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Galleria Ricci Oddi: nel futuro c’è la Fondazione di Piacenza e Vigevano?

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La Galleria Ricci Oddi è più che mai al centro dei giochi politici e culturali di Piacenza. Dopo il Klimt tornato alla città, e passato tra qualche polemica dal caveau della Banca d’Italia a quello della Banca di Piacenza, a tener banco è il futuro dell’intera Galleria. Un gioiello che in tanti invidiano alla città emiliana e che negli ultimi anni, per usare un eufemismo, non è stato valorizzato come meritava. Adesso però è arrivato un richiamo altisonante per riportarla agli antichi splendori, quando già nei primi decenni del Novecento era considerata forse la più importante collezione d’arte moderna italiana. E pensare che il “Ritratto di Signora” del maestro austriaco non era ancora presente tra i suoi capolavori.

Un libro dei sogni

A lanciare l’appello perché Piacenza si muova una volta per tutte, trovando soluzioni adeguate al rilancio della Ricci Oddi, è un gruppo di grandi esperti dal sito il giornale dell’arte.com. In una lettera aperta (sottoscritta finora da una quarantina di eminenti colleghi) Gabriella Belli, Davide Gasparotto, Fernando Mazzocca, Tomaso Montanari, Salvatore Settis chiedono una svolta radicale.

Nella missiva pubblicata nei giorni scorsi si articola un bel progetto ricco di suggestioni. Si chiede l’arrivo di un nuovo direttore di indiscussa caratura, coadiuvato da uno staff di alto livello, capace di curare le opere a dovere e di riaprire un dialogo proficuo con le altre gallerie del mondo per prestare e di rimando portare a Piacenza capolavori in grado di arricchire la collezione di via San Siro con grandi eventi.

Si propone l’apertura di nuovi spazi, come quelli che hanno in uso esclusivo gli Amici dell’Arte; e l’avvio di rapporti più stretti con le iniziative di XNL nel Palazzo ex Enel che è proprio dietro l’angolo e di cui è proprietaria la Fondazione di Piacenza e Vigevano. Un “dialogo” tra l’altro già in atto per la mostra La rivoluzione siamo noi. Poi si caldeggia finanche l’apertura di un caffè sotto portici della Galleria.
Il tutto andrebbe orchestrato da un Consiglio di amministrazione rinnovato e dinamico, capace di garantire questi sviluppi attraverso la ricerca di un ampio ventaglio di sponsor e finanziamenti.

I conti con la realtà

Ma qui cominciano i dolori o se preferite il bagno di realtà. Perché di finanziamenti per la Ricci Oddi ufficialmente per ora non si vede nemmeno l’ombra. Ed è già stata una fatica trovare le risorse per l’impianto di climatizzazione delle sale di cui si è discusso per anni. Detto questo, è chiaro a tutti che il Comune di Piacenza che ha l’onere di sostenere i costi della Galleria, anche se adesso è imbottito di liquidità post Covid, da solo non sarebbe in grado di garantire gli stipendi di uno staff del genere. Un staff che tra l’altro dovrebbe essere autorizzato da una modifica normativa da parte del Consiglio di amministrazione, poiché lo statuto della Galleria prevede la presenza solo di un direttore e di due custodi.

Dietro le quinte

I cinque grandi esperti quindi hanno parlato a vanvera o c’è sotto qualcosa? E non stiamo parlando di proposte “generaliste” come quella lanciata lo scorso anno dal consigliere comunale del gruppo misto Michele Giardino, che aveva ipotizzato una fusione tra Fondazione Teatri e Ricci Oddi sul modello della Fondazione Teatri delle Dolomiti di Belluno.

Potremmo essere tacciati di dietrologia, ma l’impressione è che qualcuno in città fosse già in piena sintonia con questa lettera così particolareggiata dei cinque grandi esperti, che sembrano conoscere i problemi della Ricci Oddi come le loro tasche senza essere piacentini. E quindi la missiva, tra l’altro debitamente pubblicizzata sulla stampa cittadina, potrebbe essere il primo passo di un percorso predisposto a tavolino da chi a Piacenza, prima di venire allo scoperto con il suo progetto per il rilancio della Ricci Oddi, aveva bisogno di un appoggio culturale di grande peso.

Il nodo del Cda

La raffinata manovra politica iniziata nei giorni scorsi, perché di questo si tratterebbe, dovrà però fare i conti con l’attuale Cda, di cui il presidente, il professor Massimo Ferrari, è in scadenza a fine anno e pare in rotta con il Comune per lo spostamento del Klimt. Il Consiglio di amministrazione della Ricci Oddi oggi è composto da sette membri: un erede del fondatore; due nominati dal Comune; uno designato dal Prefetto; uno dall’Associazione Amici dell’Arte; uno dall’Accademia di San Luca e uno dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Come non pensare allora agli ottimi rapporti tra il Comune e la ricca Fondazione, che da soli contano formalmente già tre membri nel Cda? E chi potrebbe dire di no per “interessi di bottega” (ma purtroppo gli Amici dell’Arte l’hanno già fatto) davanti alla prospettiva di offrire alla città una nuova stagione della Ricci Oddi di tale spessore? Senza contare che a quel punto un nuovo Cda con compiti del genere, e soprattutto la sua presidenza, diventerebbero un boccone prelibato per quei notabili piacentini che magari sono in scadenza di mandato sugli attuali incarichi che ricoprono. Niente di male per carità. L’importante è che il bene di Piacenza e della sua stupenda Galleria d’arte moderna siano il vero obiettivo da raggiungere.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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