Economia

Grandi opere ai raggi X: dove sono, quanto costano e a cosa servono

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Grandi opere: i numeri fanno impressione. Se permettete, però, prima di parlare di cantieri chiusi, miliardi bloccati e posti di lavoro spariti, il primo numero da ricordare è quello delle 43 vittime causate dal crollo del ponte Morandi di Genova nell’agosto scorso.

Tradotto: le infrastrutture non solo vanno costruite bene e quando servono per migliorare qualità, sicurezza e competitività di un territorio. Dopo la pomposa inaugurazione, non vanno abbandonate. Hanno bisogno di una manutenzione costante, seria e competente per evitare tragedie indegne di un Paese civile.

Non solo Tav

Detto questo, veniamo ai numeri delle grandi opere incompiute o congelate. E non parliamo solo della tanto discussa Tav, che da sola vale 4,7 miliardi euro. In ballo c’è molto di più. Su sbloccacantieri.it, il sito dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, si trova di tutto e suddiviso per regione.

Le infrastrutture più importanti, con un costo superiore ai 100 milioni di euro, sono 27, sparse da nord a sud. Valore degli investimenti fermi: circa 25 miliardi di euro. E sono in gran parte opere di viabilità: nuovi collegamenti e miglioramenti di quelli esistenti.

Da Genova a Reggio

Il Nord Italia è quello messo peggio. Le grandi opere bloccate, come ricorda anche La Stampa, sono 16 per altrettanti miliardi. Si va dalla Gronda e dal nodo ferroviario di Genova (rispettivamente, 5 miliardi e 620 milioni) al sistema delle tangenziali venete tra Verona, Vicenza e Padova (2,2 miliardi). Sempre da quelle parti, c’è in ballo il tratto di alta velocità tra Brescia e Verona (1,9 miliardi). E poco più in là l’autostrada tra Cremona e Mantova (un miliardo).

Può mancare un grande ospedale? Naturalmente no: a La Spezia è tutto fermo, valore dell’intervento oltre 130 milioni. E poi ancora viabilità congelata: ecco l’Asti-Cuneo (350 milioni) e il tunnel del colle di Tenda (180 milioni).

Al Centro-sud le opere in stand by sono 11 per un totale di 8,4 miliardi. La sola terza corsia della Firenze-Pistoia sull’A11 vale 3 miliardi. La statale pugliese Maglie-Leuca 300 milioni, mentre il completamento dell’ospedale Morelli di Reggio Calabria si aggira sui 115 milioni. E fermiamoci qui.

Una crisi epocale

Davanti a questi stop c’è un settore in ginocchio. L’ha ribadito il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, al Corriere della sera. “Qui sta crollando un intero comparto, coinvolto in 31 dei 36 settori economici. Noi rappresentiamo il 22% del Pil, considerando l’indotto”. Adesso tutti si accorgono della crisi perché stanno rischiando di saltare anche i colossi delle costruzioni. Ma dal 2008, ha spiegato Buia, “600mila addetti hanno perso il lavoro e sono fallite 120mila piccole aziende”.

Tutto in tribunale

In questi anni però i cantieri non sono stati bloccati solo da una burocrazia asfissiante e dalle giravolte politiche anche a livello locale. Spesso sono intervenute le indagini della magistratura per corruzione e infiltrazioni della criminalità.

Una spirale che di certo non aiuta e che Buia ha ben presente. “Non voglio difendere a prescindere tutta la categoria”. Ma oggi “tutto finisce nei tribunali perché non c’è più alcun funzionario che se la sente di firmare accordi bonari con le aziende per non essere coinvolto in indagini per danno erariale o abuso d’ufficio”.

Per sbloccare la situazione “vanno rivisti i criteri di aggiudicazione delle gare”. Serve maggiore trasparenza con “l’esclusione immediata delle offerte anomale”. Senza dimenticare la concorrenza sleale: “Le aziende in concordato non possono nel mentre partecipare a nuove gare”, ha concluso il presidente dell’Ance.

Mossa a 5 Stelle

Nell’agenda politica le grandi opere stanno diventando un tema sempre più caldo. La Lega preme per un via libera. E anche i 5 Stelle, che da sempre le vedono con sospetto, iniziano a cambiare atteggiamento. La merce di scambio? Per il Movimento potrebbe essere il no alla Tav, ma dando l’ok agli altri cantieri. Una mossa che guarda anche all’imminente campagna elettorale per le europee di maggio, nel tentativo di recuperare consensi.

La Torino-Lione, ha detto il vicepremier Luigi Di Maio a Rtl, “è stata sottoposta ad un’analisi costi-benefici che sarà pubblicata. E se gli esperti e gli scienziati ci dicono che stiamo buttando soldi solo un pazzo andrebbe avanti. Ma questo non vuol dire essere contro le grandi opere”.

Per il ministro di Sviluppo economico e Lavoro “adesso c’è una legge anti-corruzione. E non credo più che lo Stato debba temere gli investimenti nelle grandi opere per paura della corruzione. Ne abbiamo tante da realizzare, il nostro fondo infrastrutture può andare anche verso grandi opere che ci consentono di aumentare lo sviluppo industriale del Paese. Su questo non sono ideologicamente contrario. E non deve esserlo neanche il Movimento 5 stelle. Ce ne sono tante da fare e vanno portate avanti”.

Grandi opere e lavoro

A premere sul governo anche Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. Ci sono 25 miliardi di risorse già stanziati. “E secondo l’Ance valgono 400mila posti di lavoro con una ricaduta sull’economia da 90 miliardi”. Non si può più aspettare. “Il ciclo economico si sta facendo negativo e aprire i cantieri è un’emergenza per il Paese a partire dall’occupazione”.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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