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Piacenza divisa sulla Ricci Oddi: a chi giova la battaglia sul Klimt?

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Il Klimt di Piacenza divide. E lo fa in modo deflagrante, nonostante un progetto pieno di suggestioni come quello presentato ieri dal presidente della Galleria Ricci Oddi Massimo Ferrari. Una grande mostra a tappe che dovrebbe durare due anni, con quattro eventi consecutivi dal prossimo 28 novembre all’11 ottobre 2022.

Il primo di questi eventi, basato su un originale allestimento del “ritorno in società” del capolavoro del pittore austriaco, che sarà affiancato da uno splendido disegno sempre di Klimt ritrovato negli archivi della Galleria, dunque non ha fatto il miracolo. Le diatribe tra il Comune di Piacenza e il Consiglio di amministrazione della Ricci Oddi continuano. Anzi, l’ultimo atto, andato in scena davanti alla stampa, ha dato conto di una vera battaglia in corso sulla Galleria senza esclusione di colpi.

Il convitato di pietra

Il progetto biennale presentato nel Salone d’onore di via San Siro, con l’intervento in streaming della curatrice, la critica e storica dell’arte Elena Pontiggia, e in presenza dell’intero Consiglio di amministrazione, ha visto infatti l’assenza dei rappresentanti del Comune di Piacenza.

Il segno di una profonda spaccatura con l’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi e con il sindaco Patrizia Barbieri che nei giorni scorsi ha scaricato il presidente Ferrari a mezzo stampa, aprendo di fatto la corsa alla sua successione. Tra meno di due mesi, il 12 dicembre, Ferrari scadrà infatti dall’incarico, come tutto il Cda della Ricci Oddi, composto da sette membri (due indicati dal Comune; e uno via via da Prefettura; Accademia di San Luca; Fondazione di Piacenza e Vigevano; Amici dell’arte; famiglia Ricci Oddi).

Lo scenario apparso ai media è quindi desolante. E trasforma un appuntamento di portata internazionale, atteso da quasi 23 anni, in uno spaccato emblematico delle faide piacentine che sembrano insanabili pure davanti ad un’occasione unica, che rappresenta un tassello fondamentale per il rilancio culturale della città emiliana.

La scommessa del “Progetto Klimt”

Questa situazione mette in dubbio anche il futuro dello stesso “Progetto Klimt”, già presentato ieri come in fieri, visto che fra un paio di mesi dovrà essere il nuovo Consiglio d’amministrazione a portarlo avanti. E non è detto che tutto fili liscio soprattutto sul piano finanziario.

Per prima cosa, il nuovo Cda dovrà cercare un accordo con il Comune per ottenere i fondi che oggi Palazzo Mercanti non ha intenzione di elargire. Sono quei 250mila euro di fonte regionale che rappresentano quasi il 50% dei 600mila necessari per l’esposizione iniziale del “Ritratto di Signora” e che a seguire, sempre che siano trovati gli altri finanziamenti privati, saranno sufficienti per sostenere il secondo e il terzo evento della mostra a tappe (“Klimt e i maestri segreti della Ricci Oddi”: 28 marzo 2021-11 ottobre 2021; “Simboli e sogni. Klimt e l’Italia del Simbolismo”: 11 ottobre 2021-28 marzo 2022).

Poi, il nuovo Cda e il suo presidente dovranno andare alla ricerca degli sponsor per l’evento conclusivo, in calendario dal 28 marzo all’11 ottobre 2022: una grande mostra in collaborazione con la Fondazione Klimt di Vienna, che dovrebbe inviare diverse opere del grande artista austriaco; operazione che di certo richiederà altri ingenti finanziamenti.

L’assedio del Comune

Il Comune nel frattempo stringe d’assedio il Cda della Galleria, ricordando che ha già messo a disposizione quasi 570mila euro per i lavori appena iniziati (climatizzazione dei locali, illuminazione, facciata). E incalza i consiglieri di via San Siro, chiedendo la nomina di un direttore che manca da troppi anni e di fatto impedisce il decollo della Ricci Oddi.

Per voce dell’avvocato Sforza Fogliani (presidente esecutivo della Banca di Piacenza e leader storico dei Liberali), nominato nel Cda dall’Accademia di San Luca di Roma, i consiglieri rispondono che con questi investimenti, il Comune, dopo anni di inerzia, finalmente sta facendo il suo dovere; un compito stabilito a chiare lettere dallo Statuto della Galleria. E rimandano al mittente anche la questione del direttore, sostenendo che prima di procedere alla sua assunzione, gli amministratori della Ricci Oddi aspettano di conoscere l’impegno di spesa previsto dal Comune, poiché la cifra dell’ingaggio è determinante per decidere a chi affidare questo ruolo.

Sullo sfondo giace la delibera votata all’unanimità dall’attuale Cda per la trasformazione della Galleria Ricci Oddi in una Fondazione. Delibera ferma da circa due anni tra i faldoni dell’Avvocatura dello Stato, richiesta di un parere dalla Prefettura di Piacenza, e di cui non si hanno più notizie.

Il toto presidente

Intanto in città è già partito il toto presidente. Una carica che per prassi ha sempre visto in questo ruolo uno dei due consiglieri indicati dal Comune, che secondo la donazione modale voluta da Ricci Oddi ha la proprietà delle opere; deve sostenere tutte le spese per il mantenimento della Galleria; ma non ha la disponibilità delle stesse che rimangono di spettanza esclusiva del Cda di via San Siro.

I nomi che si fanno per il nuovo presidente, che non dimentichiamo deve comunque essere votato dal Cda, vanno da quello di Vittorio Sgarbi, che a suo tempo si è detto disponibile se gli fosse proposta la carica, a quello del presidente uscente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, il notaio Massimo Toscani; senza dimenticare outsider come l’artista piacentino Giorgio Milani.

Una piccola Brera

A questo punto la città aspetta e non solo di rivedere il “Ritratto di signora”. Ma pochi si fanno illusioni, anche se la Galleria Ricci Oddi, pedonalizzando il prospiciente tratto di via San Siro e con i suoi spazi all’aperto, ha tutte le carte in regola per diventare il centro di una piccola Brera piacentina, attorniata com’è da XNL, Filodrammatici e dal Conservatorio Nicolini. Uno scenario suggestivo, che da solo dovrebbe mettere tutti d’accordo. E allora, per una volta di più, a chi giova la battaglia sul Klimt?

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

1 commento

  1. Ottimo articolo,e ottima domanda finale . La risposta è: non giova a nessuno, è solo un sintomo di quel provincialismo gretto e ottuso che fa di Piacenza la Cenerentola d’Emilia. E questo fin da quando, secoli fa, pensandosi furbi i notabili locali (dai cognomi guarda caso identici ai protagonisti della Piacenza bene attuale) defenestrarono il Farnese, perdendo in un sol colpo la dignità di capitale, il prestigio politico ed economico e molte preziose alleanze. Da allora, questa città che mi ha adottato e che amo nonostante tutto, non ha cessato di sentirsi sottovalutata e negletta, senza tuttavia far nulla per riprendere quel proscenio al quale aveva scientemente rinunciato nel 1547. Anzi, contribuendo attivamente a peggiorare la situazione.

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