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Consiglio superiore della magistratura: perché il Csm è finito nel tritacarne?

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Roma: Palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio Superiore della Magistratura

Consiglio superiore della magistratura: le recenti vicende di Luca Palamara, l’ex presidente della Associazione nazionale magistrati, hanno scatenato un dibattito acceso sulle funzioni del Csm. Vogliamo saperne di più?

Il caso Falcone-Meli

Partiamo da lontano: l’uomo della strada ha appreso dell’esistenza di questo istituto praticamente nel 1988, quando il Consiglio superiore della magistratura doveva decidere chi porre a capo del pool antimafia della procura di Palermo alle dimissioni di Antonino Caponnetto e preferiva il poco noto Antonino Meli a Giovanni Falcone, il grande protagonista delle indagini su cosa nostra.

Durante le feroci polemiche che erano seguite, il Csm affermava che aveva privilegiato l’età rispetto all’esperienza sul campo. Da allora le decisioni del Csm hanno spesso suscitato accese diatribe.

Che cos’è il Csm?

Il Consiglio superiore della magistratura nasce nel 1907 (governo Giolitti) come organo consultivo per le nomine dei capi degli uffici giudiziari. La Costituzione repubblicana (articolo 104) lo trasforma nell’organo di autogoverno della magistratura. I 27 membri che siedono al Palazzo dei Marescialli hanno come compito quello di garantire l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario.

E il ministro della Giustizia? Deve occuparsi dell’organizzazione della macchina giudiziaria, delle infrastrutture, di pagare gli stipendi, di assumere cancellieri e ausiliari vari. Ma tutto, proprio tutto, quanto riguarda il reclutamento dei magistrati, i concorsi, la scelta della sede di prima nomina, gli avanzamenti di carriera, la parte disciplinare e, soprattutto, le nomine dei capi degli uffici, è di stretta competenza del Csm.

Da chi è composto

Il Consiglio è presieduto dal Capo dello Stato; essendo figura terza rispetto a governo e parlamento, è ritenuto al di sopra delle parti. Come si entra nel Csm? Oltre al presidente della Repubblica ne sono membri di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione. Gli altri 24 componenti sono eletti; 2/3 dagli stessi magistrati, il restante terzo dal Parlamento in seduta comune.

Di conseguenza, i magistrati ne sono la componente di gran lunga maggioritaria (18 su 27); e i politici – chiamati “membri laici” – dovrebbero garantire una sorta di “controllo democratico” sull’organismo.

Il Csm tra l’altro organizza corsi di aggiornamento per i magistrati e ha un centro studi che era noto per scatenarsi a comando sulle leggi ad personam di Berlusconi, contro il quale utilizzava bordate di fuoco.

Che cosa fa il Csm?

Ma a parte i casi Berlusconi e Falcone, il Csm per anni ha navigato sott’acqua, senza esporsi troppo né farsi troppo notare.
Certo che farne parte, è ovvio, comporta per l’eletto la garanzia di accedere successivamente a ruoli di grande prestigio. Dunque posto agognato, perché di potere per gli amici e anche, in futuro, per sé stessi.

Le correnti della Magistratura

Ora si può solo immaginare che cosa possa combinare un Consiglio che riassume in sé poteri straordinari, che è protetto dalla Costituzione e dal Capo dello Stato, che gestisce in totale autonomia uno dei tre poteri dello Stato, quando diventa preda delle correnti.

E che sia caduto preda delle correnti è fatto noto da tempo: Magistratura Democratica (sinistra), Unità per la Costituzione (centro) e Magistratura Indipendente (destra) sono le tre più famose e numerose, tutte parte dell’Associazione nazionale magistrati. E servono a indirizzare gli orientamenti del voto in un corpo elettorale che, per ovvi motivi, si conosce ben poco reciprocamente. Sono pochi infatti i magistrati che “conoscono” se non i colleghi del proprio ufficio, quelli dei tribunali confinanti e pochi altri, incontrati a un convegno o a un simposio.

È nato un “mostro”

Ammettiamolo, c’erano tutte le condizioni per la nascita di un “mostro”. E il mostro c’è già da molto tempo. E condiziona da sempre le nomine eccellenti. Fino a quando il mostro non lascia intravvedere la sua testa, grazie a delle semplici e scontate intercettazioni telefoniche che hanno colpito alcuni dei suoi membri.

Carità cristiana, rispetto delle norme e del semplice buon senso avrebbero voluto che tali intercettazioni uscissero solo al momento del processo, quando si possono leggere tutte assieme, valutandole nel loro complesso. Ma siamo in Italia. Il regno dei “corvi” delle procure, delle “gole profonde”. E così, solo ora, a pezzi e bocconi, veniamo a conoscenza di una guerra senza esclusione di colpi tra fazioni della magistratura che lasciano a bocca aperta.

Csm: come finirà?

Non abbiamo elementi per poterlo prevedere. Potrebbe anche finire tutto in una bolla di sapone. Ma il prestigio del Consiglio superiore della magistratura, dell’organismo più delicato di tutti, con il caso Palamara è finito nel tritacarne. Ed ora ogni magistrato che ogni mattina indosserà la toga per giudicare i suoi simili, per comminare anni di privazione della libertà personale, per togliere figli minori ai genitori o pronunciare separazioni e divorzi, dichiarare fallimenti, respingere licenziamenti o vendere case all’asta avrà sul capo questa spada di Damocle.

Il magistrato deve non solo essere credibile, ma anche apparirlo. È dal suo essere integerrimo che discende il suo potere. No, non vorremmo essere nei panni dei magistrati, di nessun magistrato, d’ora in poi.

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