l’uomo giusto al posto giusto. 

Il prelievo forzoso

Non possiamo dimenticare però anche il famoso “prelievo forzoso” della notte del 10 luglio 1992, quando il governo Amato metteva letteralmente le mani nelle tasche degli Italiani “sottraendo” il 6 per mille dai loro conti correnti. Certo, la manovra è stata indolore per la stragrande maggioranza degli Italiani e ha consentito il pareggio del bilancio in un momento drammatico dei nostri conti pubblici. Ma le modalità sono sempre state molto criticate, tanto che questo “prelievo” è ancora controverso e non fa aumentare le azioni del Dottor Sottile.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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