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Grillo: critiche e dolori a Cinque Stelle

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Grillo non sarà molto contento di saperlo, ma le cose stanno così. Su Google, digitando “Cinque”, viene fuori prima “Cinque Terre” che “Cinque stelle”. Si resta sempre nella sua Liguria, ma se fossimo nei panni del leader del Movimento, cominceremmo a preoccuparci. Perché sarà pure un segnale dettato da un astruso algoritmo, sarà anche un caso, ma forse rappresenta un indizio non proprio bellissimo sulla popolarità dei Cinque Stelle, che hanno da poco celebrato il primo decennio del “Vaffa Day”. Che cosa succede in casa Grillo? Premettendo che ogni colpo di tosse è vivisezionato da fior di commentatori, non ci sono notizie positive. Da nessun fronte.

Grillo, la rivoluzione mancata

Se si osservano le news di questi giorni in effetti c’è da essere sconfortati: l’ultima viene dalla Sicilia. Il tribunale sospende le regionarie pentastellate per le elezioni di novembre e quindi la candidatura di CancelleriNon parliamo dei nubifragi di Livorno e Roma, ove il caso ha voluto che governassero due sindaci Cinque Stelle. A commento del decennale, illustri maître à penser parlano di “rivoluzione mancata” o di “rivoluzione a metà”.  Citiamo per tutti Carlo Freccero: “Ormai il Movimento si è normalizzato. Quella piazza del V-Day era molto bella, perché lanciava un grido di libertà. Ma intristisce vedere che, esattamente dieci anni dopo, Luigi Di Maio è andato a Cernobbio a dare l’esame davanti ai poteri forti”.

Il caso Supernova

E non si risparmiano nelle critiche nemmeno gli autori di “Supernova”, il recente libro-inchiesta sul Movimento. Sono due che lo conoscono bene: Marco Canestrari , web developer, dal 2007 al 2010 braccio destro di Gianroberto Casaleggio, e Nicola Biondo che ha diretto l’ufficio comunicazione M5S alla Camera. “Dal primo V – Day, nel 2007, ad oggi, il Movimento ha tradito i suoi principi, trasformandosi in un partito zelig che può dire tutto e il contrario di tutto”, scrivono. “Un partito taxi nel quale qualsiasi lobby può infiltrarsi per sponsorizzare la propria azienda o una carriera personale”.

Schiavi dell’algoritmo

In più, osservano gli autori, siccome Grillo e Davide Casaleggio decidono le loro mosse “sulla base degli algoritmi che sondano gli umori della gente, cosa succederebbe se decidessero di chiedere ai loro iscritti di valutare la reintroduzione della pena di morte in Italia?”. Un esempio calzante, soprattutto in determinati momenti. E cioè quando l’opinione pubblica è sotto pressione per fatti molto gravi. Chiedetelo agli italiani in questo periodo, dopo i recenti casi di stupro o di femminicidio. Ne siamo certi, si raggiungerebbe con molta facilità una robusta maggioranza di favorevoli alla pena capitale. E allora, come la mettiamo?

Un premier ma non per tutti

Intanto il 22 settembre si avvicina a grandi passi. A Rimini, fino al 24, si svolgerà la festa del Movimento, che si concluderà con la designazione del prossimo candidato premier. La voce più insistente parla già di Luigi di Maio, attuale vicepresidente di Montecitorio. E dal 25 settembre in poi il premier designato dovrebbe indicare i nomi dei prossimi ministri. Ovviamente non tutti nel Movimento sono felici della scelta di “Giggino” e in parecchi potrebbero remare contro.

Grattacapi siciliani

Le due scommesse “forti” del Movimento sono vincere le regionali siciliane per poi fare il bis alle politiche di primavera. Ma entrambi gli obiettivi sembrano molto lontani. In Sicilia, il recente altolà dei giudici è molto simile a quello di Genova dei mesi scorsi. Anche perché la parola definitiva dei magistrati dovrebbe giungere ad un’incollatura dall’apertura dei seggi, rischiando che tutta la campagna elettorale sia stata fatta dal candidato sbagliato. E se Grillo non sfonda in Sicilia, può dimenticarsi di Roma. Ma se anche vincesse in Sicilia, cosa può aspettarsi a livello nazionale?

Grillo: soli alla meta

Dipende tutto dalla legge elettorale con la quale si andrà alle urne. Se si voterà con l’attuale, e cioè col proporzionale, sarà gioco facile di tutti gli altri partiti dire: “Se vince Grillo senza ottenere la maggioranza assoluta del 51%, l’Italia sarà ingovernabile perché i Cinque Stelle non si alleano con nessuno”. In più, le non felici esperienze amministrative di Roma, Torino, Livorno e gli schiaffoni presi a Parma da Pizzarotti non sono un buon viatico per i grillini. Che infatti nei sondaggi sono fermi, per non dire in lenta regressione. E col 28% dei suffragi non si va da nessuna parte.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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