Cultura

Eugenio Gazzola: ecco la verità sulla nuova Ricci Oddi e sul futuro culturale di Piacenza

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Eugenio Gazzola parla volentieri del futuro della Galleria Ricci Oddi di Piacenza, di cui attualmente è vicepresidente, indicato nel Consiglio di amministrazione dalla Prefettura. Giornalista e scrittore, l’ultima sua fatica editoriale è il libro Città della Logistica. Piacenza, territorio, lavoro, da anni Gazzola è un punto di riferimento del mondo culturale piacentino, come organizzatore di tante iniziative. E tra l’altro alla Ricci Oddi è alla sua seconda esperienza come consigliere, ruolo che aveva già rivestito in via San Siro una decina di anni fa in quota comunale insieme al professor Vittorio Anelli.

Dottor Gazzola, dopo il Consiglio comunale di lunedì scorso, che ha dato parere favorevole alla trasformazione della Ricci Oddi in fondazione del terzo settore, si apre davvero una nuova era per la Galleria?
“Non c’è dubbio. Vorrei però fare un po’ di chiarezza intorno a due o tre punti di questa vicenda, per altro ancora in corso e che si chiuderà solo quando la Fondazione sarà istituita davanti al notaio e approvata dagli organismi di controllo”.

Da dove partiamo?
“Il primo punto, il più importante, è la questione di una presunta ‘privatizzazione’ della Galleria e quindi, di conseguenza, della mancanza di controllo da parte del Comune a cui competono tuttora i costi di gestione. La questione è mal posta: la Galleria non è mai stata un ente ‘pubblico’, né ha mai avuto un diretto controllo da parte dell’ente pubblico. Pubblico è il ruolo che ricopre, la sua funzione, lo scopo della sua esistenza così come fu previsto dal suo fondatore, ma non la sua natura giuridica. Tant’è che il Comune non ha mai avuto alcun controllo diretto. Del resto, la spesa che compete al Comune si controlla da sé, per così dire, poiché è composta da voci inevitabili e ampiamente comprovate: personale, manutenzione della struttura, utenze, e così via”.

Insomma, le spese che consentono di tenere aperta e funzionante la Galleria, oggi presieduta da Jacopo Veneziani
“Sì, tutto il resto, le esposizioni temporanee, le attività di divulgazione, convegni specifici, o che altro si mette in programma, sarà finanziato dai soggetti pubblici o privati che di volta in volta intenderanno parteciparvi”.

Perché avete scelto la strada della fondazione del terzo settore?
“Era una strada in qualche modo obbligata. Ma anche qui serve un po’ di storia. Sono almeno vent’anni che si cercava di modificare il regio statuto del 1931 per mettere la Galleria in condizione di lavorare più agilmente, soprattutto nella ricerca delle collaborazioni e delle contribuzioni. Il primo passo era stabilire quale fosse la natura giuridica dell’ente. In passato, almeno quattro giuristi avevano fornito pareri contrastanti tra loro senza che fosse possibile trovare una sintesi: ora la Galleria era privata, ora era pubblica…”.

Poi che cosa è successo?
“Finalmente è arrivata la nuova legge sul terzo settore, la numero 117 del 2017, che ci obbliga – ci obbliga! – a modificare il nostro statuto per renderlo conforme alla norma. È stato il consigliere Alessandro Casali a segnalare l’opportunità al Consiglio di amministrazione nella primavera del 2021. Dopo alcuni approfondimenti, nel giugno del 2021 abbiamo incaricato il notaio Massimo Toscani di predisporre una prima bozza di statuto conforme ai dettami del terzo settore, ma che conservasse i principi ispiratori del fondatore, Giuseppe Ricci Oddi. Per conto nostro è stato il consigliere Giovanni Giuffrida a seguire l’iter con il notaio e a cercare di spiegare anche alla politica quello che stavamo facendo. Due mesi dopo abbiamo approvato la prima bozza, e subito dopo ne abbiamo inviato copia agli enti rappresentati in CdA”.

La bozza però è rimasta ferma a palazzo Mercanti quasi due anni, prima con la maggioranza di centrodestra e poi con quella di centrosinistra. I tempi della politica anche a Piacenza?
“Forse, ma anche alcune incomprensioni. In primo luogo la questione del controllo comunale, che proprio non si voleva accettare. La distinzione è sottile ma fondamentale: la Galleria è della città, non del Comune. Il Comune, affinché la città abbia la sua Galleria d’Arte Moderna, copre le spese di funzionamento e questa è la ragione per cui conserva, in seno all’organismo di governo della Galleria, due membri anziché uno”. 

Poi si è discusso sulla questione di genere.
“Purtroppo la conservazione della linea mascolina all’interno della rappresentanza famigliare in seno al CdA non è emendabile. Riguarda solo i rappresentanti della famiglia Ricci Oddi, non l’organismo nel suo insieme. Il CdA potrebbe esser costituito anche da sole donne, ma il rappresentante della famiglia dev’essere un uomo. Così la disposizione di Giuseppe Ricci Oddi per ragioni che oggi ci appaiono oscure e anacronistiche. Possiamo stupirci o arrabbiarci, e ne discutemmo anche in CdA, ma non possiamo farci nulla, almeno fino a quando qualcuno ci dimostrerà che la disposizione può essere superata; ma c’è dell’altro”.

Ci dica dottor Gazzola…
“C’è stato un dirigente comunale che ha ventilato addirittura la possibilità che una volta fondazione, la Galleria dovesse camminare con le sue gambe, cioè sollevando il Comune dal dovere di provvedervi. E a volte ho l’impressione che quell’idea macini ancora nella testa di qualche amministratore”. 

Torniamo ai vantaggi della Fondazione Galleria: in Consiglio comunale si è detto che la Ricci Oddi potrà agevolmente ottenere finanziamenti su più canali, pubblici e privati, e della possibilità dell’ingresso nell’organismo di amministrazione di nuovi membri che siano espressione degli sponsor.
“Detta così sembra che da un giorno all’altro la Galleria sarà tanto ricca da non aver più bisogno di nessuno. Nemmeno del Comune… È vero che qualsiasi soggetto privato può contribuire all’attività della Galleria avendone in cambio agevolazioni fiscali, e questo rappresenta una notevole facilitazione sul piano della ricerca dei fondi. Ma gli sponsor vanno comunque cercati e motivati. E per motivarli occorre che la Ricci Oddi sia percepita in modo diverso, come soggetto di una proposta culturale alta, innovativa, espressa in termini chiari e circostanziati. Che poi è precisamente quello che sta facendo la direttrice Lucia Pini: formulare programmi credibili e fattibili per l’immediato futuro. E ancor più conta, nell’essere fondazione, la possibilità di accedere ai bandi pubblici regionali, ministeriali, europei, e comunali anche. Oggi non potremmo farlo perché giuridicamente siamo ‘Nessuno’”.

Per quanto riguarda eventuali nuovi ingressi in CdA? L’assessore alla Cultura Christian Fiazza ha parlato addirittura di Giorgio Armani: è possibile?
“Un articolo del nuovo Statuto prevede quella possibilità. Una società, un ente che intende investire nel lavoro della Galleria può chiedere di far parte del Consiglio direttivo, il nuovo nome dell’organismo che prenderà il posto dell’attuale CdA. Naturalmente sia il contributo che l’eventuale ingresso del nuovo componente dovranno essere approvati dal Consiglio direttivo. Di Armani non so niente… Credo che l’assessore ne abbia parlato per fare un esempio e che l’esempio sia diventato una notizia”.

Si dice che la Fondazione di Piacenza e Vigevano sarebbe pronta a soccorrere la Galleria e di riflesso il Comune, che da solo potrebbe non riuscire a coprire le spese necessarie. Lei come la vede?
“Chiaro che la Fondazione sarà il primo tra i soggetti a esser interpellato per le attività della Galleria. Credo che sia la città stessa a chiedere che i due enti collaborino tra di loro: la Fondazione di Piacenza e Vigevano amministra un patrimonio finanziario che appartiene ai piacentini; noi amministriamo un patrimonio artistico che appartiene ai piacentini. Logico che i due enti debbano collaborare. In qualità di investitore però non penso solamente alla Fondazione”.

A chi guarda?
“Penso a soggetti più simili a noi, come un’altra Fondazione d’Arte moderna di rilievo nazionale. Ma è solo un esempio. Altri ancora: guardi alla possibilità di avviare relazioni con le agenzie di promozione culturale. Insomma, tutto si può fare. Sarà però importante tenere ben fermi due punti: l’autonomia di indirizzo della Galleria, che deve nascere dal dialogo tra direzione e amministrazione; e qualità dell’offerta, il prodotto, appunto: non sacrifichiamo la qualità correndo dietro ai miraggi del marketing facile. Che non esiste”.

L’ex assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi nel suo ultimo intervento in Consiglio comunale ha paventato che la Fondazione guidata da Roberto Reggi possa fare l’asso pigliatutto, cioè che punti al monopolio dei servizi culturali della città…
“Credo che si tratti di una questione politica. La Fondazione è il salvadanaio della città anche per i servizi culturali, ma non solo per quelli. Ed è evidente dalle attività fin qui svolte che il nuovo corso della Fondazione punta molto sugli spettacoli e su “nomi” di richiamo per raccogliere intorno a sé il consenso dei cittadini. Niente di male, tutto fa brodo, per quanto le Fondazioni, secondo me, debbano lavorare soprattutto sulla ricerca e la diffusione delle conoscenze culturali, scientifiche, politiche, all’interno delle società di riferimento. Se non fanno ricerca loro, chi può farlo al giorno d’oggi?”.

E sul monopolio culturale, dottor Gazzola?
“Certo è un rischio, sia sul piano della crescita sociale e sia sul piano della qualità: entrambe, crescita e qualità, sono intimamente legate alla presenza di un’offerta plurale. Personalmente spero che il Comune abbia una propria autonoma visione della cultura e una sua visione dell’intrattenimento e che sappia portare avanti entrambi con efficacia e qualità. Insieme alla Fondazione quando serve. E sempre da cittadino vorrei trovare sul tavolo una rinnovata offerta del PalabancaEventi anche dopo la scomparsa del suo motore, cioè l’avvocato Corrado Sforza Fogliani. Così come vorrei che la Ricci Oddi, per tornare a noi, diventasse un nuovo, propositivo luogo di confronto sulla cultura visiva del passato e del presente. Sarebbe un guaio la reductio ad unum delle voci libere di questa città. Ma credo sia difficile che accada. E in questo senso ho molta fiducia nei piacentini provvisti di senso critico”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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