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Orban: tutto sull’Attila ungherese innamorato di Salvini

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Il premier ungherese Viktor Orban

Orban: il premier ungherese che Salvini ha incontrato a Milano ha dalla sua la forza della semplicità. Prendiamo i migranti: no agli sbarchi. No ai clandestini. Non ne accoglie neppure uno, ma uno di numero. 

Da Attila a Sissi

Sarà che l’Ungheria si sente erede degli Unni, il cui re, Attila, è da sempre oggetto di venerazione nel Paese magiaro (guai a chiamarlo “flagello di Dio”, per loro Attila è un personaggio positivo, tanto che diversi bambini vengono chiamati come lui e gli si intitolano ancora strade e piazze).
D’altra parte, chi ricorda la saga dei film di Sissi avrà a mente che ancora nell’800 i nobili magiari davano del filo da torcere all’imperatore austriaco. Insomma, se cerchiamo un piantagrane in Europa, facilmente capiteremo dalle parti di Budapest.

E il premier ungherese non fa differenza. Si potrebbe dire che della protervia è un maestro. Nato 55 anni fa in una cittadina dal nome impronunciabile – Székesfehérvar – a 60 chilometri dalla capitale, si laurea in giurisprudenza con una tesi su Solidarnosc. Vince una borsa di studio (finanziata, per ironia della sorte, dal suo attuale arcinemico, il tycoon ungherese Soros) per studiare scienze politiche ad Oxford. Ma due anni dopo Viktor Orban lascia gli studi per entrare in politica.

Fonda così l’Alleanza dei giovani democratici, di ispirazione anticomunista, con la quale nel 1990 entra in parlamento. Schieratosi con l’opposizione, nel 1998 a soli 35 anni diventa Primo ministro. Tornato all’opposizione dopo le elezioni del 2002, Orban fa sue le legislative del 2010. E torna al governo, restandoci stabilmente, vincendo a mani basse anche le elezioni del 2014.

Orban, Visegrad e il Ppe

Anche se non è stato lui a fondare il gruppo di Visegrad, che è nato nel 1991 quando capo del governo ungherese era Jòzsef Antall (oltre a Budapest comprende Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia), certamente quest’alleanza gli ha dato un formidabile impulso. E oggi Orban ne è praticamente il capo e ispiratore.
In più, il suo partito, Fidesz, aderisce al Ppe di Angela Merkel, dell’austriaco Sebastian Kurz e del leader dei cristiano sociali bavaresi Horst Seehofer, ministro dell’Interno della cancelliera tedesca.

Bruxelles nel mirino

Si dice che il vero scopo dell’incontro tra Salvini e Orban, che ha definito un eroe il leader della Lega, sia stato quello di creare le premesse per l’entrata di via Bellerio nel Ppe. Ma la Merkel e Junker ne sarebbero inorriditi, obietterà qualcuno. Vero, tuttavia, alle elezioni europee del prossimo anno il Ppe – anche per l’estrema vulnerabilità del partito della cancelliera e di Forza Italia – potrebbe cambiare punti di riferimento.
D’altra parte, Lega, Fidesz, la francese Marine Le Pen e forse gli indipendentisti catalani potrebbero far pendere la bilancia verso un sovranismo che, per ora nei sondaggi, non vede rivali. E di certo Orban e Salvini vorranno essere in prima fila nella conquista dei posti che contano a Bruxelles. 

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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