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Piazza Cittadella e le ex scuderie: basta no, Piacenza nel 2023 scelga il coraggio

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Le ex scuderie ducali

A Piacenza i nodi vengono al pettine al cambio dell’anno. Quasi a ricordare che si potrebbe chiudere un capitolo per aprirne un altro. Da quello dell’immobilismo e delle brutture a quello del coraggio e della vitalità. Un cambio epocale, di cui piazza Cittadella e le ex scuderie ducali, di fronte a piazza Casali, sono una plastica rappresentazione.  

Una ferita aperta

Partiamo da piazza Cittadella. Il sindaco Katia Tarasconi ha riaperto i giochi per provare a realizzare il parcheggio sotterraneo, previsto da un decennio, come aveva promesso in campagna elettorale. Stiamo parlando di una vera sfida: la piazza, naturale palcoscenico della superstar palazzo Farnese, è in uno stato di degrado dal cui sarà difficile riscattarla. Allo stesso tempo, è uno scrigno di bellezze (a pochi passi ci sono il rinnovato Carmine, il chiostro del convento di San Sisto, occupato dal II reggimento Pontieri) e di nefandezze (basti l’ex stazione dei bus che cade a pezzi).

Senza interventi piazza Cittadella resta una ferita aperta nel cuore di Piacenza. Ma non possiamo neppure dimenticare che la realizzazione del parcheggio interrato fatalmente cozzerà con reperti di epoca romana. Perché già nel cortile di palazzo Farnese si sono trovate delle fornaci di età repubblicana e al centro della piazza correvano le mura di Placentia.

O dentro o fuori

A questo punto però una scelta coraggiosa va fatta: o dentro o fuori. Nel primo caso, l’augurio è che se vestigia si troveranno nella realizzazione del parcheggio, vengano valorizzate come è avvenuto in altri casi, vedi a Cremona. E nella speranza che l’ex stazione dei bus, una volta demolita, non venga sostituita dalle brutte pensiline viste nei rendering del progetto del parcheggio a livello stradale. Nel secondo caso, e cioè niente posteggio sotterraneo, al di là delle dispute legali sulla risoluzione del contratto con la società che doveva realizzarlo, la piazza così non può restare. E quindi poi ci vorrà un sì coraggioso per dare al Farnese il palcoscenico che merita.

L’idea del sindaco

Il rifacimento dell’orrendo mercato di piazza Casali, sempre ineludibile, è a sua volta pieno di contrasti e contraddizioni. Siamo fermi alla demolizione del vecchio manufatto da sostituire con un nuovo edificio già progettato; meno impattante, ma che copre parzialmente l’abside (oggi entrata principale) del Carmine. 

Ed ecco l’idea del sindaco Tarasconi: spostiamo il mercato nelle ex scuderie ducali lì di fronte. In questo modo, sostiene la prima cittadina, il mercato è salvo, perché può restare fruibile durante la ristrutturazione; viene abbattuto l’obbrobrio attuale, consentendo la piena vista del Carmine; si liberano posti per un posteggio a livello stradale, non dimenticando che fra qualche anno, di fianco al Carmine, apriranno gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, che si uniranno agli attuali Uffici del Territorio (ex Catasto e ex Conservatoria) e comporteranno una notevole richiesta di posti auto.

Botta e risposta

Apriti cielo! Italia Nostra, affiancata da Ente Farnese, si scaglia con un comunicato ad alzo zero: le scuderie di Maria Luigia sono il nuovo santo Graal. E vanno utilizzate per fare ben altro. Divise in tre navate, hanno “colonne con capitelli” ma, soprattutto, “42 nicchie con gli abbeveratoi modellati in marmo rosa e sormontati da greppie a rastrelliera”. Dunque, conclude Italia Nostra, vanno sì restaurate e aperte al pubblico così come sono, certi che ci saranno le file di turisti che correranno per visitarle.

La prima cittadina risponde con un video. E afferma che è ora di finirla col “benaltrismo”, che ragionando così non si va da nessuna parte. E ribadisce l’intenzione della sua amministrazione ad utilizzare le ex scuderie come sede del nuovo mercato coperto, citando altri casi di immobili storici riconvertiti a scopi del genere in Europa e in Italia.

Qualcosa in più  

Da parte nostra applausi convinti al sindaco Tarasconi, sostenuta in quest’idea dai commercianti che l’hanno sposata in pieno. Chiediamo solo che si preservino alla vista dei fruitori i capitelli e gli abbeveratoi in marmo rosa e le greppie a rastrelliera. Basterebbe, per esempio, collocare i banchi nella navata centrale, lasciando il pubblico libero di girare nelle laterali.

Osserviamo altre due cose. E qui si spiega il nesso con la vitalità di cui parlavamo all’inizio. Piacenza è nota per le sue eccellenze enologiche, per i suoi salumi e i piatti della tradizione. Cosa ci sarebbe di meglio che prevedere nelle ex scuderie anche angoli di degustazione dei nostri prodotti tipici a fianco dei banchi di vendita, collegandoli alle visite al Farnese, un vero terminale turistico della città?

Da Firenze a Valencia

Saremmo in linea con quanto avviene per esempio nei centri storici di Firenze e Bologna che hanno mercati misti in posizioni strategiche. A Firenze il mercato coperto è a due passi da Santa Maria Novella, San Lorenzo e dalle tombe medicee. A Bologna stesso discorso per San Petronio e le due Torri. Non dimentichiamo poi la Boqueria di Barcellona, il San Miguel di Madrid, il Mercado Central di Valencia sempre affollati ad ogni ora del giorno da turisti incantati anche dai prodotti del territorio. Sarà chiedere troppo che questo avvenga anche a Piacenza?

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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