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Turchia: il caso Eni e la miopia di Bruxelles

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La Turchia e l’Eni: il caso della nave del colosso energetico italiano respinta dalla marina di Ankara al largo di Cipro non è un fatto isolato. Ma la punta dell’iceberg di uno scenario molto più complesso. E allora proviamo a vedere che cosa c’è sotto.

Dall’Impero ottomano all’Eni

Per mettere a fuoco il quadro la storia aiuta. E vedrete, non è un puro esercizio di stile partire dall’Impero ottomano, crollato con la sconfitta nella Prima guerra mondiale. Per secoli domina un territorio che va dall’Albania al Medio Oriente. Cade perché nel primo conflitto mondiale si allea con la parte sbagliata e cioè con Austria e Germania. Ma anche a causa della rivoluzione dei “Giovani turchi” e di Kemal Atatürk, che trasforma la Turchia in uno stato moderno negli Anni 20.  

A un primo sguardo il problema di oggi sembra solo uno sgradevole incidente diplomatico. La nave dell’Eni “Saipem 12000” viene prima bloccata da unità della marina turca nelle acque internazionali attorno a Cipro, per conto del quale doveva eseguire ricerche petrolifere. E poi è costretta ad allontanarsi. Secondo le leggi internazionali si tratta di un abuso. Chiunque è libero di navigare in acque internazionali, che iniziano a 12 miglia dalla costa. E infatti c’è chi ha chiesto perché la Farnesina non abbia convocato l’ambasciatore turco per consegnargli una nota di protesta.

La Turchia e Cipro del Nord

Anche l’Europa e Lady Federica Mogherini, alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, ufficialmente hanno taciuto. Ma forse a Bruxelles, con una certa miopia, hanno dimenticato che la vittima non è tanto l’Eni, ma uno dei 28 Stati membri della Ue, cioè la repubblica di Cipro. E qui scopriamo un altro paradosso: l’autoproclamata repubblica di Cipro del Nord. Di che cosa si tratta? Nel 1974 la Turchia invade Cipro e riesce ad occupare militarmente la parte settentrionale dell’isola. E dal 1983 quella zona di Cipro diventa una repubblica indipendente, riconosciuta solo dalla Turchia.

Il peso del Sultano

E l’Europa? Negli anni solo condanne formaliD’altra parte la Turchia ha acquisito un peso sempre maggiore. In particolare dopo l’arrivo al potere del “Sultano” Erdogan.

  • Ankara ha il secondo esercito Nato dopo gli Usa e il primo nel Medio Oriente. Confina con la Siria, che da anni è dilaniata dalla guerra. In caso di necessità, è dalle sue basi che partono i raid aerei che possono giungere fino al Kuwait o a Bagdad.
  • Sotto il profilo economico il Paese è in forte espansione. Nel 2017 il Pil di Ankara è cresciuto dell’11%, con ritmi superiori alla Cina che si è fermata al 6,9%.
  • La Turchia è una porta per i profughi. Come abbiamo già visto, se spalanca i suoi battenti possono arrivare in Europa enormi frotte di siriani, curdi, afgani, pakistani.
  • Infine, il regime di Erdogan, che non si preoccupa di violare i diritti umani, si sta trasformando tra l’altro in una repubblica islamica con forti connotazioni confessionali. Il 99% dei quasi 80 milioni di Turchi è musulmano (i sunniti sono l’82%).

Turchia, neo-ottomanesimo ed energia

Dunque, da nessun punto di vista si può ignorare il problema turco. Anche per altri due motivi: il neo-ottomanesimo (ecco la storia) e le politiche energetiche. Erdogan non nasconde di aver abbandonato il progetto di occidentalizzazione, caro ad Atatürk, per sposare il neo-ottomanesimo. Questa dottrina prevede che la Turchia debba riconquistare o comunque controllare il territorio che una volta faceva parte dell’Impero ottomano: Cipro, Grecia, Albania, Bulgaria, Siria, Israele, Giordania, Arabia ed Egitto.  

E le politiche energetiche? Dietro al caso Eni c’è pure la sfida tra la Russia e l’Europa per le estrazioni e le rotte di gas e petrolio. Che Putin sia alleato di Erdogan e sia molto interessato al teatro mediorientale anche per questi motivi non sfugge a nessuno. E allora, Eni o no, una buona volta a Bruxelles qualcuno dovrebbe darsi una svegliata.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

1 commento

  1. Noi italiani abbiamo il vizio di chiedere sempre a Bruxelles . Invece dovevamo mandare la.flotta a scortare la piattaforma. Se ci attaccavano si chiedeva i epulsione della Turchia dalla Nato. Ma siamo politicamente inesistenti.

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