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La sindaca Barbieri premi il generale Figliuolo, ma non parli di “sistema Piacenza” per il Covid

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Patrizia Barbieri si è detta raggiante quando ha saputo che il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario all’emergenza Covid, aveva accettato di ricevere il 9 settembre il premio “Piacenza riparte dalla Cultura”. Un premio a colui che oggi rappresenta al meglio i meriti dell’Esercito italiano nella lotta al virus. Meriti che anche a Piacenza sono stati palpabili e sono ancora sotto gli occhi di tutti con la campagna vaccinale.

Se alla scelta della sindaca Barbieri va dunque il nostro plauso, c’è qualcosa nella sua lettera d’invito al commissario Figliuolo che però non ci ha convinto. La nota stonata è quel richiamo a un “sistema Piacenza” citato quasi come un modello nell’affrontare la pandemia, perché avrebbe evitato sul nostro territorio la processione dei camion militari carichi di bare che lasciava Bergamo durante la prima ondata del virus.

In quei mesi dello scorso anno, forse qualcuno l’avrà dimenticato, a Piacenza le bare c’erano eccome, stipate anche nei container refrigerati davanti al forno crematorio del cimitero cittadino. Non c’è stato quindi nessun modello di cui vantarsi rispetto a Bergamo. E men che meno un “sistema Piacenza” efficiente da portare ad esempio.

La storia, che ahimè non si può riscrivere, dice che la pandemia a Piacenza come a Bergamo è stata un terribile disastro. Ha causato tanti, troppi morti: quasi 1.600 quelli ufficiali in tutta la nostra provincia. Un marchio indimenticabile e indelebile, con un tasso di mortalità che ha visto Piacenza ai vertici del Paese.

Quell’ospedale da campo costruito in men che non si dica dai nostri militari come in altre città, citato come il primo esempio di un “sistema Piacenza”, è stato semplicemente il primo segno della disfatta che stavamo vivendo. La plastica dimostrazione di una tragedia che non si riusciva ad arginare, nonostante l’abnegazione straordinaria dei nostri sanitari. Una tragedia che in seguito ha iniziato gradualmente a ridursi solo grazie al lavoro domiciliare delle Usca – quelle sì un modello piacentino imitato da tutti – affiancato dall’invio seppur tardivo degli ammalati più gravi nelle terapie intensive degli altri ospedali della nostra regione.

E fermiamoci qui, senza rinvangare gli ultimi giorni di quel tremendo febbraio 2020 e di quella zona rossa mai istituita, che a Piacenza avrebbe potuto salvare tante vite piante ancora oggi. Quindi, cara sindaca, premi pure il generale Figliuolo e guardi avanti. Ma per favore non parli più di un “sistema Piacenza”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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