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Salvini: dai pastori sardi al caso Peveri c’è un po’ di confusione

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Salvini: vicepremier, ministro dell’Interno e leader politico di lotta e di governo. Lasciando perdere divise e felpe, è un gioco delle parti inizia a mostrare qualche crepa. Per carità, anche se è in calo di consensi, Salvini perde meno degli altri leader ed è sempre in testa alle classifiche di gradimento degli italiani. Ma anche gli amati social ultimamente rispondono meno dei mesi scorsi alle sollecitazioni del capo leghista. E alcune delle sue ultime uscite stanno creando un po’ di sconcerto.

Pastori e dintorni

Per esempio: perché il ministro dell’Interno incontra al Viminale e non in via Bellerio, storica sede del Carroccio, i pastori sardi che chiedono un migliore trattamento economico è cioè un aumento del prezzo del latte? Non è una questione di ordine pubblico.
Semmai non era più titolato sul piano istituzionale ad un incontro con loro il ministro dello Sviluppo economico, l’altro vicepremier Di Maio? Oppure, come poi è accaduto in un secondo tempo, il titolare delle politiche agricole e alimentari Centinaio?

Viene da pensare che per Salvini parlare del prezzo del latte fosse solo una passerella in vista del voto sardo. Con un aggravante: nonostante il suo intervento molto mediatico, della serie adesso ci penso io, l’accordo non è stato raggiunto nelle 48 ore promesse e la questione dei pastori sardi è ancora in ballo.

Il caso Peveri

L’altro evento che ha creato un certo sconcerto è stata la visita in carcere ad Angelo Peveri. L’imprenditore piacentino è stato condannato in via definitiva a quattro anni e mezzo di pena per aver sparato ferendo un ladro che si era introdotto in uno dei suoi cantieri per rubare gasolio. I magistrati nei tre gradi di giudizio hanno ritenuto che il suo non fosse un caso di legittima difesa ma di tentato omicidio, perché per loro Peveri ha cercato di farsi giustizia da sé.

Ma al ministro dell’Interno la sentenza comunque non è andata giù. Così – almeno svestita la divisa di turno – è entrato nel carcere delle Novate per solidarizzare con Peveri. “Da italiano – ha dichiarato Salvini – la sensazione è di qualcosa che non è giusto. Perché che sia in galera un imprenditore che si è difeso dopo 100 furti e rapine e sia a spasso il rapinatore in attesa del risarcimento danni, mi dice che bisogna cambiare presto e bene le leggi”.

Bene, cambiamole le leggi se sono sbagliate. Ma da ministro dell’Interno fin che ci sono vanno fatte rispettare, comprese le sentenze che ne derivano, senza lasciare dubbi di nessun tipo. Perché le sentenze non si commentano solo con le parole ma anche con i gesti concreti. E infatti la sua uscita piacentina non è piaciuta prima di tutto ai magistrati che hanno protestato ampiamente sulla vicenda.

Occhio alle promesse

In più, dopo aver sottolineato che per lui Peveri non doveva nemmeno entrare in carcere, Salvini non ha escluso di rivolgersi al presidente Mattarella per chiedere la grazia. Ma il ministro dell’Interno non ne ha titolo. Per la legge (eh sì, ancora lei) può farlo il condannato, un congiunto prossimo, il convivente, il suo legale, tutore o curatore, senza dimenticare i magistrati competenti. Oltretutto la richiesta di grazia va presentata al ministro della Giustizia, che poi la inoltra al Quirinale corredata dal suo parere.

Ma al di là del merito sul caso Peveri, che sotto il profilo della solidarietà umana potrebbe essere anche condivisibile, torniamo al metodo. Secondo noi, gli italiani – oltretutto preoccupati da una situazione economica sempre più pesante – sono un po’ stufi di annunci e comparsate, conditi dal rimescolamento dei ruoli di governo e di partito.

Questo non vuol dire che se un leader ha compiti di governo non può più aprir bocca. Deve farlo, però con più chiarezza, senza illudere o indurre in errore chi lo ascolta. Ed è qui che Salvini deve fare un salto di qualità, evitando di confondere le mosse del leader politico da quelle istituzionali dell’uomo di governo.

Perché il rischio è che la confusione molto pop di questi mesi, mescolata ad altri tira e molla, come la vicenda Tav o il caso Diciotti, alla fine scontenti chi si aspetta soluzioni concrete. E lo scontento sappiamo che effetto fa al momento del voto.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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