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Fabrizio Corona: è giusto che torni in carcere?

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“Fabrizio Corona deve tornare in carcere”. Questa l’affermazione di Nunzia Gatto, vice procuratore generale di Milano. Cos’è successo di così grave? L’alto magistrato ha inoltrato un’istanza al Tribunale di Sorveglianza, che dovrà decidere le sorti dell’ex fotografo dei Vip. Per la Gatto Corona ha violato le prescrizioni del suo affidamento in prova stabilite dallo stesso Tribunale.

Corona nel bosco della droga 

Il fatto saliente è la visita di Corona al “boschetto della droga” di Rogoredo lo scorso 10 dicembre. Quel giorno, su incarico di Non è l’arena di Massimo Giletti, Corona si è recato lì, fingendo di acquistare stupefacenti in favore di telecamera. In quell’occasione ha subito anche un’aggressione ed è stato soccorso dalla troupe del programma di La7.

L’alto magistrato nella sua richiesta osserva che Corona ha tenuto altri comportamenti incompatibili con l’affidamento in prova, come incassare 35mila euro per una ospitata senza dichiararlo al Tribunale.

Giornalista o consumatore?

Che Corona sia antipatico a molti a causa del suo comportamento strafottente e sempre sopra le righe è cosa nota. Che sia fatto così e che nessuno, neppure il miglior psicologo comportamentista possa fare qualcosa per cambiarlo, è altrettanto assodato.

Ma nel caso in questione ha ragione la Gatto? A nostro parere la difesa dell’ex fotografo è abbastanza semplice. È pacifico che l’incursione a Rogoredo, con tanto di troupe al seguito, fosse un’attività giornalistica e non predisposta al fine di commettere reati. E la documentazione fotografica dell’aggressione ne è la prova. Non si tratta di “frequentare tossicodipendenti” ma di un normale, e lecito, incarico di lavoro.

L’affidamento in prova

Già in altri casi il Tribunale di Sorveglianza, interessato dalla Procura ai fatti di Corona, aveva respinto le richieste dei Pm, confermando la misura.

Ma cos’è l’affidamento in prova? Si tratta di un provvedimento alternativo al carcere. Viene adottata a richiesta del condannato che presenta un progetto di “redenzione”. Di solito corrisponde a un soggiorno in comunità di recupero per tossicodipendenti o in una cooperativa per lavori socialmente utili. In alcuni casi il progetto può riguardare la ripresa del lavoro, con un imprenditore che dichiara di essere disposto ad assumere il condannato con un regolare contratto.

Se il Tribunale ritiene che la soluzione prospettata possa essere utile al reinserimento del condannato nella società civile, approva la soluzione, dando delle “prescrizioni”. Tra queste, per esempio, il divieto di uscire dal comune o dalla provincia di residenza, l’obbligo di tornare a casa ad un determinato orario e di uscirne ad un altro, il divieto di frequentare altri condannati o situazioni atte a delinquere. E a volte è fatto divieto anche di consumare alcolici in locali pubblici.

Durante il periodo di prova il Tribunale compie comunque una serie di osservazioni, demandate ai servizi sociali. E può in qualunque momento revocare il beneficio, se ritiene che il condannato non si comporti bene.

Prendere o lasciare

Fabrizio Corona è uomo pubblico quant’altri mai. Le storie dei suoi amori sono in testa a tutti i giornali scandalistici. Ogni suo intervento in tv fa schizzare gli ascolti verso l’alto. Ad ogni sua ospitata succede qualcosa che fa parlare i social, a favore o contro, per giorni e giorni.

Questa sovraesposizione è in evidente contrasto con l’understatement preteso dai magistrati per chi si sta rifacendo una vita. Corona però non è incasellabile né comprimibile. Vive di eccessi che piacciono o indispettiscono a seconda di chi li osserva. Ma farlo tornare in galera per i suoi atteggiamenti da sbruffone ci sembra davvero troppo.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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