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Manovra, retromarcia del governo: basterà a Bruxelles?

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Il premier Giuseppe Conte con il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker

Manovra in retromarcia. Il premier Giuseppe Conte, affiancato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, ha portato a Bruxelles la proposta di “pace” italiana per evitare la procedura d’infrazione. In soldoni, il governo giallo-verde ha ridotto il peso della manovra di circa 7 miliardi di euro. Il rapporto deficit/Pil scende così dal 2,4 al 2,04%.

I pompieri dell’esecutivo, ma anche il Quirinale, hanno avuto la meglio sui due vicepremier. Sembra infatti che Luigi Di Maio e Matteo Salvini all’ultimo minuto volessero giocare ancora al rilancio. E portare al presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker una proposta al 2,2%, sfruttando le promesse di Emmanuel Macron ai Gilet gialli che spingerebbero il rapporto deficit/Pil della Francia al 3,4%. Ma d’altro canto, visto che da Bruxelles si faceva filtrare la richiesta di una discesa almeno all’1,8%, alla fine ha prevalso la prudenza. E come in un gioco dell’oca si è tornati a quel 2% tanto caro al ministro Tria.

Spread in calo

Che regni un certo ottimismo emerge anche dalle dichiarazioni di rito dopo un incontro durato un paio d’ore. Conte: “Clima proficuo, spero in esito positivo”. E la Ue: “Buoni progressi sono stati fatti, la Commissione europea valuterà ora le proposte ricevute, i lavori continueranno nei prossimi giorni”. Intanto anche i mercati hanno risposto bene all’esito del vertice sulla manovra italiana. Lo spread tra Bund tedeschi e Btp decennali, riferisce l’Ansa, è sceso da 289 a 272 punti, con un calo del rendimento sotto il 3% per la prima volta da settembre.

Manovra: cosa cambia

Ma dove incideranno i 7 miliardi tagliati con il -0,4% nel rapporto deficit/Pil? Come spiega anche l’Huffpost, dovrebbero scendere le risorse a disposizione di quota 100 e reddito di cittadinanza, che restano comunque i capisaldi della manovra. Per la riforma delle pensioni ci sarebbero 2 miliardi in meno. Mentre altri 1,5 miliardi arriverebbero dalla riduzione del fondo per il reddito di cittadinanza e l’annessa riforma dei Centri per l’impiego. Il resto dei tagli alla spesa uscirebbe invece da un aumento delle entrate a copertura del deficit, con un più robusto piano di dismissioni rispetto a quanto previsto nel disegno di legge di Bilancio.

Palla a Bruxelles

Così i “me ne frego” leghisti alle lettere della Ue, i balconi dei festeggiamenti a 5 Stelle per il deficit al 2,4%, così come gli “elmetti” del ministro agli Affari europei Paolo Savona sembrano ormai un lontano ricordo. E il governo con questa marcia indietro punta a chiudere velocemente la partita. La speranza è che la Commissione Ue alla fine non si incaponisca sulla richiesta di scendere all’1,8% nel rapporto deficit/Pil (all’incirca altri 3,5 miliardi di tagli), premiando la buona volontà di Roma. E vista la situazione critica francese, il dossier Brexit sempre in ballo, anche agli euroburocrati di Bruxelles potrebbe far comodo dare un segnale “populista” e spegnere il focolaio italiano.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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