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Alitalia e Tav: scelte politiche con due pesi e due misure

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Alitalia e Tav: vicende diversissime, ma che hanno dei punti in comune. Il primo è che in entrambi i casi parliamo di trasporti e collegamenti strategici per il Paese. Il secondo è che si tratta di investimenti miliardari dello Stato. Il terzo è che ci sono in ballo migliaia di posti di lavoro. Nonostante queste analogie, le differenze di metodo attuate dal governo giallo-verde balzano agli occhi.

Farsa Tav

Per l’alta velocità Torino-Lione, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Danilo Toninelli, ha commissionato una corposa analisi costi-benefici, allo scopo di valutarne i pro e i contro. Doveva tagliare la testa al toro. E invece il toro è più vivo che mai e dà cornate a destra e a manca.

In sostanza, dopo che la discussa relazione della Commissione guidata dal professor Marco Ponti ha evidenziato costi tra i 7 e gli 8 miliardi superiori ai benefici (con la dissociazione di uno dei 6 commissari), continua il muro contro muro tra il no dei 5 Stelle e il sì della Lega, che dalla maggioranza contesta i risultati dell’analisi costi-benefici sulla Tav.

In ballo ci sono gli investimenti per finire l’opera (Il Sole-24 Ore parla di 8,6 miliardi). E in gioco ci sono migliaia di posti di lavoro legati ai cantieri della Tav e all’indotto: 50mila secondo alcune stime degli imprenditori.

Bruxelles, che finanzia l’alta velocità al 40%, intanto preme perché l’Italia decida che cosa vuol fare. E il governo di fatto non sa ancora che pesci pigliare. Perché in ballo, soprattutto, ci sono i milioni di voti alle elezioni regionali piemontesi e alle europee sempre del 26 maggio.

Quindi per la Tav adesso si parla di una “scelta politica”, come se un governo ne potesse fare altre sulle grandi opere. Un modo per dire che si cercherà di salvare capra e cavoli con un compromesso che alla fine non scontenti nessuno e che invece probabilmente scontenterà tutti.

Alitalia forever

Per la compagnia di bandiera la musica è diversa. E soprattutto è diverso il metodo applicato dal governo. Nessuno ha ordinato una corposa analisi dei costi-benefici derivanti dal suo ennesimo salvataggio. E quindi nessuna polemica, almeno da questo punto di vista, sull’arrivo nella nuova Alitalia delle Ferrovie dello Stato.

Ma nonostante manchi il professor Ponti di turno, il caos regna sovrano sulle quote azionarie che saranno in mano pubblica nella nuova società con Delta Air Lines ed easyJet. Il vicepremier Luigi Di Maio ha parlato addirittura di Fs e Stato sopra il 50%, prontamente smentito dal ministro dell’Economia Giovanni Tria. Poi c’è il problema del prestito ponte da 900 milioni già elargito dalle casse pubbliche per tenere in vita la compagnia e che probabilmente verrà riassorbito da una conversione in titoli della newco.

A questo punto, miliardo più miliardo meno, due conti del governo ci piacerebbe vederli come per la Tav. Almeno tanto per capire quanto dovremmo sborsare ancora dopo aver speso 10 miliardi per Alitalia negli ultimi 20 anni, come ha scritto il New York Times, citando i dati di Tra Consulting.

Per carità, anche a Fiumicino e dintorni ci sono in ballo migliaia di posti di lavoro che i sindacati difendono strenuamente. Ma questo, a meno che ci siano lavoratori di serie A e di serie B, non fa la differenza con la Val di Susa. E i due pesi e le due misure su Alitalia e Tav restano sotto gli occhi di tutti.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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