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Sangiuliano, Dante padre della destra italiana: il ministro all’inferno o in paradiso?

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Gennaro Sangiuliano: “Ritengo che il fondatore del pensiero di destra in Italia sia stato Dante Alighieri: la destra ha cultura, deve solo affermarla”. Il ministro della Cultura, intervistato da Pietro Senaldi nel corso della kermesse milanese di Fratelli d’Italia, “Pronti, candidati al via” ha dato così il via a una serie di commenti poco rispettosi da parte dell’intellighenzia di sinistra che, com’è prevedibile, la pensa diversamente.

Partiamo da Robespierre

Ha ragione il ministro Sangiuliano? Difficile da dire, anche perché la destra (e la sinistra) nascono con la rivoluzione francese. La sinistra, all’epoca chiamata la Montagna perché sedeva sui banchi più alti della Convenzione, l’embrione del Parlamento francese, era l’ala più radicale della Rivoluzione e aveva come capi Robespierre e Marat. Contrapposti alla Montagna c’erano i Girondini, moderatamente monarchici, con a capo Brissot. Nel mezzo la massa dei deputati di centro, chiamata la Palude. Nessuna di loro ha fatto una bella fine, ma sono solo l’inizio.

Marx ed Engels

Sessant’anni più tardi la sinistra trova i suoi teorici in Marx ed Engels che coniano alcuni slogan dal formidabile appeal (“proletari di tutto il mondo, unitevi”, “un fantasma si aggira per l’Europa”…). La destra è sempre stata più debole sul fronte della cultura. Possiamo citare Nietzsche che però è ben lontano dal fondare un pensiero sistematico reazionario e si avvicina spesso all’anarchia-individualismo. D’Annunzio non è certamente un filosofo, semmai un esteta. Il francese Alexis de Torqueville potrebbe essere un padre nobile, ma la lettura dei suoi scritti certo non infiamma i cuori. Lasciando perdere Mussolini, ottimo polemista ma scarsissimo teorico, i ranghi della cultura di destra sono abbastanza vuoti.

Dante un democratico?

Dunque, a fronte di un quasi deserto chiedersi se Dante fosse o meno di destra diventa problematico. Era democratico? Probabilmente non sapeva neppure cosa volesse dire. Alla sua epoca i due grandi partiti erano i guelfi (per il Papa) e i ghibellini (per l’imperatore) e lui, pur essendo guelfo, tifava per Arrigo invece che per Bonifacio. Nazionalista? Relativamente, perché ha più volte invocato l’intervento dell’imperatore tedesco per mazzolare i suoi nemici di Firenze e rimettere ordine in Italia.

Dio, patria e famiglia

I valori della destra sono quelli riassunti da Giorgia Meloni: Dio, Patria e Famiglia? Su Dio Dante non ha problemi, anche se disattende la recente lezione di San Francesco: per lui Dio è il vendicatore del vecchio testamento, più il “Dio degli Eserciti” che un padre misericordioso. Sulla Patria nascono le prime crepe (“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”) e sulla centralità della famiglia lasciamo perdere: ha dedicato la sua opera più famosa, la Divina Commedia, a Beatrice mentre sulla moglie, Gemma Donati, non è pervenuto neppure un sonetto. I figli lo avevano raggiunto negli ultimi anni della sua vita d’esilio, a Ravenna, ma per il resto (dal 1304 alla morte, 1321) non se na ha traccia.

E allora per cosa si può dire, come fa Sangiuliano, che Dante è di destra? La sua idea di “patria” italiana è a dir poco lacunosa. Del resto ha vissuto in un periodo nel quale l’Italia era un arlecchino di piccoli e piccolissimi stati. Mentre la Francia era già uno stato monarchico abbastanza coeso, la Spagna, l’Austria e la stessa Germania erano nella stessa condizione dell’Italia. Diciamo che il nazionalismo non era di moda e occorrerà attendere il Risorgimento perché se ne inizi ad avere una definizione.

Uno svarione? 

Più che uno svarione, l’affermazione di Sangiuliano ci sembra una caduta di stile. È fuori di dubbio che Dante sia un grande italiano, di cui andar fieri. Che sia il padre della lingua italiana anche. Che non avesse in tasca la tessera del Pci o del Pd è altrettanto indubbio. Lì ci fermeremmo. Se l’Olimpo della destra è semi deserto mentre l’Olimpo rosso non ha uno strapuntino libero non è colpa di nessuno e non rende meno nobile l’una rispetto all’altra.

Volerlo riempire a casaccio non aiuta. E allora Michelangelo era di destra o di sinistra? E Giuseppe Verdi? Alessandro Manzoni era un reazionario a tutta prova, ma reazionario è sinonimo di destra? Molti anni fa ad un giornalista che chiedeva a Giorgio Almirante se si sentisse reazionario, lo storico segretario del Msi rispondeva sorridendo: “Il reazionario tende a conservare tutto l’esistente. Le sembra che siamo in una situazione nella quale ci sia qualcosa di buono da conservare?” E così neppure il conservatorismo può essere ascritto sic et simpliciter alla destra.

Maître à penser

Senza una selva di padri nobili, grandi pensatori, sociologi e philosophes la destra ha dato, solo nel dopoguerra e così negli ultimi 70 anni, Ronald ReaganMargaret Thatcher, De GaulleGiscard d’Estaing, Helmut Kohl e Angela Merkel. Sì, sono genericamente ascrivibili alla “destra” anche i discussi Orban, Donald Trump, Jair Bolsonaro, ma qui non stiamo dicendo che tutti i “destrorsi” siano stinchi di santo. Se guardiamo una cartina dell’Unione europea, oggi i governi di sinistra sono 6 su 27: Spagna, Portogallo, Danimarca, Finlandia, Malta e Slovenia. Ripetiamo, ministro Sangiuliano, non strappiamoci le vesti se alla Destra mancano intellettuali, ma non apriamo le iscrizioni fuori tempo massimo.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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