Cultura

Romanzo Quirinale (seconda puntata): da De Nicola a Saragat, cinque presidenti da ricordare

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Da sinistra: De Nicola, Einaudi, Gronchi, Segni e Saragat

Quirinale: sapevate che il primo presidente, Enrico De Nicola, era stato eletto tre volte? La prima nel giugno del 1946, appena dopo il referendum monarchia/repubblica era stato eletto capo provvisorio dello Stato dall’Assemblea costituente. Era rimasto tale fino al 1° gennaio del 1948 quando, entrata in vigore la carta costituzionale, era stato confermato come primo presidente della Repubblica. Dopo le prime elezioni legislative, quelle famose del 18 aprile 1948 che avevano visto lo scontro epico tra la Dc di De Alcide Gasperi e il fronte popolare di Palmiro Togliatti, De Nicola rassegna le dimissioni al nuovo parlamento, che pochi giorni dopo eleggerà presidente Luigi Einaudi.

La terza volta

Il napoletano De Nicola, primo protagonista della nostra rassegna, però era stato eletto anche una terza volta. Il 25 giugno del 1947, come capo provvisorio dello Stato, De Nicola aveva dato le dimissioni in polemica con le scelte del capo del governo De Gasperi. Siccome le dimissioni non potevano essere respinte (e da chi?), l’Assemblea costituente lo rieleggeva il giorno dopo con 405 voti su 431 votanti e De Nicola non poteva fare altro che accettare di nuovo l’incarico.

Ma le curiosità sul primo presidente non finiscono qui: non ha mai voluto abitare al Quirinale, che era stato abbandonato dai Savoia da poche settimane e aveva scelto come residenza palazzo Giustiniani, dove oggi hanno sede gli uffici del Senato e dei senatori a vita. È stato l’unico ad aver ricoperto le cariche di presidente della Camera dei Deputati dal 1920 al 1924 (anche in periodo fascista); di presidente del Senato (dal 1951 al 1952) e di primo presidente della corte Costituzionale (dal 1956 al 1957).

Dunque ha ricoperto la prima, la seconda, la terza e la quinta carica dello Stato. Non è mai stato invece presidente del Consiglio. Come presidente della camera, aveva assistito al famoso discorso di Mussolini del novembre 1922 (“Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli”).

Einaudi il liberale

Il secondo presidente della Repubblica, il piemontese Luigi Einaudi, non voleva accettare la candidatura. Sembra abbia obiettato al giovanissimo Giulio Andreotti che gliela offriva per conto del premier De Gasperi: “Ma lo sa che cammino col bastone? Come posso passare in rassegna i reparti militari?” e Andreotti di rimando: “Non si preoccupi, mica deve andare a cavallo, al giorno d’oggi ci sono le automobili”. Secondo altri Andreotti gli aveva ricordato che il presidente Roosevelt, in carrozzina, aveva vinto la Seconda guerra mondiale.

Con Einaudi, eletto il 12 maggio 1948, entra per la prima volta una first lady al Quirinale, perché De Nicola era celibe (e affermava che la sua condizione era la migliore per fare il presidente). Si trattava di donna Ida Pellegrini, nobildonna veronese, presenza discreta ma imprescindibile per l’economista liberale. Einaudi era stato eletto al quarto scrutinio con quasi il 60% dei voti: 518 su 872, dopo che era stata bruciata la ben più titolata candidatura di Carlo Sforza, più volte ministro degli Esteri ma dal carattere molto spigoloso.

Gronchi, il primo Dc

Nato a Pontedera (Pisa), il terzo presidente Giovanni Gronchi era un democristiano doc, con aperture a sinistra. Era stato scelto perché si iniziava a profilare la famosa “apertura a sinistra” con l’ingresso dei socialisti nelle stanze del potere e si voleva un politico non ostile alla svolta. Gronchi, salito al Colle l’11 maggio 1955, prima di essere deputato era stato insegnante e aveva sposato Carla Bissatini, conosciuta sui banchi di scuola (lui era l’insegnante, lei l’allieva, di 25 anni più giovane).

Anche in questo caso il candidato preferito dalla Dc era Cesare Merzagora, ma dopo averlo impallinato per tre scrutini, la sinistra riusciva ad imporre la candidatura di Gronchi, eletto al quarto scrutinio con 658 voti su 883. Dopo l’austero Einaudi, la presidenza Gronchi faceva rivivere i saloni del Quirinale con grandi ricevimenti diplomatici e visite di capi di Stato e monarchi.

Il 23 giugno 1959 Gronchi è nel palco reale del teatro dell’Opera di Roma assieme al presidente francese Charles de Gaulle, in visita ufficiale. Quando  si siede, per colpa di un collaboratore disattento che non aveva avvicinato la seggiola, cade a terra, scomparendo alla vista degli altri spettatori. Pochi giorni più tardi, durante una scenetta del seguitissimo programma televisivo Un Due Tre, Ugo Tognazzi finge di cadere da una sedia e Raimondo Vianello gli si rivolge dicendogli: “Chi ti credi di essere?”. Questa innocente scenetta provoca la chiusura immediata dello spettacolo e la cacciata dei due conduttori del programma dalla Rai.

Segni il malinconico 

Candidato ufficiale della Dc, ma tra i democristiani si contano ben 51 schede bianche anche nello scrutinio definitivo, il sardo Antonio Segni riesce a raggiungere il quorum per salire al Quirinale solo con l’apporto dell’estrema destra l’11 maggio 1962. Segni è il presidente con il mandato più breve, interrotto da un ictus dopo solo due anni e mezzo. Discreta, per non dire senza colore, la moglie, Laura Carta Caprino.

Coincidenza vuole che Segni si sia sentito male nel suo studio al Quirinale durante un burrascoso colloquio col presidente del Consiglio Aldo Moro e il ministro degli Esteri Giuseppe Saragat. E proprio quest’ultimo diventava poi il suo successore. Segni ha avuto parte nel famoso progetto di colpo di Stato “Piano solo”, orchestrato dal generale Giovanni De Lorenzo, capo dei Carabinieri? Non si saprà mai, ma questo dubbio getta una luce sinistra sul suo mandato.

Saragat e i telegrammi

Socialdemocratico, Saragat è stato l’unico leader di partito a salire al Colle. Eletto al 21° scrutinio con 646 voti su 963 il 29 dicembre 1964, Saragat aveva battuto nella corsa Fanfani, Nenni, Terracini e Leone. Famoso per la gragnuola di telegrammi che inviava a chiunque per qualunque circostanza, il torinese Saragat era giunto al Quirinale vedovo e il ruolo di first lady era assunto dalla figlia Ernestina. Uomo di enorme cultura e di rara eloquenza, aveva il grande difetto di esserne a conoscenza e di compiacersene.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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