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Villa Verdi espropriata: Piacenza avrà il ruolo che gli spetta?

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Villa Verdi: via alla procedura per arrivare all’esproprio statale. La svolta nella lunga vicenda della casa museo del grande musicista finita all’asta, come avevamo anticipato, è stata confermata dallo stesso ministro della Cultura. La scelta del dicastero guidato da Gennaro Sangiuliano si basa sugli articoli 95 e 99 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Un esproprio che al termine della procedura di 180 giorni, dovrebbe comportare una spesa di circa 10 milioni euro, secondo la valutazione dei tecnici di Demanio e Soprintendenza.

Pubblica utilità

Si tratta di un’accelerazione ritenuta indispensabile viste le precarie condizioni in cui versa Villa Verdi a Sant’Agata. Per il ministro della Cultura, la casa museo sita nel comune piacentino di Villanova rappresenta infatti un bene che “non può rimanere esposto al degrado e all’incuria; ma deve poter costituire il nucleo centrale di un itinerario museale a disposizione del mondo intero”. Per ciò, ha concluso Sangiuliano, “le direzioni competenti del ministero, confortate da autorevoli pareri legali, hanno deciso l’acquisizione di Villa Verdi al patrimonio pubblico con il punto di non ritorno della dichiarazione di pubblica utilità”.

Plauso in Regione

Contenti a Bologna: “Apprendiamo con soddisfazione che il Ministero della Cultura ha aperto la procedura di esproprio di Villa Verdi, mettendo fine a un periodo di incertezza e rischio di decadimento del bene. Ora inizia il percorso parallelo per individuare la migliore modalità di gestione. La Regione Emilia-Romagna naturalmente concorrerà, muovendo dalla legge per le case degli illustri approvata lo scorso anno”, hanno dichiarato il presidente Stefano Bonaccini e l’assessore alla Cultura Mauro Felicori. Aggiungendo che “il restauro e la riapertura su nuove e più solide basi della villa appartenuta al Maestro Verdi, saranno un punto di forza per fare conoscere nel mondo l’artista, nonché la ricchezza delle terre verdiane, con il monumento a legare le province di Parma e Piacenza”.

Il nodo del Festival Verdi

Sarà così? Il nuovo status di Villa Verdi farà davvero da collante tra i due territori? Ricordiamo che non più tardi di tre mesi fa, il Consiglio comunale di Piacenza ha votato una risoluzione all’unanimità affinché le istituzioni (Fondazione Teatri) e i luoghi verdiani piacentini vengano inseriti all’interno del “Festival Verdi di Parma e Busseto”, celebre evento organizzato ogni anno.

Una richiesta al Governo Meloni affidata dall’aula di palazzo Mercanti ai parlamentari locali Tommaso Foti (Fratelli d’Italia), Elena Murelli (Lega) e Paola De Micheli (Pd) in vista dell’approvazione della legge di bilancio. Con tanto di proposta per il cambio di nome della manifestazione in “Festival Verdi delle Terre Verdiane” o in “Festival Verdi di Parma, Piacenza e Busseto”. Con il tutto che naturalmente sottende ad un aumento delle risorse da stanziare per l’ampliamento della kermesse.

L’appello ai piacentini

Se quella del Festival Verdi è una partita non facile e dall’esito incerto, per la quasi sicura opposizione dei parmensi, nel frattempo a Piacenza si tenta di fare squadra anche in cerca di alternative. L’ultimo contributo in tal senso arriva con un appello dal titolo “Per l’unità nel nome di Giuseppe Verdi”, lanciato da alcuni rappresentanti della società piacentina. Una riflessione che prende esempio proprio da quanto avviene a Parma e provincia in campo verdiano, e che vi riproponiamo integralmente.

«I sottoindicati esponenti della società piacentina di città e provincia si rivolgono alle Istituzioni locali, sollecitandole ad agire in funzione di coerenti iniziative riguardanti gli indiscutibili legami del maestro Giuseppe Verdi con il territorio piacentino.

Pensiamo che Enti Locali, Banche, Camera di Commercio unificata, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Regione Emilia Romagna, unitamente a club di servizio e associazioni quali l’Unione Industriali e Confapi Industria, possano individuare una vocazione aggiuntiva a favore del nostro territorio, per investire sul futuro in campi spesso trascurati ma che possono favorire uno sviluppo che ci compete.

Quello che proponiamo è un passaggio fondamentale perché senza questo coinvolgimento saremo destinati a una sconfitta, e riteniamo che si possano cogliere i vantaggi economici, culturali e sociali che potrebbero derivare al territorio dalla nostra proposta.

L’esempio della vicina Parma è categorico. In quella città e nella sua provincia sono i negozi, gli alberghi, i ristoranti, gli enti locali e le associazioni culturali che “vendono” Verdi e la sua musica. Tutta la comunità ne è consapevole, ed è proprio questo che manca al territorio piacentino. C’è a Parma una mobilitazione generale che a Piacenza deve ancora essere avviata. La nostra comunità si deve organizzare per rispondere alle attese dei turisti, valorizzando i lasciti verdiani finora trascurati o ignorati. Si tratta di operare un imprescindibile salto di qualità.

Il Maestro Giuseppe Verdi può far crescere Piacenza e la sua provincia, perché musica e cultura possono costituire un’opportunità importante quanto i settori tradizionali, spesso in affanno.

L’industria turistica comporta non la trasformazione radicale del territorio, tale da non renderlo più riconoscibile, ma consente invece un suo pieno e permanente riconoscimento e arricchimento. Il “prodotto” verdiano della nostra terra è un bene che, per essere goduto, richiede che la materia prima, che ha concorso a crearlo e a dargli valore, venga attentamente tutelata. Il paesaggio e il territorio non debbono essere sfruttati, ma vanno conservati, migliorati e arricchiti. E ciò vale per Villa Sant’Agata a Villanova sull’Arda, per l’ospedale dello stesso comune voluto e finanziato da Verdi, per le terre che sono state parte delle aziende agricole del Maestro e anche per l’ex Albergo san Marco a Piacenza, destinabile in gran parte a museo dedicato a Giuseppe Verdi, nonché per ogni altro lascito verdiano.

Chiediamo alle istituzioni locali piacentine di aderire tutte assieme a questo progetto che potrà essere occasione di sviluppo e collaborazione, tale da riscoprire aspetti inediti della vita del Maestro e da attirare turisti e visitatori.

In proposito, gli scriventi ritengono che per la situazione di stallo in cui versa l’edificio dell’ex albergo San Marco sia urgente un incontro formale tra il comune di Piacenza e l’Ausl di Piacenza, per verificare ogni possibile soluzione anche amministrativa riguardante il fabbricato.

Inoltre, si condivide lo sforzo compiuto dal ministro Sangiuliano per Villa Verdi a Sant’Agata di Villanova, e si apprezza l’idea annunciata alla stampa della procedura di esproprio per pubblica utilità, nonché quella di una Fondazione per la gestione del fabbricato e dei preziosi arredi in esso contenuti.

Infine circa l’Ospedale di Villanova ci si augura che, oltre al materiale della cappella interna, venga salvaguardata la Stanza di Verdi in essa contenuta grazie all’impegno delle Verdissime.com che ne furono le generose artefici.

In conclusione, gli scriventi ritengono che il comune di Piacenza possa assumere un ruolo-guida in questa impresa e chiedono alla sindaca Katia Tarasconi un incontro per meglio articolare la portata della proposta cui dare attuazione.

Stefano Pareti – per il Comitato Ex Albergo san Marco;
Pietro Chiappelloni – per la Sezione piacentina di Italia Nostra;
Gian Pietro Bisagni – per Terre Traverse;
Franco Sprega – per Terre Traverse;
Marco Corradi – autore del volume “Verdi non è di Parma”;
Maurizio Sesenna – Galleria Tiziano».

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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