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Papamarenghi: dopo i successi di palazzo Farnese adesso puntiamo sul Politeama

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Jonathan Papamarenghi: l’assessore alla Cultura di Piacenza snocciola dati e novità importanti con calma, ma si vede che è carico come una molla. C’è la voglia di fare un primo bilancio del suo operato, per non dire di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. E di svelare alcune novità a cui sta lavorando. Così Papamarenghi ci racconta della mostra di dicembre in Sant’Ilario con un Caravaggio o un Rubens in arrivo da Roma. E dopo i successi dell’#EstateFarnese, ci anticipa l’idea di allungare il cartellone delle manifestazioni a tutto l’anno, coinvolgendo le associazioni culturali e il Teatro Politeama, che pare al centro di una trattativa immobiliare, a cui anche l’Amministrazione comunale potrebbe essere interessata.

Insomma, siamo nel mezzo di una fucina di iniziative che vedono Papamarenghi sempre più protagonista sulla scena cittadina e non solo. Sarà perché si avvicinano le elezioni? “Guardi, a me preme portare a termine con successo gli obiettivi che ci siamo dati con il sindaco Patrizia Barbieri. Poi giudicheranno gli elettori”, afferma con un sorriso sornione.

Assessore, partiamo dalle ultime polemiche: che ci dice di quella sul nuovo statuto della Ricci Oddi che trasformerà la Galleria in una Fondazione con tutti i vantaggi dell’entrare nel terzo settore? Lo statuto approvato dal Consiglio di amministrazione della Ricci Oddi è una bozza o è già quello definitivo?
“Come ho spiegato alle Commissioni consiliari 3 e 4 riunite, si tratta di un documento che ha già avuto il parere favorevole degli enti e delle istituzioni che con il Comune esprimono i consiglieri del Cda per volere del fondatore Giuseppe Ricci Oddi; e cioè l’Accademia di San Luca di Roma; la Fondazione di Piacenza e Vigevano; la Prefettura di Piacenza e gli Amici dell’arte. Adesso l’iter riguarda l’Amministrazione comunale. Se lo riterrà opportuno, nei suoi vari passaggi – Commissione 1, Giunta e Consiglio comunale – proporrà le sue valutazioni al Cda della Galleria che poi voterà il nuovo statuto definitivo della Galleria”.

Passiamo alla chiusura dei musei di palazzo Farnese il 1° novembre scorso; una serrata che a diversi piacentini ha fatto storcere il naso, visto tra l’altro il trend positivo dei visitatori…
“Chi si è lamentato ha ragione. E lavorerò perché sparisca anche questa chiusura festiva. Ma forse bisognerebbe ricordargli le chiusure festive che c’erano in precedenza, prima del mio arrivo e cioè fino al 2018. All’epoca, i musei del Farnese erano chiusi il 1° gennaio; a Pasqua; il 1° maggio; il 4 luglio; il 15 agosto; il 1° novembre; il 25 e 26 dicembre”.

E adesso quante sono le chiusure?
“Quest’anno siamo passati solo al 1° novembre e al 25 dicembre, non so se mi spiego. L’obiettivo, come dicevo, è arrivare in futuro a chiudere solo giorno di Natale. Tutto questo con una serie di valori aggiunti non di poco conto…”.

Ce li ricorda?
“Con l’apertura dell’Archeologica nel maggio scorso siamo passati da quattro a cinque sezioni museali, e quest’ultima conta ben 18 sale. L’ampliamento ha comportato un notevole aumento del personale, a cui però non ha corrisposto un parallelo aggravio dei costi per le casse comunali”.

Come ha fatto ad ottenere questo risultato?
“Abbiamo sostituito il personale comunale che via via è andato in pensione con risorse esterne. Sempre nel 2018, il Comune in questo settore spendeva 100mila euro in più di oggi per il lavoro dipendente; adesso offriamo più servizi e più spazi, e spendiamo meno”.

Addirittura?
“Si, attualmente di quei 100mila euro ne spendiamo circa 60-70mila per pagare gli addetti esterni forniti dalle cooperative che lavorano con noi. E le assicuro, sono cambiate molte altre cose”.

Per esempio?
“Quando sono arrivato, i musei del Farnese dal martedì al giovedì erano aperti solo la mattina, con orari, mi lasci passare il termine, anche se potrei sembrare polemico, da ufficio del catasto. Oggi le nostre sale sono aperte al pubblico anche il pomeriggio. E da settembre abbiamo l’orario continuato dal venerdì alla domenica. Risultati che si vedono anche dal flusso degli acquisti al bookshop o dal successo di mostre esperienziali come Farnese Segreto”.

Ci dica…
“Prima si vendevano tre-quattro libri l’anno; nel solo mese di ottobre al bookshop abbiamo venduto 99 volumi, tra la sorpresa dei nostri collaboratori. Sul piano degli incassi, pensi solo a quelli di Farnese Segreto. Per questa mostra, al netto degli aggiustamenti, che comunque avremmo sostenuto, abbiamo speso circa 12mila euro, recuperati in soli 12 giorni di apertura. Ma c’è di più… Posso farle un altro esempio ancor più significativo?”.

Prego, assessore Papamarenghi.
“Nel 2018, ricordo epoca pre Covid, con una mostra al Farnese costata centinaia di migliaia di euro come quella su Annibale, l’incasso annuo dei biglietti era stato in totale di circa 51mila euro. Quest’anno, da maggio, quando abbiamo riaperto, fino ad ottobre compreso, siamo già oltre quella cifra. Solo nell’ultimo mese abbiamo incassato 13.900 euro, quando prima in media si parlava di 2.000-2.500 euro al mese”.

Insomma, a dispetto di chi sosteneva il contrario, parafrasando si può dire che a Piacenza con la cultura si comincia a mangiare…
“Dico che abbiamo cambiato approccio. E che soprattutto i piacentini, anche grazie alla nostra estate culturale con oltre 100 spettacoli, stanno riscoprendo palazzo Farnese. Un monumento di cui essere orgogliosi e che sta diventando un volano turistico per le nostre strutture ricettive e di ristorazione. E si tratta di numeri che vanno visti nel loro complesso, coinvolgendo l’intera offerta culturale della città, dalla Ricci Oddi a tutte le altre realtà presenti in questo settore”.

Ha citato la Ricci Oddi, come la pensa sull’operazione del Klimt a Roma?
“Penso solo bene. Ci siamo privati per qualche mese del Ritratto di Signora, ma dalla sua presenza nella capitale Piacenza già avuto un enorme ritorno d’immagine; chi ha visitato la mostra di Klimt a palazzo Braschi posta sempre sui social anche la foto del nostro capolavoro; e stanno arrivando tante richieste d’informazioni per venire a visitare la Galleria, indipendentemente dalla presenza del Ritratto di Signora in via San Siro. Vedrà ad aprile, quando apriremo la mostra piacentina dedicata al grande pittore austriaco”.

Indubbiamente un bello spot per l’Amministrazione uscente, visto che guarda caso lei sarà in piena campagna elettorale…
“Non so se farò la campagna elettorale; so che sarò in piena attività per chiudere le ultime cose prima di andar via o di finire il mio mandato”.

Della mostra di dicembre ormai certa in Sant’Ilario cosa ci può anticipare? Da Roma arriverà davvero un Caravaggio o un Rubens per ripagare Piacenza del Klimt?
“Guardi, credo sia giusto replicare le scelte di successo, come è stata la mostra organizzata a dicembre 2019 per ricordare la figura di Stefano Fugazza, inaugurata due giorni dopo il ritrovamento del Klimt; in 4 settimane abbiamo avuto più di 4mila ingressi gratuiti, naturalmente. Chi arrivava per fare shopping nelle vie del centro aveva questa opportunità e in tanti l’hanno sfruttata. Per quanto riguarda il capolavoro in mostra, vedremo. Confermo che in ballottaggio ci sono La buona ventura e il San Giovanni di Caravaggio, e il Romolo e Remo di Rubens; direi che in tutti i casi per i piacentini in Sant’Ilario sarà un bel vedere, anche con l’arrivo del Rubens, dove è ritratta la lupa che allatta i gemelli, il simbolo della nostra città”.

Dal suo operato emerge di certo una centralità data a palazzo Farnese, ma l’impressione è che lei guardi anche al creare una rete con tanti altri luoghi culturali della città.
“Da questo punto di vista l’esperienza di #EstateFarnese, con il rilancio del cortile del palazzo è stata un’esperienza molto positiva; pensi che in un certo senso abbiamo bagnato il naso al Castello Sforzesco di Milano”.

Beh, assessore, adesso non esageri…
“Mi riferisco a spettatori e numero di spettacoli. Sto parlando di una metropoli considerata una capitale europea, con un bacino molto più ampio del nostro e con una grande tradizione rispetto a noi. Detto questo, al Castello Sforzesco di Milano hanno fatto 80 spettacoli e noi 102; loro, con risorse enormemente maggiori, hanno fatto 40mila ingressi e noi 20mila al primo cartellone”.

Complimenti a lei e a chi altro?
“Il merito va a tutte le associazioni culturali che hanno arricchito il cartellone di #EstateFarnese. È stato possibile perché in periodo Covid abbiamo iniziato a riunire in videoconferenza una settantina di associazioni di Piacenza. Pensi che sebbene operassero nello stesso ambito artistico, alcune nemmeno si conoscevano; con loro abbiamo costruito tante sinergie e una proposta di successo; davvero, servono solo spazi adeguati…”.

A che cosa sta pensando?
“Che sarebbe importante dare continuità a quest’esperienza, metterla in rete, collegandosi ad esempio ad altre realtà straordinarie di Piacenza come il Conservatorio Nicolini”.

Andiamo al sodo assessore: lei è anche nel Cda della Fondazione Teatri, ente che ha nelle proposte musicali uno dei suoi cavalli di battaglia, ma che però non collabora con il Nicolini. A ben vedere una situazione che rasenta il paradossale.
“Credo che Fondazione Teatri e Nicolini si potranno parlare maggiormente e magari coordinarsi per fare delle cose insieme; penso anche a maggiori collaborazioni con l’Orchestra Cherubini del maestro Muti; e non guardo solo a spazi come il Teatro Municipale e i Teatini”.

Cosa intende dire?
“Torno al concetto di dare continuità alle attività e al fermento culturale di associazioni e scuole che abbiamo sul nostro territorio. E sto pensando al Teatro Politeama: è il secondo palcoscenico che abbiamo in città dopo il Teatro Municipale su piano del prestigio, ma più capiente visto che il primo conta 1.150 posti e il secondo circa 1.300”.

Ci sta dicendo che il Comune di Piacenza vuole acquistare il Teatro Politeama?
“Innanzi tutto bisogna capire se è davvero in vendita; ma a prescindere da questo, è una strada da percorrere che potrebbe avere molteplici risvolti positivi. Un cartellone invernale su cui ci sarebbe un grande impegno da parte dell’Amministrazione, potrebbe essere una carta importantissima per rivitalizzare il centro storico. Insomma, se abbiamo avuto 20mila presenze a #EstateFarnese, pensi che cosa potrebbe succedere al Politeama”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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