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Alfredo Cospito e lo sciopero della fame: è giusto tenere l’anarchico al 41 bis?

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Alfredo Cospito: no, non volevo proprio parlarne dell’anarchico in carcere con il 41 bis che fa lo sciopero della fame contro questo regime detentivo. Ma adesso l’ex magistrato Gherardo Colombo ha affermato che il Governo o la Cassazione o qualche giudice dovrà provvedere a risolvere la situazione. Perché, afferma Colombo, anche il nostro codice penale, pur ancora firmato da Alfredo Rocco, guardasigilli di Mussolini, prevede che se le condizioni di salute del detenuto lo rendono incompatibile col regime carcerario, lo Stato deve per forza intervenire e «salvarlo». Altri hanno ricordato che il detenuto, come il fermato (si è ricordato il caso Cucchi) sono affidati allo Stato, che li ha in custodia. E che, dunque, deve provvedere a tutelare la loro salute, «si tratti anche di Messina Denaro».

Nessuno, che io sappia, ha ricordato che Cospito non si è ammalato di tumore o è stato ammazzato di botte dalle forze dell’ordine. Si sta facendo male da solo, persistendo nel suo sciopero della fame. Dunque non è (a stretto rigore) incompatibile col regime carcerario. Lo Stato dovrà assisterlo, e infatti è stato trasferito nel carcere di Opera dove potrà trovare tutte le cure necessarie. Sapete quanti sono i detenuti oggi al regime del 41 bis? Secondo il rapporto di Antigone del novembre 2021 erano 749, di cui 13 donne. Quanti di essi sono in sciopero della fame? Che si sappia, nessuno. Salvo Cospito, appunto. Cosa succede al detenuto al 41 bis? Non può avere contatti con gli altri detenuti, non ha accesso alle parti comuni del carcere. Ha diritto ad un massimo di due ore d’aria. Ha diritto ad un solo colloquio al mese coi famigliari. Non ha diritto di ricevere libri o giornali né le foto dei famigliari.

Il regime 41 bis

Perché esiste il 41 bis? È stato introdotto dopo la strage di Capaci per impedire ai mafiosi in carcere di continuare a dirigere l’organizzazione criminale attraverso pizzini, telefonate o colloqui coi famigliari. Riguarda quindi solo detenuti ritenuti membri della criminalità organizzata o terroristi. E si ritiene indicato per Cospito che per parecchio tempo (in regime normale) ha continuato a dirigere la sua formazione anarchica dal carcere. È per questo motivo che, dopo dieci anni di carcerazione normale, per lui è stato disposto il carcere duro. I suoi legali hanno fatto ricorso in Cassazione e scritto al ministro della Giustizia Carlo Nordio. La Cassazione, che inizialmente aveva fissato l’udienza ad aprile, l’ha anticipata al 7 marzo. Nordio ha tempo 30 giorni per rivedere la misura del carcere duro (misura disposta dal precedente ministro Marta Cartabia) ma probabilmente entro il 12 febbraio si assisterà al suo «silenzio-rigetto».

E se lo Stato…

La premier Giorgia Meloni ha affermato: «Lo Stato non si farà intimidire». E certamente le recenti azioni terroristiche degli anarchici a difesa del loro esponente non aiutano. Se lo Stato cedesse cosa succederebbe? Secondo me spalancherebbe una porta per gli altri 739 detenuti che certamente non amano il trattamento previsto dal 41 bis. E allora tana libera tutti? E, così facendo, cosa resterebbe di credibile nello Stato?

«Non facciamone un martire» affermano alcuni, chiedendo la sua liberazione o almeno l’attenuazione della misura. Ma recentemente il tribunale di sorveglianza di Roma che, diversamente dalla maggior parte dei commentatori da bar Sport, ha letto gli atti, ha respinto la richiesta dei difensori affermando: «Alleggerire il regime vorrebbe dire permettere che eserciti il suo ruolo di leader dei gruppi anarchici. La detenzione ordinaria anche in regime di alta sicurezza, non consente di contrastare l’elevato rischio di comportamenti orientati all’esercizio da parte di Cospito del suo ruolo apicale nell’ambito dell’associazione di appartenenza».
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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