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Dj Fabo: sull’aiuto al suicidio la giustizia non è morta

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Marco Cappato, esponente radicale e dell'associazione Luca Coscioni; nel riquadro, dj Fabo (Fabiano Antoniani)

Dj Fabo: il Procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano, assieme al Pm Sara Arduini, ha chiesto l’assoluzione di Marco Cappato dall’accusa di aiuto al suicidio di Fabiano Antoniani. Cappato, nel febbraio scorso aveva accompagnato Antoniani, meglio noto come dj Fabo, tetraplegico e cieco dopo un incidente stradale, a morire in una clinica svizzera.

Dj Fabo: Tommaso Moro in aiuto dei Pm

Il Pm milanese nella sua requisitoria di oggi ha citato anche il filosofo Tommaso Moro. Già 500 anni fa pensava che si avesse il diritto di morire “se la sofferenza umana è diventata intollerabile”. Così la Siciliano ha affermato di “rifiutarsi” di ricoprire il ruolo di “avvocato dell’accusa”. “Io sono il rappresentante dello Stato e lo Stato è anche Marco Cappato. Rappresento lo Stato laddove non è stata applicata la legge, ma qui è una cosa diversa”.

La Siciliano ha spiegato che se Antoniani si fosse limitato a rinunciare alle cure sarebbe andato incontro a “una morte indegna”. Costringendo anche madre e fidanzata “a un trattamento inumano, in quanto avrebbero assistito a una lunga e rantolante agonia”.

Ha aggiunto il Pm Arduini: “Se Fabiano avesse avuto anche solo 30 secondi per muoversi liberamente avrebbe messo fine alle proprie sofferenze da solo, per recuperare quella dignità che la malattia gli aveva tolto” .

Chi è il Pubblico ministero

Un vecchio avvocato diceva: “riconosci il bravo Pm quando chiede l’assoluzione. Perché vuol dire che è onesto intellettualmente”. Ed è vero, tanto è raro. Ricordiamo che il Pm, chiamato a volte impropriamente “pubblica accusa” è il magistrato di carriera, vincitore di un concorso pubblico, cui è demandata l’istruttoria. È colui che – ricevuta la “notitia criminis” dal privato (querela) o dalle forze dell’ordine (denuncia) – decide di istruire il processo, cominciando dall’iscrizione dell’accusato nel registro degli indagati. Poi sente i testimoni, incarica gli esperti e interroga l’indagato. Alla fine dell’istruttoria decide se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio.

Nel caso di dj Fabo, la Siciliano aveva già chiesto l’archiviazione del procedimento l’anno scorso. Ma il Gip, Luigi Gargiulo, l’aveva respinta, ordinando l’imputazione coatta. Cioè, dopo aver esaminato le carte processuali, ha ritenuto che Cappato fosse colpevole. Ed ha perciò ordinato al Pm di proseguire. E siamo giunti al dibattimento davanti alla Corte d’assise, al termine del quale entrambi i Pubblici ministeri hanno chiesto l’assoluzione.

Dj Fabo: l’eccezione di costituzionalità

In subordine, i magistrati hanno chiesto che la Corte sollevi l’eccezione di costituzionalità sull’articolo 580 del codice penale. Quello appunto che punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio. I difensori dell’imputato, gli avvocati Massimo Rossi e Francesco Di Paola, hanno aderito all’eccezione di costituzionalità. E hanno precisato che “non siamo in presenza, né lo si vuole qui affermare, di un diritto al suicidio. Ma esiste il diritto per tutti i cittadini ad avere una dignità e non essere sottoposti a condizioni degradanti”.

Assolto o condannato?

Dunque, possiamo concludere, che secondo i pm nell’operato di Marco Cappato mancava il dolo, anche se ha violato l’articolo 580. E i suoi avvocati hanno aggiunto che dalle condotte di Cappato manca “il principio di offensività che prevede qualunque reato”.

Ora non resta che vedere se anche la Corte d’assise si allineerà alla richiesta dei Pm. Perché i giudici di Milano possono comunque decidere per la condanna. L’aspetto interessante e innovativo, dal punto di vista giuridico e sociale, è che secondo i Pm milanesi Cappato non sarebbe colpevole, perché il suo comportamento costituirebbe concorso nell’esercizio di un diritto dell’individuo.

Dj Fabo: via libera al suicidio assistito?

L’eventuale assoluzione di Cappato non significherà un “via libera” incondizionato al suicidio assistito. Ci sarà sempre un giudice che dovrà valutare la situazione oggettiva. Cioè se le condizioni di chi chiede di morire sono senza speranza. E se la sua volontà viene liberamente espressa fino all’ultimo. Cosa che, nel caso di dj Fabo, hanno testimoniato in aula sia la fidanzata sia la madre. E la “iena” Giulio Golia, che l’aveva intervistato per ultimo.

Infine, per evitare confusione, va detto che il caso di dj Fabo, poco ha a che fare la recente legge sul “fine vita”, che regola invece i casi alla Eluana Englaro, la quale non era in grado di esprimere una propria opinione.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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