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La Francia a ferro e fuoco non è una novità: quante rivolte nella sua storia…

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Francia: possiamo disquisire sulla crisi sociale che vive il Paese d’oltralpe. Sulla polveriera rappresentata dalle sue turbolente banlieue-periferie. Sulla mancata integrazione della terza generazione dei magrebini. E sui problemi nei quali si dibatte Emmanuel Macron; problemi che forse metteranno le ali al partito di Marine Le Pen.

La Jacquerie

Purtroppo, se guardiamo i fatti di oggi con l’ottica dello storico, dobbiamo dire che ai nostri cugini transalpini una cosa non ha mai fatto difetto: la propensione alla rivoluzione. Non stiamo parlando solo della Rivoluzione del 1789. I francesi hanno iniziato a tumultuare da molto prima. Nel 1359 i contadini si ribellano per l’eccessivo carico fiscale. Capitanati dal prevosto dei mercanti Etienne Marcel, per diversi anni danno del filo da torcere al re di Francia, tanto che il loro movimento, poi soppresso nel sangue, darà il nome a tutte le rivolte contadine: les jacqueries.

Dalla Fronda alla Rivoluzione

Poco meno di tre secoli dividono la Jacquerie dalla Fronda, rivolta dei nobili contro il sovrano, che costringe il giovane re Sole, alias Luigi XIV a fuggire da Parigi durante la notte con la madre e il cardinale Giulio Mazzarino e che, una volta cresciuto, lo convincerà ad addomesticare la nobilità costruendo Versailles per tenerla a bada. Dalla morte del re Sole (1715) a quella di Luigi XVI sotto la ghigliottina passa meno di un secolo.

La follia rivoluzionaria, che riguarda tutto il Paese, dura solo sei anni, dal 1789 al 1795, durante i quali si annoverano il colpo di Stato del 9 Termidoro, che mette fine alla dittatura di Robespierre e la sanguinosa rivolta della Vandea. Nei pochi anni del Direttorio (1795-1799) c’è un tentato pronunciamento di stampo realista, il movimento del 13 vendemmiaio, il nuovo colpo di stato rivoluzionario del 18 fruttidoro e la congiura di stampo marxista ante litteram “degli Uguali” condotta da Gracco Babeuf e dall’italiano Filippo Buonarroti.

Napoleone, i Borbone e…

Il 18 brumaio 1799 il nuovo colpo di Stato è firmato Napoleone Bonaparte e mette fine definitivamente all’esperimento rivoluzionario. Alla sconfitta di Bonaparte segue il periodo del Legittimismo. Tornano sul trono i Borbone ma ci restano poco: dal 1815 al 1830. Nel luglio di quell’anno Parigi è ancora in rivolta contro la politica regia, retriva ed assolutista. In tre giorni di rivolta (les trois glorieuses li chiamano i Francesi) si contano 163 morti e 578 feriti da parte dei rivoltosi, 788 morti e 4.500 feriti tra le forze dell’ordine. Carlo X abdica. Viene nominato a furor di popolo Luigi Filippo d’Orleans, il «re borghese», del ramo cadetto dei Borbone.

Succede un 48

La luna di miele tra il nuovo sovrano e il popolo termina presto: bastano un aumento delle imposte e una politica improntata alla conservazione e il popolo torna sulle barricate. Nel 1848, anno fatidico per tutt’Europa, anche Luigi Filippo deve abdicare. Arriva la repubblica (sarà la seconda, oggi siamo alla quinta). Dura solo 4 anni: nel 1850 viene eletto presidente della repubblica Luigi Bonaparte, nipotino del grande Còrso, che due anni dopo compie l’ennesimo colpo di Stato e si proclama imperatore. Sarà Napoleone III e durerà fino a Sédan, 1870, quando cadrà sotto i colpi di cannone del neonato Stato tedesco. I tedeschi proclamano il secondo Reich nel salone degli specchi di Versailles e i Francesi, quasi in contemporanea, fondano la terza repubblica. Nel frattempo, con la Comune, assaporano nel 1871 un po’ di marxismo, sempre ante litteram.

Storia e Dna

Seguono la quarta Repubblica, fondata da Charles De Gaulle nel 1946, il 1968 con la caduta del Generale, la quinta Repubblica, i gilet gialli, la recente rivolta per le pensioni e, infine, oggi, quella dei Francesi di origine magrebina. La fortuna del presidente Emmanuel Macron è che nessuna delle ultime tre rivolte sociali ha trovato un capo carismatico alla Etienne Marcel, George Jacques Danton o Napoleone. Ma dobbiamo tenerlo a mente, la Francia non è l’Italia o la Germania, che in pratica non sanno neppure come declinare la parola rivoluzione. I nostri cugini hanno la rivoluzione nel Dna, e non hanno mai esitato a rovesciare un regime quando ritengono superati certi limiti.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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