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Sgarbi, Tremonti e la sfida elettorale: Rinascimento ai raggi X

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Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti

Sgarbi: “Candido Morgan, Simona Ventura e Diego Fusaro”. Questo l’ultimo annuncio del critico d’arte che sta lanciando la sua sfida elettorale assieme all’ex ministro Tremonti. I due personaggi sono accomunati dallo stesso carattere spigoloso e pronto a scattare. Più caciarone e agitato il 65enne Vittorio, più controllato il 70enne Giulio.

Insieme hanno dato alle stampe “Rinascimento“, sottotitolo “con la cultura (non) si mangia” (Baldini & Castoldi). E si preparano a concorrere alle prossime elezioni politiche con un nuovo movimento dallo stesso nome. Sgarbi, sicuro del successo, pronostica di diventare il prossimo ministro della Cultura di Berlusconi.

Rinascimento: il libro

Ma partiamo dal volume, che non vede commistioni tra i due autori. Sgarbi parte presentando il fenomeno artistico del “Rinascimento” e riassumendo in una quarantina di pagine i cento anni più straordinari della nostra civiltà. La sua corsa, senz’altro affascinante, ti ubriaca di nomi e scuole pittoriche sparse per tutta la penisola. È forse esaustivo per chi conosce già bene il Rinascimento. Ma rischia di far venire un forte mal di testa al neofita.

Poi è la volta di Tremonti. L’ex ministro si inerpica in un inno antieuropeo che ci sembra francamente antistorico. La stranezza è che alla fine non propone né l’uscita dalla Unione europea, né dall’euro. Ma auspica una modifica radicale dell’impianto comunitario. Modifica che, alla luce dei rapporti di forza odierni, rimane un esercizio di stile.

Ius Soli sottovoce

Ma l’ex ministro dell’Economia è tutto meno che uno sprovveduto. Ed enuncia una tesi tanto rivoluzionaria quanto suggestiva, che non è venuta in mente a nessuno dei politici che in questi mesi sono intervenuti sullo Ius soli. Esistono tre concetti che molti confondono, afferma Tremonti, Patria, Nazione e Stato.

La Patria è letteralmente la terra dove sono vissuti e sono sepolti i nostri padri. La Nazione è la comunanza della lingua e della civiltà. E mentre la Patria e la Nazione italiana sono vecchie di secoli e affondano le loro radici nella romanità, lo Stato è una creatura molto, troppo recente, risale solo all’Unità d’Italia. Poco più di un secolo e mezzo. Tremonti lo definisce “la forma dell’organizzazione politica del potere in una data area geografica”.

Da queste definizioni discende che i cittadini nati recentemente in Italia condividono certamente con noi italiani lo Stato, ma non la Patria e men che meno la Nazione. E dunque concedere loro la cittadinanza italiana per il solo fatto di essere nati in Italia si può accettare, solo se si prescinde dall’idea che Stato, Nazione e Patria abbiano un fondamento comune.

Rinascimento con molti slogan

Conclude il volume, arricchito da una splendida sezione iconografica, un intervento di Sgarbi sulle opere d’arte salvate dall’ultimo terremoto. Tuttavia, il libro non ha tanto valore in sé. Bensì, nell’intenzione dei suoi autori, come dicevamo, vuol essere la base del loro movimento politico, alleato del centrodestra. E accreditato da alcuni sondaggi già al 3,8%.

Ma la redazione del programma, per ora, è ancora in cantiere. E allora torniamo al libro. Se Tremonti appare un po’ confuso e velleitario, Sgarbi appare politicamente non pervenuto. Se non per alcuni slogan molto accattivanti. Il migliore di tutti, “Gli Uffizi valgono più della Volkswagen”, ribadisce il concetto sgarbiano dell’Italia super potenza artistica.

L’appello di Sgarbi nel suo blog è “Dobbiamo organizzare la resistenza contro il brutto, l’inutile, l’idiota. L’Italia non può continuare a perdere peso e a perdere valore”. Una chiamata alle armi vera e propria, con tanto di e-mail cui indirizzare adesioni e suggerimenti. In sostanza, il movimento si presenta come anti moderno, popolare, ma non populista e liberale. Le critiche alla contemporaneità costituiscono l’asse portante della proposta politica. “Il Rinascimento è stato qualcosa di italiano e universale, che vale più del globale di oggi”. Tremonti ritiene che il mondo attuale sia il “Medioevo ipermoderno della rete”.

Ma con la cultura si mangia o no?

Infine, la frase attribuita a Tremonti e che costituisce il sottotitolo: “Con la cultura (non) si mangia“. L’ex ministro di Berlusconi ha sempre negato di averla pronunciata e l’ha paragonata a quella, famosissima, attribuita a Maria Antonietta: “Se il popolo non ha pane, che mangi brioche”. Però ha anche affermato che se tutti i ministri dell’economia che lo hanno seguito non hanno ritenuto di aumentare gli stanziamenti per la cultura, forse il suo atteggiamento rigoroso era ben giustificato. Riconoscendo implicitamente che, se anche non ebbe mai a pronunciare la frase incriminata, la stessa rifletteva bene il suo pensiero. Arrivassero davvero al governo, vedremo se cambierà qualcosa.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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