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Trespidi: dal Klimt al futuro della Ricci Oddi, il sindaco Barbieri non sa cosa fare

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L'entrata della Galleria Ricci Oddi e, nel riquadro, Massimo Trespidi

Massimo Trespidi, la mostra sul Klimt e il futuro della Galleria Ricci Oddi. Il leader di Liberi non usa mezze misure: “Sulla mostra l’Amministrazione del sindaco Patrizia Barbieri non sa letteralmente che pesci pigliare per sua stessa ammissione. Siamo ai limiti del ridicolo: a qualche giorno dalla preannunciata conferenza stampa che svelerà i particolari della manifestazione alla Galleria Ricci Oddi, non si sa ancora se il Comune finanzierà l’evento con i 250mila euro arrivati dalla Regione. Una cifra che corrisponde a quasi la metà del budget previsto. E questo la dice lunga su come è stata gestita l’intera vicenda”.

Professor Trespidi, è una vicenda che prima di tutto l’ha vista chiedere le dimissioni del presidente della Ricci Oddi, Massimo Ferrari, che lei ha definito inadeguato al ruolo, parlando di una gestione dilettantesca della Galleria.

“Certo. Senza tornare sulla storia del contratto per il deposito del Klimt nel caveau della Banca di Piacenza richiesto dalla Soprintendenza e mai consegnato da Ferrari, basti pensare all’ultimo atto della sua gestione. E cioè al suo intervento in Commissione Cultura, dove ieri l’altro si è rifiutato di esporre i particolari del progetto per non bruciare la conferenza stampa del 15 ottobre convocata per presentare la mostra che si dovrebbe aprire il prossimo 28 novembre”.

Legittimo, no?

“Guardi, se le cose stavano così, Ferrari doveva chiedere un rinvio della seduta che aveva all’ordine del giorno la sua audizione sul progetto della mostra. Poteva venire in Commissione subito dopo la conferenza stampa, così avrebbe evitato le temute fughe di notizie. Invece no: il presidente della Ricci Oddi, confermato dal sindaco Barbieri e che scade dall’incarico il prossimo 12 dicembre, è arrivato per dire che non ce ne poteva parlare. Una scelta davvero improvvida, che ha scatenato anche le reazioni di tutti i colleghi consiglieri, molto irritati da questa chiusura di Ferrari. Per non parlare del successivo intervento dell’assessore alla Cultura Papamarenghi che ci ha lasciati di stucco”.

Perché, professor Trespidi?

“È stata una vera ammissione d’impotenza. L’assessore ha denunciato l’assoluta mancanza di condivisione del progetto da parte dei vertici della Ricci Oddi con il Comune, minacciando il blocco dei finanziamenti alla mostra sul Klimt, che secondo Papamarenghi prevede una spesa totale di 600mila euro, di cui 30mila a carico della Galleria, 250mila del Comune, e per il resto in arrivo da sponsor privati. D’altra parte, se si pensa che i problemi possano risolverli solo gli avvocati…”.

A chi si riferisce?

“Non ho niente contro l’avvocato Giuffrida, recentemente nominato dal sindaco, che svolge la stessa professione, nel Consiglio di amministrazione della Ricci Oddi. Mi chiedo, però: che cosa c’entra il presidente dell’Ordine degli avvocati con una galleria d’arte moderna? Non era meglio inserire un esperto di temi culturali?”.

Torniamo ai finanziamenti del Comune: senza questi 250mila euro la mostra rischia di saltare?

“Di certo cambierebbero molte cose. E il rischio di una manifestazione in tono minore è dietro l’angolo, il che non farebbe certo bene a Piacenza e al suo rilancio culturale. Ma sono convinto che comunque questo rischio rimanga anche se il Comune deciderà di sborsare la sua parte”.

Come mai la pensa così, non crede che le cose potrebbero andare diversamente? 

“Difficile crederlo, anche senza considerare il rischio di una recrudescenza del Covid, che potrebbe ridurre parecchio l’affluenza dei visitatori e quindi il successo dell’evento. Il problema è che una grande mostra di livello internazionale non si organizza in un paio di mesi. Serve più tempo per valorizzarne i contenuti, per esempio chiedendo contributi ad altri musei. Se invece tutto si baserà solo sull’esposizione del Ritratto di Signora, il rischio di un flop è concreto. Ma al di la di questa vicenda, è il rapporto tra il Comune e la Galleria che deve cambiare”.

In che senso? 

“La Ricci Oddi, anche tralasciando i demeriti del presidente Ferrari, così non può andare avanti. È senza un direttore da anni per i tira e molla tra chi deve sceglierlo (la Galleria) e chi deve pagarlo (il Comune). E senza una guida scientifica ed artistica di alto livello, com’era quella di Fugazza – l’ultimo vero direttore della Ricci Oddi che da assessore alla Cultura stabilizzai a tempo indeterminato nel 2000 – non si costruisce niente. Una situazione che è solo la punta dell’iceberg, alla luce di uno Statuto che di fatto impedisce un vero rilancio di una delle più importanti Gallerie d’arte moderna italiane”.

Come se ne esce?

“Il dato di fatto è che se le opere sono di proprietà del Comune, che paga i costi di gestione, la donazione modale voluta da Ricci Oddi stabilisce che le stesse opere siano nella esclusiva disponibilità della Galleria. Il problema è tutto qui: il Comune spende ma non decide, giocando di volta in volta sui vincoli di bilancio e sui tentativi di moral suasion per cercare di indirizzare le scelte della Ricci Oddi. D’altro canto, la Galleria senza i soldi del Comune potrebbe chiudere subito i battenti, perché la vendita dei biglietti non genera entrate sufficienti al suo mantenimento”.

Quindi?

“Per uscire da questo impasse, giustamente il Consiglio di amministrazione della Ricci Oddi ormai da due anni ha votato all’unanimità la trasformazione della Galleria in una Fondazione, una scelta che le darebbe nuova linfa. Ma tutto è fermo sui tavoli dell’Avvocatura dello Stato, richiesta di un parere in merito a questo passaggio dalla Prefettura di Piacenza”.

Allora professor Trespidi, stavolta non è tutta colpa dell’Amministrazione Barbieri…

“Beh, non è proprio così. Se fossi il sindaco telefonerei tutti i giorni per cercare di sbloccare la situazione”.

Perché?

“Non ci sono alternative, mi creda. La trasformazione della Ricci Oddi in una Fondazione, con un nuovo Statuto dove il Comune conti di più, è l’unica via percorribile per far diventare la Galleria il vero volano culturale di Piacenza”.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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