Con Roberto Reggi la Fondazione di Piacenza e Vigevano cambierà passo e programmi, si diceva all’insediamento del nuovo presidente. E dopo tre mesi, adesso è arrivata la prima pietra del percorso. Una pietra pesante, con un mutamento di rotta radicale sul futuro dell’ex convento di Santa Chiara di proprietà della Fondazione.
In sostanza, per l’area da 10mila metri quadrati in centro cittadino sullo Stradone Farnese, finisce nel cestino tutto quanto stabilito dalla precedente governance presieduta dal notaio Massimo Toscani. Stop quindi alla trattativa di vendita di una parte dell’area a fini privati (appartamenti e garage). Una trattativa ormai giunta alla firma con un imprenditore piacentino in cambio di una quota delle risorse per completare la ristrutturazione degli immobili che sarebbero rimasti della Fondazione e poi messi a disposizione degli allievi del Conservatorio Nicolini, di iniziative culturali e artigiane.
Un progetto ambizioso
Il futuro di Santa Chiara, come ha spiegato Reggi al quotidiano Libertà, sarà più ambizioso: tutto a scopo sociale per dare più risposte ai bisogni della città. Alloggi per allievi del Nicolini, delle università (Cattolica, Politecnico e nuova Facoltà di medicina) con spazi dedicati anche alla vita sociale degli studenti. In più, una parte della ristrutturazione sarà finalizzata alla residenza di persone disabili, come ha sottolineato l’ex sindaco di centrosinistra di Piacenza.
Numero di ospiti? Da definire, ma comunque nell’ordine di qualche centinaio di persone. Costo dell’operazione? Circa 20 milioni di euro, con la necessità quindi di risorse ingenti, un flusso che palazzo Rota Pisaroni da solo non potrà alimentare. Ma è altrettanto chiaro che se Reggi è uscito allo scoperto, qualcosa bolle in pentola. E sul tavolo probabilmente ci sono già una serie di opzioni, da fondi pubblici disponibili a potenziali partner, di cui però il presidente della Fondazione non ha voluto dire di più, annunciando il progetto definitivo per fine anno.
Dentro il palazzo
Tutto bene? Certo. Non c’è niente di male in una scelta del genere, anzi. L’unica perplessità potrebbe emergere in relazione ad un allungamento dei tempi dell’operazione. L’impressione però è di avere di fronte una scelta d’indirizzo che va ben oltre il caso specifico di Santa Chiara. Guardando all’interno della Fondazione e alla sua storia recente, è un passaggio che segna una discontinuità senza se e senza ma, per non dire che apre una voragine con il passato.
Questo emerge in modo palese quando Reggi giudica un’operazione commerciale quella portata avanti dalla governance precedente sull’area dell’ex convento; criticandola anche alla luce dei vincoli giuridici che a suo dire sarebbero stabiliti per le compravendite dei beni delle Fondazioni; e per il fatto che l’impresa acquirente, spendendo 2,5 milioni di euro per la sua parte di Santa Chiara, avrebbe fatto i lavori nella restante di proprietà dell’Ente per 4,5 milioni (e qui vedremo se Toscani risponderà).
A questo punto viene da chiedersi quali saranno le prossime mosse di Reggi e del suo Consiglio d’amministrazione in potenziale discontinuità con il passato. Per esempio sull’entrata della Fondazione in Piacenza Expo, di fatto già avvallata dalla presidenza Toscani; oppure sul futuro di Xnl, il palazzo ex Enel in via Santa Franca, vocato dalla precedente gestione all’arte contemporanea dopo la sua ristrutturazione.
Fuori dalla Fondazione
Guardando invece all’esterno, al ruolo che d’ora in poi la Fondazione avrà a Piacenza e sul suo territorio, si coglie una gran voglia di fare, condita da un po’ di sano protagonismo anche sul piano squisitamente politico. Come non fare il parallelo, ad esempio, tra le recenti polemiche sull’esclusione della clausola per i disabili nel nuovo bando comunale per l’appalto del verde indetto dalla Giunta Barbieri, e l’annuncio di Reggi di riservare proprio a questa categoria di persone un ruolo di primo piano nel futuro residenziale di Santa Chiara?
Ma anche se si trattasse di una coincidenza, quella di Reggi è una mossa che comunque manda un messaggio chiaro alla città e ai suoi notabili. La Fondazione c’è. E a Piacenza vuole contare molto di più che in passato.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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