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Ucraina: Zelensky è appeso al filo delle elezioni americane

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I presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky (© Ukrainian Presidential Press Off/Planet Pix via ZUMA Press Wire)

Ucraina: come va la guerra contro la Russia? Sentiamo parlare spesso di episodi gravissimi. Come l’attacco missilistico del 6 settembre contro il mercato di Kostyantynivka, nella regione di Donetsk: ha ucciso almeno 16 persone, tra cui un bambino, e ne ha ferite decine di altre. Ma non abbiamo notizie complessive di come sta andando il conflitto.

Truppe d’assalto

Difficile fare una sintesi dal momento che entrambe le parti sono interessate a divulgare notizie farlocche, tipiche di qualunque situazione di guerra. I russi, lo comunicava in questi giorni l’agenzia Adnkronos, stanno schierando sul campo truppe d’élite aviotrasportate per frenare la controffensiva ucraina. Si tratta di reparti addestrati ad essere lanciati oltre le linee nemiche e sono dotati di mezzi corazzati adatti a fare il maggior danno possibile. Queste truppe d’assalto godono di un comando autonomo dagli stati maggiori di esercito, marina e aviazione russi. Segnale di forza o di debolezza?

Parla la Nato

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, parlando alla commissione esteri del Parlamento europeo, ha appena dichiarato: «Non abbiamo mai pensato che la controffensiva sarebbe stata facile. I russi hanno preparato linee di difesa multiple: non abbiamo mai visto nella storia così tante mine come in Ucraina. Ma Kiev sta guadagnando terreno, circa 100 metri al giorno. L’esercito russo era il secondo più forte nel mondo e ora è il secondo più forte in Ucraina: la realtà è che gli ucraini stanno superando le aspettative un’altra volta e il nostro dovere è sostenerli».

Inverno e voto Usa

Queste affermazioni contrastano con il calendario: se è possibile che i cambiamenti climatici favoriscano l’esercito ucraino, concedendo allo stesso ancora un paio di mesi prima dell’inverno che, necessariamente, vedrà un affievolirsi dello sforzo bellico, va considerato che fra 14 mesi si voterà per l’elezione del nuovo presidente americano; e Joe Biden, che dovrebbe candidarsi per la rielezione, non vuole certo affrontare una campagna elettorale a guerra in corso. I grandi aiuti in dollari e mezzi inviati senza risparmio dagli Usa o avranno fatto la differenza prima della prossima primavera, o saranno destinati a ridursi o a cessare. Per l’opinione pubblica americana l’Ucraina e Putin rimangono un non problema, per il quale è sbagliato spendere soldi e mezzi.

Non parliamo dell’ipotesi, non inverosimile, di una sconfitta di Biden ad opera di Donald Trump: il tycoon ha già dichiarato che se diventerà presidente «farà cessare la guerra in 24 ore» senza precisare come. Conoscendo i suoi rapporti con Putin e le aspirazioni isolazioniste dei suoi elettori, niente ci impedisce di credere che la fine della guerra ipotizzata da Trump sarebbe la fine immediata dell’invio di aiuti a Kiev e, in sostanza, una resa a Mosca.

In ordine sparso

Nel caso più che probabile di una defezione americana nei prossimi mesi cosa potrà fare l’Europa, cui la sorte dell’Ucraina, di Zelensky e di Putin sta certamente più a cuore, dato che si combatte ai suoi confini? A fronte di un interventismo a tratti eccessivo da parte di Regno Unito e Polonia, molti Stati europei sono tiepidi sul conflitto. Alcuni, come l’Ungheria di Orbàn, sono addirittura quasi favorevoli ai Russi, altri, come la Germania, non vedono l’ora che tutto finisca per potersi concentrare sulle magagne economiche che la angustiano.

La Francia di Macron e l’Italia di Meloni sono a parole favorevoli alla prosecuzione degli aiuti ma da soli cosa potranno fare? Ricordiamo che la Nato ha come membro più che influente (ha il secondo esercito dell’alleanza dopo quello americano) la Turchia di Erdogan, che ha un piede più che evidente nelle due scarpe, russa e occidentale. Cina e India, che dovevano fare la mossa decisiva per convincere Putin a trattare, stanno litigando sulle cartine geografiche per i rispettivi confini. In conclusione, se la controffensiva ucraina non fa progressi significativi entro questo autunno la situazione potrebbe peggiorare in modo evidente.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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