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L’acqua in più dalla diga del Brugneto: un (in)successo che a Piacenza lascia l’amaro in bocca

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La diga del Brugneto è a Torriglia, in provincia di Genova

L’acqua della diga del Brugneto è da sempre al centro delle dispute estive fra Piacenza e Genova. Ma complice l’emergenza siccità, forse mai come quest’anno il tema è diventato tanto spinoso anche sul piano politico.

Partiamo dall’inizio. Piacenza chiede il rilascio di 2,5 milioni di metri cubi d’acqua tra fine giugno e inizio luglio. Lo fa con un mese d’anticipo rispetto agli accordi che regolano la gestione dell’invaso. Genova acconsente. Quest’acqua del Brugneto serve principalmente per irrigare i campi. Soprattutto le distese di oro rosso, i pomodori che anche in Val Trebbia fanno le fortune della filiera agroalimentare piacentina. Poi serve per rimpinguare le falde sotto il profilo idropotabile, e cioè per rifornire i rubinetti di case e aziende fino in pianura. Infine, l’acqua della diga in territorio ligure, ma alimentata anche dal Piacentino, ha la funzione di garantire il deflusso minimo vitale (Dmv) lungo il Trebbia fino al Po.

La sete e gli esclusi

Tutto bene? Non proprio. Nemmeno il tempo di finire il rilascio, che i piacentini sono già assetati e battono cassa. Si parla di una richiesta di altri 2 milioni di metri cubi. Sarebbe una manna per arrivare alla fine della stagione agricola. Nell’invaso l’acqua c’è e Genova ne ha bisogno solo per alimentare l’acquedotto cittadino, che per inciso è un colabrodo. Ma i tempi si allungano, l’emergenza peggiora e la tensione sale. Fin quando arriva una data: del rilascio aggiuntivo dal Brugneto si parlerà il 25 luglio.

A promuovere l’iniziativa è il nuovo sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, eletta il 26 giugno. La prima cittadina si premura di informare la cittadinanza tutta, del capoluogo e della provincia, sul suo incontro decisivo con Giacomo Raul Giampedrone e Irene Priolo, gli assessori all’Ambiente di Liguria ed Emilia-Romagna.

Tra l’altro, la prima cittadina, ormai leader indiscussa del centrosinistra locale, si guarda bene dall’invitare alla trattativa i vertici della Provincia di Piacenza in mano al centrodestra. La scortesia istituzionale non passa inosservata. Per qualcuno Tarasconi vuole intestarsi tutti i meriti del rilascio aggiuntivo. Forse accarezza l’idea di emulare l’ex sindaco Patrizia Barbieri, che guidava anche l’ente di via Garibaldi; e l’acqua del Brugneto le serve comunque per conquistare gli amministratori del territorio che eleggeranno il nuovo presidente della Provincia il prossimo 24 settembre.

Mezzo flop

Da chi aspetta l’acqua nei campi l’incontro del 25 luglio viene visto con un certo fastidio: un dazio di una decina di giorni sui tempi previsti per consentire una passerella politica. Ma dopo il danno arriva la beffa. Il risultato del summit idrico è un mezzo flop, che lascia l’amaro in bocca. Altro che 2 milioni di metri cubi d’acqua: dalla diga del Brugneto ne arriveranno solo 700mila. Un terzo di quanto ritenuto indispensabile.

Formalmente però tutti contenti. Ci mancherebbe, bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Per la sensibilità dimostrata, al governatore Giovanni Toti e alla Liguria arrivano in primis i ringraziamenti dai vertici della Regione Emilia-Romagna. Poi ecco la gratitudine espressa da alcuni addetti ai lavori, da cui trapelano però i primi segnali d’insoddisfazione.

“Bene il rilascio aggiuntivo in favore del territorio piacentino. Ringraziamo il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e tutte le istituzioni che a vario grado si sono prodigate per raggiungere l’accordo. L’acqua in arrivo non sarà risolutiva della situazione che stiamo vivendo ma sarà comunque una boccata d’aria che si aggiunge alle poche precipitazioni dei giorni scorsi”, scrivono in una nota congiunta Francesco Vincenzi (presidente dell’Anbi nazionale e dell’Emilia-Romagna) e Luigi Bisi (presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza).

I sassolini della Provincia

Dietro le quinte intanto sale il malcontento. In particolare nel mondo agricolo, che si sente quasi preso in giro dall’accordo al ribasso sbandierato come un successo. L’acqua è poca, troppo poca. E sempre ieri arriva una nota della Provincia di Piacenza che lascia pochi dubbi su questa lettura. I protagonisti sono Franco Albertini, presidente facente funzione della Provincia, oltre che sindaco dell’Alta Val Tidone, e Giampaolo Maloberti, consigliere provinciale con delega ai Rapporti con la Regione in materia di agricoltura, e consigliere comunale di Rivergaro.

A Maloberti il compito di ringraziare comunque per il rilascio aggiuntivo dalla diga del Brugneto. Ma dopo le cortesie istituzionali, il consigliere mette in evidenza i limiti dell’accordo tanto celebrato. Con un deflusso minimo vitale di mille litri al secondo, per Maloberti “si corre il rischio che l’acqua rilasciata dal Brugneto non possa essere prelevata dai vari consorzi irrigui, ma che debba invece proseguire il suo percorso nell’alveo del fiume”. E propone di conseguenza “una riduzione drastica del Dmv, almeno un dimezzamento dell’attuale valore, affinché il rilascio di 700mila metri cubi possa veramente contribuire all’irrigazione”, rilanciando la palla soprattutto a Bologna che non è stata in grado di ottenere di più da Genova.

Albertini invece si premura di bacchettare il sindaco Tarasconi per non aver invitato i vertici della Provincia all’incontro con gli assessori regionali. “Se è vero che né Comune né Provincia hanno competenze dirette in materia, ma indirette sì, è altrettanto vero che le decisioni sul rilascio aggiuntivo dalla diga del Brugneto hanno un rilievo territoriale certamente sovracomunale”. Per questo, conclude Albertini, “a mio avviso, la Provincia – per il suo specifico ruolo di Casa dei Comuni – doveva essere invitata: non averlo fatto è una mancanza di rispetto istituzionale che sarebbe stato meglio evitare”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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