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Ricostruzione del ponte Lenzino: il ministro De Micheli cambi strada

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Il ponte Lenzino e Paola De Micheli. A 48 ore dal sopralluogo del ministro, i sindaci dei quattro Comuni coinvolti (Corte Brugnatella, Ottone, Zerba e Cerignale) hanno già manifestato il loro scontento per le scelte prospettate dalla responsabile del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

I primi conti sui danni in Val Trebbia li ha già fatti la Regione Emilia-Romagna: ammontano ad oltre 5,3 milioni di euro. Danni per i quali il presidente Bonaccini ha già stanziato i primi fondi e chiesto lo stato d’emergenza nazionale. Ma c’è il rischio che i costi aumentino, anche a causa delle soluzioni e dei tempi previsti dal ministro e dall’Anas, che preoccupano molto amministratori e cittadini dell’alta Val Trebbia.

Prima di tutto, nei confronti dell’Anas si nutre una certa sfiducia, visto che solo pochi mesi fa (a febbraio) aveva riaperto il traffico pesante sul ponte Lenzino. E adesso “appare lunare che per costruire un ponte provvisorio l’Anas sostenga che servano sei mesi di tempo“, ci racconta un funzionario pubblico, che per questo chiede l’anonimato. “Un’eternità rispetto alle dimensioni ridotte dell’opera in questione. Con l’alta Val Trebbia che dovrà fare i conti con un inverno pieno di incognite”.

L’amarezza e il paradosso

Le speranze erano ben altre. “Dopo il nuovo Ponte Morandi di Genova, ci aspettavamo un segnale forte, il ‘regalo’ di un ponte provvisorio entro Natale. Ma invece di seguire quell’esempio, come al solito pare si usino due pesi e due misure; e chi vive in montagna, se possibile, è messo ancora peggio”, aggiunge con amarezza.

“Non voglio sembrarle sgradevole, ma sa qual è il problema? Che non ci sono stati morti. Che abbiamo avuto l’enorme fortuna di non aver contato vittime nel crollo del ponte Lenzino”. E questa scampata tragedia “paradossalmente sembra aver annacquato la voglia di risolvere le cose al più presto, facendo finire tutto nelle pastoie burocratiche che il nostro Paese purtroppo conosce bene. Speriamo solo che i sindaci non mollino la presa, evitando di farsi dividere dalle promesse per i loro singoli territori”.

Il ponte di platino

Altro punto che lascia molte perplessità: “Due milioni di euro per un ponte provvisorio di queste dimensioni (circa 50 metri di ‘salto’, ndr) paiono davvero troppi, neanche fosse di platino. E questo pure alla luce di ‘un contesto orografico particolarmente impervio’, come l’ha definito l’Anas, e quindi difficile da raggiungere”. Una definizione del luogo che tra l’altro “scatena una certa ironia per il fatto che da dieci anni si aspettano i suoi interventi sulla Statale 45, sostanzialmente per ovviare a problemi del genere”.

Tornando alle cifre, sono due milioni di euro che “ci piacerebbe veder rendicontati per filo e per segno dall’Anas, al di là dei rendering (i progetti in 3d inseriti nelle foto, ndr) che fanno tanta scena nella presentazione degli interventi”. Senza dimenticare il rischio che alla fine il ponte provvisorio diventi permanente, anche per una questione di costi. “E qui, se il provvisorio prezza due milioni, vorremmo conoscere il conto per il ponte definitivo”.

Commissario: sì o no?

Non piace nemmeno l’idea del ministro De Micheli di nominare un commissario per il ponte Lenzino e la Statale 45. Men che meno se arrivasse un burocrate dall’Anas. “È un modo per rendere tutto più complicato, mescolando le carte”. La ricostruzione del ponte “non può aspettare un ragionamento complessivo su tutta la 45, che pure va affrontato senza perdite di tempo”.

Se proprio “si vuole nominare uno ‘sceriffo’, si abbia il coraggio di farlo solo per il ponte crollato. Si scelga per esempio lo stesso sindaco di Corte Brugnatella, Mauro Guarnieri (il Comune dove è avvenuto il crollo, ndr) oppure il presidente dell’Unione montana (il sindaco di Bobbio, Roberto Pasquali); e si doti il commissario di tutti i poteri necessari e delle risorse per portare a termine l’opera al più presto possibile, anche con il supporto dell’Anas, che si dovrà adeguare a questa decisione. Tenendo conto che sul nostro territorio abbiamo tecnici e imprese competenti che lo conoscono a menadito, in grado di fare tutto velocemente e nella massima trasparenza”.

La firma di Eiffel

L’ultimo punto sottolineato dal ministro De Micheli è il ruolo della Soprintendenza dei Beni culturali. Un passaggio burocratico che potrebbe complicare le cose, perché il ponte Lenzino, costruito ai primi del 900, è un’opera vincolata alla sua valutazione artistico-paesaggistica. “Ma l’avete visto?”, si chiede in conclusione il nostro funzionario. “Vi sembra possibile che sia questo il problema? Non prendiamoci in giro: posso capire che qualcuno sia affezionato a quel ponte, ma non l’ha progettato Eiffel!”.

 

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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