Economia

Crowdfunding: hai un progetto ma non i soldi? Ecco come finanziarlo sul web

Crowdfunding, questo sconosciuto. Almeno da noi, visto che secondo l’Eurisko solo il 3% degli italiani sa cos’è. Il meccanismo è semplice: hai un’idea ma non i soldi per realizzarla? Puoi provare a cercarli sul web, che si tratti di un film, di un brevetto o di un’app. La presenti su una piattaforma di crowdfunding. Se trovi i finanziatori e raggiungi la cifra prefissata nei tempi stabiliti, il gioco è fatto. Puoi realizzarla in cambio di una forma di riconoscimento a chi ti ha offerto le risorse per partire con la tua idea.

In Italia un mercato di nicchia

Crowdfunding in sostanza significa finanziamento collettivo. Un meccanismo che si può innescare anche con versamenti di modesta entità. In Italia però questo mercato, che si muove su apposite piattaforme online, non è ancora decollato e ha raccolto un totale di soli 90 milioni di euro.

L’arrivo di Ulule

Ma adesso le cose potrebbero cambiare con l’arrivo di Ulule. Si tratta del principale operatore di crowdfunding europeo: ha aperto 2 sedi, a Milano e Roma, per essere più vicino ai “progettisti” che hanno scelto di cercare risorse attraverso la sua piattaforma. Nato in Francia, in 7 anni Ulule ha raccolto 74 milioni di euro per finanziare 17mila progetti. Con una percentuale di successo del 67% nel raggiungere il “goal” e cioè la cifra prefissata per ogni progetto. In Italia Ulule punta a diventeare il leader di mercato. E ha stretto accordi con due incubatori per startup: Luiss Enlabs della Luiss di Roma e Polihub del Politecnico di Milano.

I colossi americani

Negli Stati Uniti il crowdfunding è un fenomeno consolidato. GoFundMe, Kickstarter e Indiegogo sono i big del mercato e raccolgono cifre da capogiro. Basti pensare che la sola Kickstarter al febbraio 2017 ha “racimolato” circa 2 miliardi di dollari. Il suo progetto più ricco è stato lo smartwatch “Pebble Time” che ha raccolto oltre 20 milioni di dollari. La media per progetto dei portali statunitensi è però di circa 10mila dollari, mentre Ulule è a poco più di 4mila euro. Tuttavia la percentuale di successo nel “goal” delle piattaforme americane è solo del 35%, la metà di Ulule.

Tre modelli di Pebble Time

Le regole del gioco

Come spiega la Consob, il crowdfunding è suddiviso in diverse categorie. Si differenziano per il tipo di ritorno ottenuto da chi investe nel progetto presentato sulla piattaforma. Vediamo le principali.

  • Il modello più diffuso è il reward based crowdfunding, quello preferito da Ulule. Alla partecipazione al finanziamento corrisponde un premio o una specifica ricompensa non in denaro, a seconda dell’investimento effettuato. Ad esempio, si finanzia un’opera teatrale e in cambio si ottengono i biglietti dello spettacolo. O si sostiene un giovane artista che ricambia con le sue opere.
  • Si parla di equity based crowdfunding quando invece si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società. E qui la “ricompensa” è l’insieme dei diritti patrimoniali e amministrativi della partecipazione all’impresa.
  • C’è poi la raccolta royalty based: si finanzia un’iniziativa imprenditoriale, ricevendo in cambio una parte dei profitti.
  • Il modello di social lending (o peer to peer lending) consente di realizzare prestiti tra privati, ricompensati con il pagamento di interessi.
  • Infine, con il donation based è possibile fare donazioni per sostenere una determinata causa o iniziativa senza ricevere nulla in cambio.

“Nella maggior parte dei Paesi in cui operano portali di crowdfunding – sottolinea la Consob – il fenomeno non è soggetto a regolamentazione. Ed è fatto pertanto rientrare nell’ambito di applicazione di discipline già esistenti (appello al pubblico risparmio, servizi di pagamento, etc.). L’Italia è invece il primo Paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa al solo equity crowdfunding”.

 

Crowdfunding nel bene

Il web è pieno di casi positivi. E ogni giorno si susseguono le notizie sui progetti che hanno superato gli obiettivi di raccolta o che sono diventati un successo di mercato. C’è di tutto: tanta tecnologia, ma anche altre idee imprenditoriali. E iniziative artistiche e culturali, dai festival ai film, ai fumetti. Quello che conta però non è solo una buona idea, ma anche la campagna, con cui la si presenta, per attirare i sottoscrittori. E qui gli esperti della piattaforma sono fondamentali. Anche Ulule ha i suoi fiori all’occhiello. Come Noob, webserie passata al cinema, che ha raccolto oltre 680mila euro a fronte di un obiettivo di 35mila. O il gioco di carte Bruti, disegnato da Gipi, che rispetto a 25mila euro di obiettivo ne ha raccolti oltre 68mila.

Crowdfunding nel male

Ma c’è anche il rischio di prendere qualche fregatura. L’ultima è toccata a oltre 9mila sottoscrittori di Kickstarter che rivogliono oltre 473mila dollari. Sono rimasti vittima del progetto Vago. Si tratta di un mini aspiratore che mette sottovuoto la biancheria in apposite buste, liberando spazio in valigia. Vago sarebbe dovuto arrivare a casa loro entro l’agosto scorso. Invece niente. I progettisti sono spariti. Oltretutto il prodotto è apparso in vendita in alcuni siti thailandesi. Kickstarter, chiamato in causa, ha risposto dicendo che non può far nulla né restituire i soldi.
Ecco, questo è il limite che getta un’ombra su un fenomeno molto positivo che negli ultimi anni ha permesso a tante idee e a tanti imprenditori di emergere. Ma per continuare ad esserlo, le piattaforme di crowdfunding devono fare un salto di qualità per tutelare di più chi ci mette i soldi. Senza di loro, infatti, le idee tornano nel cassetto.

Il futuro è nel prestito

Ma molte cose stanno cambiando anche in questo settore. E molto velocemente. Nella Gran Bretagna della Brexit il crowdfunding a ricompensa, che nel mondo va per la maggiore, perde terreno. Nell’ultimo periodo è stato surclassato da quello dedicato ai prestiti. Il primo ha raccolto 48 milioni di euro, contro i 2,8 miliardi del secondo. A fare la parte del leone, la piattaforma Funding circle con il sostegno della governativa British business bank. Segno che in un periodo di crisi di banche e credito, molte imprese anche di piccole dimensioni hanno scoperto questa via per finanziarsi a tassi competitivi. Un bell’esempio per le aziende italiane. Nel crowdfunding potrebbero trovare risorse fresche, in alternativa a quelle offerte col contagocce da un sistema bancario pieno di problemi anche da noi.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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