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Parigi: i migranti riportati in Italia e quelle scuse che sanno di farsa

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Parigi: il Quai d’Orsay, il ministero degli esteri francese, si scusa con l’Italia per la vicenda dei migranti riportati di nascosto in Italia. Se vogliamo è una notizia clamorosa. Perché solo pochi mesi fa accadeva esattamente il contrario. Di più: dovremmo risalire alla disfida di Barletta o ai vespri siciliani per trovare delle scuse diplomatiche francesi.

Dall’Aquarius a Claviere

Proviamo a rileggere i titoli dei giornali dello scorso giugno. “Conte: o la Francia si scusa o non vado a Parigi”; “Salvini: senza scuse di Parigi Conte legittimato a non andare”. Si trattava allora delle accuse di Macron verso l’Italia sul tema della nave Aquarius. E Macron ha chiesto scusa? No. “Caso chiuso. Macron: mai voluto offendere l’Italia”. Ma in quell’occasione non aveva detto che eravamo “vomitevoli”? Niente. “Caso chiuso”.

Oggi invece la Francia chiede scusa ufficialmente: sia con l’ambasciatore francese a Roma sia con il ministero degli Esteri al nostro ambasciatore a Parigi. Ma stavolta Matteo Salvini respinge le scuse. E allora vediamole bene, queste scuse, partendo dal “casus belli”. Nei giorni scorsi alcuni gendarmi francesi hanno abbandonato dei rifugiati nei pressi di Claviere, comune piemontese ai confini della Francia. Ma dato che non era la prima volta, sono stati immortalati dalla Digos che ha poi diffuso il filmato.

Ed ecco cosa dice il comunicato francese. “Nell’ambito di una missione di rimpatrio di stranieri irregolari, un veicolo della gendarmeria francese ha attraversato il confine senza previa autorizzazione delle autorità italiane. I primi controlli effettuati confermano questo attraversamento, in contrasto con le disposizioni in vigore. Sembra che la polizia di Bardonecchia fosse informata correttamente in relazione al trasferimento di due stranieri illegali al confine. Il veicolo della gendarmeria, tuttavia, non era destinato ad entrare nel territorio italiano”.

Il bosco delle favole

Per il Quai d’Orsay, dunque, i poliziotti francesi si sono persi nel bosco. Proprio come Cappuccetto Rosso. Eppure quando si passa la frontiera su strade statali, i simboli dei due Stati sono sempre ben visibili. Ma cosa ci facevano dei poliziotti francesi su un furgone con alcuni immigrati irregolari? Parigi lo dice a chiare lettere: li stavano rimpatriando. Cioè applicavano il regolamento di Dublino che impone che gli immigrati irregolari vengano rispediti nel Paese di primo sbarco. E cioè in Italia. Tutto regolare? No. E infatti quando ci hanno provato i tedeschi, poche settimane fa, Salvini ha risposto picche. Così da Berlino si sono scusati e hanno sospeso le partenze dei loro aerei con i migranti respinti.

I furbi di Parigi

Monsieur Macron però è più scaltro dei tedeschi. Sa bene che il nostro governo sta cercando con ogni mezzo di eliminare il trattato di Dublino e che ad ogni richiesta ufficiale di rimpatrio risponde di no. Allora ce li rispedisce alla chetichella, due o tre per volta, con l’inganno. Sperando di non essere scoperto.

Vedete, la frase più grave non riguarda lo sconfinamento. Abbiamo visto filmati nei quali poliziotti francesi più scafati si fermano a pochi metri dal confine e fanno scendere i migrati sorvegliandoli fino a quando non l’hanno riattraversato sulle proprie gambe. La frase più grave è la prima: “Nell’ambito di una missione di rimpatrio di stranieri irregolari”. Quale missione? Una “missione” presuppone un ordine superiore. Magari non proprio dell’inquilino dell’Eliseo. Ma sicuramente da parte di un alto funzionario che ha disposto che gli irregolari siano riportati in qualche modo verso la frontiera italiana.

Gendarmi o scafisti?

Se a volte siamo critici verso Salvini, in questo caso non si può che concordare con lui. Sono scuse che non possono essere accettate. Sono scuse finte, da farsa. Parigi dovrebbe scusarsi di introdurre migranti con l’inganno nel nostro territorio, comportandosi come il peggiore degli scafisti. E bene ha fatto il Procuratore della repubblica di Torino ad indagare i gendarmi francesi per lo stesso reato: trasporto illegale di stranieri in Italia.

 

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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