Economia

Cella: perché la Camera di Commercio sarà centrale per il futuro di Piacenza

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Filippo Cella non lascia spazio ai dubbi: per lui la Camera di Commercio sarà una protagonista imprescindibile per il futuro di Piacenza e del suo territorio. Una convinzione avvalorata dal bilancio dei suoi primi otto mesi alla guida dell’Ente di palazzo del Governatore. Un periodo intenso e difficile. Vissuto tra Covid ed emergenza economica, che comunque ha permesso a Cella di provare ad applicare la sua visione della Camera.  Per l’ex presidente dell’Ente, oggi commissario ministeriale, dev’essere “la casa dell’economia piacentina”, come ci racconta in quest’intervista che guarda al futuro, senza tralasciare nessun aspetto delle tante partite che lo vedono in campo.

Commissario Cella, partiamo dall’inizio di quest’esperienza. Lei si è ritrovato a fare il presidente della Camera di Commercio da un giorno all’altro, nell’agosto 2020, dopo le dimissioni di Alfredo Parietti; un momento non certo facile, anche se da vicepresidente aveva già maturato una certa esperienza.
“Sono arrivato quando soprattutto i sistemi del commercio e dell’artigianato erano in mezzo a un guado rischioso che poi, a ottobre, si è rivelato ben più pericoloso del previsto per la ripresa della pandemia, come dimostrano i nostri dati, che hanno registrato importanti cessazioni di aziende e perdite di posti di lavoro”.

Come si è mosso in questo scenario?
“La prima cosa a cui mi sono dedicato è stato riportare tutte le categorie economiche – industria, commercio, artigianato e agricoltura – in Camera di Commercio, cercando di essere un garante e un portavoce comune delle loro istanze. Senza dimenticare che oltre a questi quattro comparti, presenti nella governance dell’Ente tramite le loro associazioni di categoria, nel Consiglio camerale siedono i delegati del sistema della cooperazione, del credito, delle categorie professionali e delle rappresentanze sindacali e dei consumatori. Un quadro complesso e articolato che contempla a 360 gradi l’intero sistema economico locale”.

Perché ha usato il termine riportare? Significa che queste categorie si erano allontanate da palazzo del Governatore, e quindi la sua è una critica alla gestione precedente?
“Le categorie economiche hanno sempre partecipato alla governance della Camera, ma forse per ragioni contingenti, dinamiche anche personali, e diverse visioni associative, ho voluto essere un presidente, e ora tento di essere un commissario, che volge molta attenzione e molto ascolto ai vari comparti”.

In che modo?
“Dando loro non ospitalità, ma cercando di far sì che sentano la Camera di Commercio come la loro casa. Cosicché, se hanno delle istanze da rappresentare, lo facciano in maniera coordinata e condivisa, come sistema, per avere più forza ed ascolto nei confronti dei nostri interlocutori. E questo nonostante il proliferare di burocrazia e norme, che hanno notevolmente depotenziato e imbrigliato la Camera sul piano operativo”.

Da dove le deriva la convinzione che questa sia la strada giusta?
“Principalmente viene dalla mia esperienza in Confindustria, che mi ha insegnato a tutto tondo la valenza e la forza dell’associazionismo”.

Diciamo che lei sta cercando di dare un nuova e più spiccata personalità alla Camera di Commercio di Piacenza; ma sullo sfondo incombe l’accorpamento con altri enti camerali, stabilito dall’articolo 61 del Decreto agosto, che potrebbe vanificare i suoi sforzi…
“Guardi, quando ho assunto la presidenza, il tema della riforma e dell’accorpamento erano già incombenti. E già da allora avrei potuto dedicarmi a ricamare sulle parole, giocando sul filo dei distinguo: ‘questo va, questo no, forse se facciamo così mi piace di più’… Ma siccome il percorso non è immediato, non è nemmeno chiaro e attualmente è sospeso, perché perdere tempo a fasciarsi la testa prima del dovuto, sempre che domani sia davvero necessario? Nel mentre ho deciso invece di ridare centralità alla Camera e supporto alle categorie. E se permette, a questo punto, le faccio due conti”.

Prego, ci dica…
“In questi mesi abbiamo gestito direttamente a vantaggio del sistema economico piacentino un bando regionale attraverso i Confidi da 358mila euro; abbiamo gestito altri 350mila euro distribuiti in due bandi per rilancio economico e copertura dei costi del lockdown; 104mila euro sono stati stanziati ancora nel 2020 per innovazione e ricerca, e 48mila dedicati all’iniziativa CompraPiacenza. Gli uffici camerali sono impegnati a gestire oltre 1,9 milioni, sempre di provenienza regionale sul decreto ristori, la cui erogazione è imminente. Ed entro fine aprile le annuncio che arriveranno altri 200mila euro con un nuovo bando a sostegno del nostro sistema economico. Detto questo, che dimostra come ci abbia guidato soprattutto il fare, è chiaro che il tema dell’accorpamento, andrà affrontato e bene”.

Quindi, dove andrà Piacenza? Con Parma e Reggio Emilia?
“Partiamo dal fatto che come ho già detto la riforma è ancora sospesa e oggi, dopo la presidenza, ho assunto le vesti del commissario ministeriale. Nel frattempo c’è stato il cambio del Governo e anche del ministro dello Sviluppo economico. Siamo in attesa che nella Conferenza Stato-Regioni venga affrontato il tema degli accorpamenti non ancora definiti come nel nostro caso. Quindi non ho una risposta precisa. Certo, c’è una legge che stabilisce gli accorpamenti che ci riguardano e noi siamo accostati a Parma e Reggio. A questo punto l’importante sarà garantire comunque il massimo della tutela e della rappresentanza a Piacenza”.

Ci sono alternative al matrimonio con Parma e Reggio?
“Al momento non ne vedo. Ma se nelle prossime valutazioni Stato-Regioni si riaprissero scenari diversi…”.

Del tipo?
“Per esempio dovuti al fatto che le fusioni a tre venissero ritenute troppo complesse. E in situazioni particolari si potesse ridurre il numero minimo di aziende iscritte alle future Camere da accorpare, sulla base di regimi di sostenibilità economico-patrimoniali straordinari. Allora sì, che le cose potrebbero cambiare”.

Come?
“Non penso che si potrebbe aprire a uno scenario extra regionale, anche se in Lombardia abbiamo Pavia, Cremona e Mantova che formano un trio equiparabile al nostro in Emilia. Credo che se si riscontrasse la difficoltà a gestire gli accorpamenti a tre, potrebbero crearsi le condizioni per accettare quelli a due Camere; con l’esclusa, sia in Emilia sia in Lombardia, che a sua volta potrebbe confluire in altri accorpamenti già realizzati”.

Quindi nel nostro caso potrebbe esserci un accorpamento solo con Parma, mentre Reggio si aggregherebbe ad est?
“Se fosse consentita una riduzione della dimensione minima, potrebbe succedere, ma non so se sarebbe auspicabile e al momento si può definire un fantascenario”.

Perché, la pensa così?
“Paradossalmente l’aggregazione a tre garantirebbe a Piacenza un ruolo di equilibrio con la stessa rappresentanza di Parma e Reggio nella governance; per esempio, avremmo dieci consiglieri come le altre due, sebbene la nostra Camera abbia dimensioni nettamente inferiori a Parma e Reggio e infatti di consiglieri ce ne spetterebbero quattro. Sono scenari che vanno ben meditati, tenendo conto che con quei due Enti c’è anche una buona sintonia. Insomma, fermo restando che senza cambiamenti il quadro normativo ci spinge in questa direzione, aspetterei a dire che andare con Parma e Reggio è una strada sbagliata per Piacenza. Ciò che conta davvero è garantire sempre la massima centralità e identità al nostro territorio in qualsiasi scenario”.

Passiamo a un altro tema ricorrente: le Camere di Commercio sono ancora utili al mondo delle imprese o sono diventate solo un carrozzone burocratico?
“Di certo hanno cambiato pelle. Se parla con imprese orientate all’export si sentirà dire che le Camere sono utilissime per ottenere documenti e certificazioni. Stesso discorso sui controlli di legalità, oggi sempre più interfacciati con forze dell’ordine e prefetture a tutela delle aziende stesse dalle infiltrazioni criminali. Se invece guardiamo al ruolo delle Camere in termini di promozione e sostegno economico del territorio, per esempio con interventi in partecipate, le cose sono molto cambiate”.

In che senso?
“È mutato il quadro normativo di riferimento. Oggi una Camera di Commercio non può più entrare in alcuna associazione esterna partecipata. E per restare in quelle in cui era già presente deve dimostrare annualmente la valenza strategica di questa società; così come, per sostenere iniziative a promozione del territorio, deve sempre verificare a monte che l’intervento vada a sostegno dell’intero sistema produttivo provinciale. Capisce bene che i margini discrezionali di un tempo sono solo un ricordo. Quindi le Camere sono diventate enti più burocratici nel bene e nel male. Perché troppa discrezionalità a volte ha significato sperpero del denaro pubblico. E per evitarlo i controlli di ministero, Corte dei conti, e le revisioni contabili interne sono aumentati, appesantendo tutte le procedure”.

Parlando di partecipazioni, cosa farà con l’aumento di capitale di Piacenza Expo dove la Camera dopo il Comune è il secondo azionista pubblico con il 20% delle quote azionarie?
“Se l’aumento di capitale di un milione di euro deliberato in assemblea per i soci interni sarà sostenuto da tutti nella percentuale prevista dalla quota di ciascun azionista, anche la Camera farà la sua parte per sostenere il rilancio di Piacenza Expo. Una possibilità di rilancio in cui credo molto”.

Altra partecipazione, anche se in termini diversi: quella nella Fondazione di Piacenza e Vigevano, dove indicate uno dei 13 consiglieri; perché la vostra Anna Muselli ci ha messo un mese per decidere di sottoscrivere sostanzialmente l’appoggio alla presidenza di Roberto Reggi?
“Premesso che i consiglieri agiscono senza vincolo di mandato, credo che Muselli si sia presa il tempo giusto per maturare delle decisioni che fossero il più possibile rivolte a una coesione e a una condivisione tra gli enti e le istituzioni di Piacenza”.

Che rapporto imposterà con il prossimo presidente della Fondazione?
“Sarà uno dei primi interlocutori con cui mi dovrò confrontare. Vedo la Fondazione del futuro rivolta principalmente su tre tematiche, alla luce della pandemia e della crisi che stiamo vivendo. In primis, dovrà dare la massima attenzione alle persone e al sociale; credo poi che andranno valorizzati tutti gli investimenti per promuovere il territorio sul piano artistico e culturale. Ma sono convinto che il vero cambio di marcia la Fondazione dovrà farlo soprattutto sulla promozione dello sviluppo economico del nostro territorio. E le garantisco che in questo settore la Camera di Commercio sarà sicuramente tra i partner principali delle sue iniziative per valorizzare Piacenza e la sua provincia”.

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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