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Giustizia alla Cartabia: riforma possibile o libro dei sogni?

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Il ministro della Giustizia Marta Cartabia
Marta Cartabia dixit: “La capacità gestionale dovrà entrare tra i requisiti per la nomina dei magistrati agli incarichi direttivi”. Benissimo, il ministro della Giustizia del Governo Draghi ha ragione. Ma chi lo decide? Come faccio a sapere se il tal giudice, bravissimo con le Pandette e il Digesto, quando è messo a capo di un organismo complesso come un Tribunale non si mette a piangere? Oppure mandiamo tutti a lezione dal presidente del Tribunale di Torino, che statistiche alla mano, con lo stesso organico delle altre città a parità di popolazione, è un drago?
Il programma Cartabia
Se alcune parti di quello che viene ormai chiamato il programma Cartabia sono facili, altre difficili, altre ai limiti dell’impossibile, il vero e proprio miracolo sarebbe la riforma del Consiglio della Magistratura.

“Come
contromisura si potrebbero scoraggiare le logiche spartitorie che poco si addicono alla natura di organo di rilevanza costituzionale del Csm, anche attraverso il ‘rinnovo parziale’ dell’organo di governo autonomo della magistratura. Ogni due anni potrebbero essere rinnovati la metà dei laici e dei togati”, spiega la ministra; aggiungendo che un intervento del genere servirebbe oltre che a combattere le logiche correntizie a dare maggiore continuità allo stesso Csm.

Secondo noi
, in questa generazione, nessuno riuscirà a modificare le “logiche spartitorie” del Csm. Speriamo di non essere facili profeti, ma sarà una vera e propria “mission impossible” per la Cartabia. E non la sola: in linea più generale per la Guardasigilli “c’è la necessità che l’avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano da strumenti mediatici per l’effettiva tutela della presunzione di non colpevolezza”.
Le penne del pavone

Qui non basta il mago Houdini: ci vuole Mandrake? Non basta neanche lui. Ci vorrebbero magistrati sordomuti? Neppure, perché se non sanno scrivere non passano il concorso (e neanche la laurea) e se sanno scrivere non resisteranno a far trapelare i segreti più reconditi di ogni inchiesta.

Perché, diciamola tutta, si vuol dare la colpa ai giornalisti, che fanno esattamente il loro mestiere: cercare la notizia e darla. Si vuol dare la colpa a segrete talpe annidate nelle cancellerie. Sì, ce ne sarà qualcuna. Ma la colpa maggiore è dei pubblici ministeri che non resistono ad indossare le penne del pavone. Nemmeno se fossero sordomuti. Non generalizziamo, va bene: ne conosciamo di puri e integerrimi che stanno zitti usque ad effusione sanguinis. Ma sono davvero pochi.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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