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Parisi: il candidato governatore del Lazio unisce o divide il centrodestra?

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Stefano Parisi e, nel riquadro, Sergio Pirozzi

Parisi: “Va fermata la deriva di Roma e Lazio”. È lapidario il nuovo candidato del centrodestra alla presidenza della Regione. Ma quello del leader di Energie per l’Italia è uno slogan elettorale o un lapsus su quanto sta succedendo nel centrodestra?
La domanda è legittima: il nome di Parisi è uscito da una trattativa estenuante, che ha messo a dura prova l’alleanza tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Un compromesso che alla fine pare non abbia convinto nessuno. E che potrebbe creare problemi anche alle elezioni politiche. Vediamo perché.

Curriculum di vaglia

Classe 1956, nato a Roma e laureato in economia alla Sapienza, dal 1984 al 1988 il socialista Stefano Parisi è capo della segreteria tecnica del ministero del Lavoro. In quegli anni collabora con De Mita e col ministro degli esteri De Michelis, con Giuliano Amato e Ciampi. Nel 1997 diventa city manager di Milano, col sindaco Albertini. Poi nel 2000 diventa direttore generale di Confindustria. E dal 2004 al 2008 è amministratore delegato di Fastweb.

Parisi: Milano amara

Per lui però la popolarità arriva solo nel 2016, quando viene candidato da Berlusconi a sindaco di Milano. Pur essendo un perfetto carneade a fronte di Sala, già molto conosciuto grazie all’Expo, Parisi perde solo per un’incollatura. Ottiene il 40,78% contro il 41,7% del candidato del centrosinistra.

Da delfino a defenestrato

La sconfitta milanese non disarma né Parisi né Berlusconi, che lo chiama all’alto compito di “riorganizzare” Forza Italia. Il partito è in caduta libera per il disinteresse del suo capo che non sembra più occuparsi della politica romana. Parisi, col piglio manageriale che tutti gli riconoscono, prova a rianimare il partito. Visto dai “colonnelli” forzisti come un intruso, mal tollerato dall’alleato Salvini, viene sopportato a fatica. Così le sue iniziative cadono nel vuoto. Nel novembre del 2016, abbandonato anche da Berlusconi, Parisi fonda Energie per l’Italia, ennesimo partitino della galassia del centrodestra.

Senza energie

E siamo alla storia di ieri: Energie per l’Italia viene escluso dall’alleanza elettorale del centrodestra, pare per opposizione di Salvini. Parisi si sfoga: “Probabilmente servono parlamentari disponibili a una grande coalizione e a sostenere un governo con la sinistra”. La dichiarazione è del 21 gennaio 2018, pochi giorni fa. 

La pensata Parisi

Poi, improvvisa, la “pensata” attribuita a Berlusconi. Per il Lazio, Parisi è il perfetto candidato di compromesso. E si prendono due piccioni con una fava: si risolve il dissidio sui candidati proposti da Lega (Pirozzi), Fratelli d’Italia (Rampelli) e Forza Italia (Gasparri) col nome di una persona per bene catapultata da fuori. E nello stesso tempo non si scontenta Parisi che pure, col suo movimento, qualche voto può anche portarlo.

Pirozzi tira dritto

Tutto bene? Per nulla: Sergio Pirozzi annuncia che si candiderà comunque alle regionali con la sua lista civica. E il sindaco di Amatrice attacca Parisi: “La stagione dei tecnici ha già fallito in Italia. Ho rifiutato tante poltrone, chi invece accetta di fare il candidato ieri a Milano, oggi nel Lazio, domani in Europa va bene”. Parole dure, che rivelano una sicurezza figlia di tante simpatie proprio tra chi alla fine ha detto sì a Parisi. Intanto il candidato governatore ha invitato Pirozzi a fare squadra con lui. E la Meloni ha richiamato all’ordine il sindaco di Amatrice: se non appoggia Parisi, non fa parte del centrodestra.

Sconfitta annunciata?

Insomma, con questa diatriba nel Lazio il centrodestra rischia un’altra cocente sconfitta, come quella dei due candidati (Marchini e Meloni) a sindaco di Roma nel 2016. Con un’aggravante: il 4 marzo si vota sia per le regionali sia per le politiche. E la débâcle locale stavolta potrebbe pesare negativamente anche sui risultati elettorali per i seggi laziali di Camera e Senato.

Più si avvicinano le elezioni, più l’alleanza di centrodestra mostra i suoi limiti. E con Pirozzi alle costole, per Parisi vincere la sfida contro Zingaretti (Pd) e la Lombardi (5 Stelle) sarà pressoché impossibile. Eterno perdente, dopo la sconfitta di Milano? Non più di tanto: anche se Energie per l’italia non correrà alle politiche, per Parisi sembra sia pronto anche un seggio parlamentare. O magari, domani, un posto da ministro “tecnico”, al fianco di chi oggi si è turato il naso sul suo nome all’ombra del Colosseo. 

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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