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Manovra: promossi e bocciati, da Mattarella al tandem Di Maio-Salvini

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Manovra economica all’esame del Parlamento. E possiamo già dire che, nonostante qualche turbolenza dell’opposizione, dovrebbe essere approvata dalla maggioranza prima della fine dell’anno, evitando il temuto esercizio provvisorio. Siamo quindi ai titoli di coda, perché la scena madre, quella che ha spazzato via in un sol colpo mesi di tensioni e fraintendimenti, si è già svolta a Bruxelles qualche giorno fa. E l’approvazione (molto condizionata e dubitativa) della Commissione Ue ha messo la parola fine a questa lunghissima commedia. 

Ma chi ha vinto e chi ha perso sulla manovra? Tutti affermano di aver superato l’esame. Così forse è venuto il momento di stendere una pagella dei protagonisti.

Sergio Mattarella: 10 e lode

Non c’è dubbio: l’inquilino del Colle è il vincitore morale e assoluto della manovra. Non solo ha stravinto quasi senza muoversi, consigliando e guidando col suo fare discreto Conte, Moavero e soprattutto Tria, ma ha rinforzato la “sua” squadra di governo. Oltre a Moavero e Tria può contare oggi sullo stesso Conte e forse sull’uomo forte della Lega, il sottosegretario Giorgetti. Senza dimenticare una crescita del suo prestigio fuori dai confini nazionali, visto che probabilmente qualche suo intervento sottotraccia ha avuto il merito di spingere anche la troika Dombrovskis, Junker e Moscovici a moderare i toni.

Giuseppe Conte: 9

L’ex re travicello o Italo Amleto che dir si voglia ha conquistato i galloni sul campo dell’Europa quando ha dichiarato: “Vado io a trattare con la Ue”, retrocedendo anche il fido Tria. E ora la manovra ci ha dato finalmente un presidente del Consiglio  autorevole. Conte è apparso conciliante ma fermo, inclusivo ed ecumenico. Ormai sembra addirittura smarcato dai 5 Stelle. E dopo l’incontro privato con Papa Francesco, le sue azioni sono in rialzo anche nel mondo cattolico che conta in vista della nascita di un nuovo movimento politico.

Giovanni Tria: 7½

Il “sosia” del mitico ragionier Filini ha superato con disinvoltura momenti che avrebbero leso i nervi di molti suoi predecessori, da Visentini a Tremonti. Defilatosi al momento giusto, il ministro dell’Economia e delle Finanze ha lasciato spazio al premier, lavorando ai fianchi da una parte Moscovici e dall’altra i dioscuri Salvini e Di Maio. E con un lavoro da mediano ha portato a casa la partita del deficit al 2%, cifra che aveva indicato fin dall’inizio. Ma i dolori per Tria cominciano adesso, perché sulla manovra abbiamo sottoscritto clausole di salvaguardia da far tremare le vene dei polsi.  

Enzo Moavero Milanesi: 6+

L’evanescente inquilino della Farnesina merita poco più della sufficienza. Il ministro degli Esteri non ha quasi toccato palla. Ma in certi casi, come insegna Nanni Moretti, si è più notati se si sta a casa che se si va. E così ha pensato anche Moavero, che ha salvato la faccia. Ed è comparso trionfante (e muto) a fianco di Conte in Parlamento.

Luigi Di Maio: 5

No, il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro dei 5 Stelle non ha raggiunto la sufficienza. Ha studiato, ma sembra che non abbia ancora la padronanza della materia che si richiede. Nella manovra ha portato a casa una manciata di miliardi che probabilmente gli serviranno quasi a niente. E infatti Di Maio ha disertato “per protesta” la passerella di palazzo Madama. Forse medita qualche rappresaglia, ma intanto si dovrà guardare soprattutto dagli avversari nel Movimento.  

Matteo Salvini: 

Insufficienza rimediabile ma severa per il vicepremier leghista e ministro dell’Interno. Il “Grinta” Salvini sulla manovra ha millantato di tutto, facendo quotidianamente la voce grossa con Bruxelles. Ha mostrato i muscoli ma poi ha mollato, cercando di fare buon viso a cattivo gioco. E infatti ha dimostrato plasticamente il suo disappunto non comparendo come Di Maio al fianco di Conte in Senato.

Riuscirà a risalire la china? Ha fermato gli sbarchi e questa medaglia non gliela toglie nessuno. Ha portato a casa la legge Sicurezza, che però nei prossimi mesi potrebbe dimostrare tutte le sue contraddizioni. Adesso la sua “spinta propulsiva” anche sui social sembra un po’ calata. Vedremo se con il prossimo voto europeo monetizzerà le mirabolanti performance dei sondaggi o inizierà una china discendente.

Commissione europea: 7½

Per essere in scadenza, con una Brexit che rischia di collassare, con una Francia alle prese con i Gilet gialli e una Spagna appesa a un filo, è riuscita ad imporre all’80% la sua visione economica a un partner forte e riottoso come l’Italia e a un governo che era nato con la mission di rottamare Bruxelles. Non male davvero, anche grazie all’appoggio di Draghi, di Mattarella e di uno spread che sembrava al guinzaglio di palazzo Berlaymont.
In più la Commissione Ue ha già affermato che vigilerà per tutto il 2019 a che l’Italia non esca dal seminato. Se dobbiamo parlare di sovranità limitata, Junker e soci hanno imparato alla perfezione la lezione del sovietico Leonid Brežnev.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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