Piacenza alza lo sguardo sul futuro. Pensa al dopo Covid, ripartendo dall’ambito sanitario. E lo fa con una scelta importante sul piano strategico a 360 gradi. Il sindaco Patrizia Barbieri, insieme al direttore generale dell’Ausl, l’ingegner Luca Baldino, ha annunciato che in città verrà aperto un corso di laurea in medicina in lingua inglese. Il corso, collegato all’Università di Parma, sarà a numero chiuso: 100 i posti previsti per anno accademico, coinvolgendo a regime 600 studenti.
“Il progetto è già stato approvato dal Collegio accademico dell’Università di Parma e inviato ai ministeri competenti”, ha detto il sindaco Barbieri. La partenza, Covid permettendo, è prevista per settembre 2021 con al massimo uno slittamento al 2022, se si dovessero incontrare dei problemi causati soprattutto dalla pandemia. “Le cattedre previste saranno una trentina; con una forte propensione all’internazionalizzazione, visto che tutti i corsi saranno tenuti in inglese, attualmente i più ricercati anche nel settore sanitario”.
Ospedale universitario
Altro punto chiave del progetto: “L’ospedale di Piacenza diventerà un ospedale universitario”, ha aggiunto la prima cittadina. “E quindi avrà la possibilità di promuovere e potenziare le attività di ricerca. Un riconoscimento alla grande professionalità di tutti i nostri medici e del nostro personale infermieristico”. Questo percorso comunque è già iniziato, ha poi rivelato Barbieri, con il reparto di ortopedia che è già diventato universitario e che sarà seguito nei prossimi mesi da altre realtà dell’ospedale piacentino.
Iter ancora complesso
“Questo non è un traguardo, ma un punto di partenza”, ha detto l’ingegner Baldino, evidenziando a sua volta i vantaggi per la ricerca e la formazione che si potranno sviluppare con la trasformazione del nosocomio di Piacenza in ospedale universitario. L’iter però prevede ancora l’approvazione definitiva dei ministeri dell’Università e della Salute; e sul piano accademico, la messa a punto della qualità degli insegnamenti. Tutti passaggi non privi di complessità, ma il direttore generale dell’Ausl si è detto fiducioso sul fatto che l’apertura del corso di laurea si possa raggiungere nei tempi previsti.
Sanità a una svolta
Per Baldino questo corso avrà l’effetto di cambiare la sanità locale. Per esempio fidelizzando le risorse umane e “rendendo molto più attrattiva Piacenza per il personale medico ed infermieristico”. Un salto di qualità alimentato anche grazie “all’aumento delle relazioni internazionali che si potranno sviluppare nel giro di una decina d’anni”. Magari con l’arrivo di docenti anche dall’estero e attraverso una rete di medici italiani e stranieri che dopo aver studiato qui, faranno carriera in giro per il mondo, restando in contatto tra loro e con la realtà piacentina.
Il problema della sede
Sul piano pratico intanto va deciso dove sarà la sede del corso di laurea. “Stiamo valutando anche con la Regione quali possano essere le soluzioni migliori”, ha detto il sindaco Barbieri. “Propendiamo per una sede vicina all’ospedale, proprio perché questo collegamento è fondamentale. Per il primo anno potrebbe esserci anche una soluzione provvisoria, legata solo alla necessità di far partire il corso con i primi 100 ragazzi. Ed è evidente che tanti edifici si prestano a questo tipo di risposta”.
Altro discorso invece “è lavorare sul lungo periodo”. Cioè guardare avanti di qualche anno, “pensando ai 600 studenti e soprattutto alla situazione legata alla loro permanenza, dando una risposta che sia la più efficace possibile. Per questo stiamo valutando la questione anche in termini di zone della città. Le diverse soluzioni vanno analizzate anche per capire se sono compatibili con le esigenze del Rettore di Parma (il professor Paolo Andrei, ndr), in ordine alla capienza delle aule e dei laboratori. Una progettazione che poi ci guiderà nella scelta definitiva”. E qui, riflettendo sulle parole del sindaco, il pensiero non può che correre all’ex ospedale militare, sulla cui valorizzazione a Piacenza si discute da mesi, per non dire da anni.
Il nuovo ospedale
Baldino ha sottolineato poi come la trasformazione dell’ospedale di Piacenza in ospedale universitario comporterà anche degli effetti sulla progettazione del nuovo nosocomio, che dovrà tener conto di questa novità. Ma questo “non significa assolutamente che si stia pensando di costruire al fianco del nuovo ospedale la sede universitaria del corso di medicina”, ha spiegato il direttore generale dell’Ausl. “Un conto è la sede universitaria e un conto è prevedere delle aree nel nuovo ospedale che siano dedicate alla ricerca legata all’attività universitaria”, ha aggiunto il sindaco.
Ricadute importanti
Al di là dei numeri e dei tempi previsti, così come degli investimenti (di cui ancora poco si sa, se non che coinvolgeranno la Regione), è chiaro, come ha detto Barbieri, che “le ricadute di questo corso di laurea in medicina sullo sviluppo del tessuto socioeconomico del nostro territorio sono un’occasione davvero molto importante”.
Piacenza, per prima cosa, dopo averne persi per anni, si appropria di un centro decisionale in un settore chiave come quello della sanità. E anche se collegato a Parma, sarà comunque un centro decisionale con potrebbe avere interessanti margini di sviluppo autonomo sul piano della formazione. Come non guardare, per esempio, al corso di laurea triennale di fisioterapia a Fiorenzuola, che con questa spinta potrebbe evolvere, proponendo nuove specializzazioni?
Ma in generale, con l’arrivo del corso di medicina, ne guadagna tutta l’offerta formativa e culturale del territorio piacentino, dove si potrà rafforzare in tal modo la presenza di Politecnico e Cattolica, e di tutto l’indotto che l’attività universitaria comporta sul piano occupazionale ed economico. Con il valore aggiunto dato dalla peculiarità delle lezioni in inglese. Un fattore che può attirare davvero studenti in medicina da tutto il mondo e dall’Italia, dove si contano solo una dozzina di corsi del genere.
Insomma, un bel segnale. Piacenza comincia a rialzare la testa. E speriamo che sia solo l’inizio.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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