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Pace in Ucraina: dal vertice di Gedda (e dal petrolio) può iniziare la fine della guerra?

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Pace in Ucraina: nei giorni scorsi è terminato un importante vertice a Gedda presieduto e fortemente voluto da Mohammed bin Salman, il principe saudita amico di Matteo Renzi, per parlare della fine della guerra. Non partecipando la Russia, poteva essere un buco nell’acqua.

Prima di tutto, chi c’era? 42 delegazioni tra le quali i Paesi del G7, i Paesi europei, le istituzioni Ue, e i Paesi Brics (acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) meno la Russia, più l’Ucraina. A Gedda è arrivato anche l’inviato della Cina per gli affari euroasiatici, Li Hui, che si è detto determinato a contribuire a «una soluzione politica della crisi ucraina».

Accordo con Cina e India

Le novità del summit? Innanzitutto i partecipanti hanno trovato un accordo di massima, che vista la loro eterogeneità, è già un successo. E l’accordo, che comprende per la prima volta Cina e India, finora molto vicine alla Russia, parte dalla formula di dieci punti proposta per la pace da Volodymyr Zelensky e sancisce «il rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina».

Del tutto provvisorio, l’accordo sancisce anche che non è accettabile la richiesta ucraina di iniziare trattative di pace solo quando l’armata russa sarà tornata entro i suoi confini, liberando interamente il Paese invaso. Se l’Ucraina (rappresentata dal capo dell’ufficio del presidente, Andriy Yermak) accettasse di iniziare le trattative anche senza il ritiro dei Russi si aprirebbero interessanti prospettive.

Il primo gradino

Il precedente vertice, svoltosi a Copenaghen il 24 giugno, con solo 15 stati partecipanti, era stato un sostanziale insuccesso. Invece questo di Gedda sembra essere davvero il primo gradino verso la pace. La Russia, invitata al summit ma assente, ha commentato a caldo rabbiosamente: «Non c’è alcun presupposto per la pace, l’operazione militare proseguirà»; e ha inviato lo stesso giorno decine di missili sulle città ucraine. Per ora verranno formati gruppi di lavoro per ciascuno dei punti della formula di Zelensky, con i sauditi che gestiranno l’agenda dei colloqui. Sicurezza alimentare, nucleare, prigionieri di guerra, bimbi «rapiti»: la «formula» era un elenco di principi, i gruppi di lavoro la riempiranno (dovrebbero) di contenuti.

Crimea in bilico?

Chiariamoci: non c’è stato un comunicato finale condiviso né un accordo messo nero su bianco. La diplomazia non ha fretta, ma si è aperto un doppio spiraglio. Se Zelensky non si ostina sul ritiro russo e Cina e India confermano l’integrità e la sovranità ucraina siamo già avanti. Anche perché, tra le righe, dobbiamo leggere che la Crimea «potrebbe» essere sacrificata, come parte dei territori occupati dai russi. Del resto la tanto annunciata e decantata controffensiva ucraina, col passare dei mesi, sembra quasi del tutto arenata. Non che Mosca stia meglio: oggi i due contendenti sembrano due pugili suonati che stanno riprendendo fiato. Diremmo, il momento migliore per iniziare trattative di pace.

Braccio di ferro

È evidente che il principe saudita bin Salman sta cercando di strappare l’iniziativa del negoziato al sultano turco, lanciando l’Arabia Saudita nell’empireo delle «grandi potenze»; ma Recep Tayyip Erdogan ha da poco diffuso un comunicato, subito ripreso dai media russi: «Durante i colloqui con il suo omologo russo, Vladimir Putin, che si dovrebbero tenere a breve» il sultano proporrà «la ripresa dei colloqui di pace sull’Ucraina per raggiungere un cessate il fuoco anticipato».

Il peso degli importatori

Ciò che Erdogan non considera è che a Gedda erano presenti Cina e India, che oggi (assieme al Brasile e al Sud Africa) sono i maggiori importatori di gas e petrolio russo. Il che significa, in soldoni, che se Zelensky riceve tutto l’ossigeno che gli serve dall’Europa ma soprattutto dagli Stati Uniti, Putin sopravvive solo grazie a Cina e India. Sono loro che decideranno le sorti della guerra. E il fatto che Cina e India abbiano partecipato e continueranno a partecipare ai lavori sauditi dovrebbe suonare come un sinistro de profundis per le smanie imperialistiche dell’inquilino del Cremlino.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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