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Patrimoniale: uno spettro si aggira per l’Italia

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Patrimoniale in arrivo? Difficile dirlo. Se si fa non si annuncia mai. E di solito colpisce nottetempo. Ricordate il prelievo forzoso sui conti correnti fatto dal governo Amato nel 1992 per fronteggiare le speculazioni sulla Lira? Ecco, sono passati tanti anni ma il sistema rimane lo stesso: non si dice per evitare il fuggi fuggi generale e non restare con un pugno di mosche in mano.

Patrimoniale e debito pubblico

Ma come mai si è tornati a parlare di una patrimoniale e cioè di una tassa sui risparmi degli italiani? Principalmente per due motivi.

  • Primo: perché come hanno sottolineato la Commissione Ue e Moody’s – ma lo sappiamo tutti – il grande problema dell’Italia, quello che condiziona le sue politiche economiche e di sviluppo, è il debito pubblico. Una cifra enorme: oltre 2.320 miliardi di euro, il 130% del Pil. Tuttavia è nettamente inferiore alla ricchezza degli italiani, che tra liquidità, obbligazioni, fondi, azioni e polizze ammonta a circa 4.290 miliardi, senza considerare le proprietà immobiliari.
  • Secondo: perché il leader della Lega Matteo Salvini nei giorni scorsi si è lanciato in un ragionamento “pericoloso” parlando della manovra giallo-verde: “La forza dell’Italia, che nessun altro degli amici seduti al tavolo oggi ha, né i francesi, né gli spagnoli, è un risparmio privato che non ha eguali al mondo. Per il momento è silenzioso e viene investito in titoli stranieri. Io sono convinto che gli italiani siano pronti a darci una mano”.

Così si torna a bomba: quella “mano” potrebbe essere un prelievo forzoso su conti correnti e dintorni? Di certo sarebbe una scorciatoia che darebbe un bell’aiuto ai disastrosi conti pubblici italiani. Pensate che il solo servizio al debito e cioè quanto spendiamo per pagare gli interessi sui titoli di stato ammonta a circa 65 miliardi l’anno, quanto ci costa l’intero settore dell’istruzione.

La polizza dei soliti noti

Ma a pagare chi sarebbe? Naturalmente soltanto chi tiene i soldi in Italia: quel cittadino medio già tartassato da imposte e tasse. I ricchi, quelli veri, i soldi li tengono all’estero, per non parlare naturalmente degli evasori.
E questa è l’unica “polizza assicurativa” degli italiani contro l’ipotesi di una patrimoniale. Un governo politico che fa una cosa del genere è destinato a crollare negli indici di gradimento degli elettori. Il governo Amato del 1992 era infatti un governo tecnico. Come quello presieduto da Monti che ha introdotto l’Imu, una forma di patrimoniale sugli immobili. Insomma, per un governo politico come quello giallo-verde mettere le mani nelle tasche degli italiani sarebbe una mossa suicida, che lo farebbe sprofondare dalle stelle alle stalle agli occhi dei cittadini.

Cir o gambe in spalla?

Il clima però non è dei migliori. Pare che molti risparmiatori, spaventati dall’ipotesi di una patrimoniale, si stiano muovendo di nuovo verso destinazioni estere, Svizzera in primis. E per calmare le acque a poco è servita la spiegazione che Salvini nel suo ragionamento si riferisse all’idea dei Cir, i Conti individuali di risparmio. Di cosa si tratta? Di emissioni pubbliche destinate ai piccoli risparmiatori a condizioni fiscali particolarmente favorevoli.

Una mossa ben diversa da una patrimoniale perché i Cir incentivano in modo volontario il finanziamento delle casse statali. E hanno il vantaggio, come Bot e Cct, di spostare il peso dei titoli di stato su questi acquirenti, disinnescando in parte le dinamiche dello spread, legato ai Btp e a investitori esteri e istituzionali come le banche. L’operazione però ha una controindicazione. A pagare il conto dei Cir sarebbero anche i titoli delle aziende italiane che perderebbero competitività agli occhi dei piccoli risparmiatori.

Patrimoniale e libro dei sogni

Insomma, la patrimoniale per ora resta uno spettro che ogni tanto fa capolino nei discorsi di politici, esperti finanziari ed economisti. Forse però sarebbe meglio puntare su altre ricette più durature per ridurre il debito pubblico. Quali? Ad esempio tagliare i costi della burocrazia e riformare davvero la macchina pubblica per facilitare e incentivare gli investimenti. Combattere l’evasione fiscale senza remore e con tutti gli strumenti a disposizione a partire dall’incrocio delle banche dati. Rilanciare i consumi riducendo tasse e imposte a partire dal cuneo fiscale sui salari. Ridare fiato al Pil anche con un massiccio piano di investimenti pubblici sulle fragili infrastrutture esistenti e su quelle future, per dare lavoro e migliorare la qualità della vita. Ma questa è un’altra storia. Una storia che per adesso resta scritta in un libro dei sogni.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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