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Toti: un’Italia in crescita ma senza Berlusconi

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Toti vuole un’Italia in crescita: questo il nome del partito che prenderà i natali alla convention del prossimo 6 luglio. Obiettivo principale, un’Opa su Forza Italia o su quel che resta del partito di Silvio Berlusconi e delle sue ceneri. Un’Opa che si preannuncia ostile, perché è difficile che l’ex premier abdichi anche sul poco che gli resta (in poco più di un anno Forza Italia è passata dal 14,4% delle politiche all’8,8% delle Europee e i sondaggi più recenti la danno addirittura sotto Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni).

Il tempo stringe e così il governatore ligure non va tanto per il sottile. “Mi interessa restituire al centrodestra un equilibrio che non ha più. Ci sono sondaggi che danno la Lega sopra il 35% e Forza Italia sotto il 6%”, spiega in in un’intervista al Corriere delle sera. “Io sto provando ancora a fare appello a Forza Italia perché apra le sue porte, i suoi confini. Ma sto già ricevendo l’attenzione di sindaci, consiglieri regionali e tantissimi eletti a livello locale che non si riconoscono più nel vecchio partito di Silvio Berlusconi”. E questo da nord a sud: “Parlo col governatore della Regione siciliana Nello Musumeci, mi confronto con Stefano Parisi, ragiono con il sindaco di Catania Salvo Pogliese. Il 6 luglio, alla convention di Italia in crescita, vedrete…”.

Requiem per Berlusconi

L’augurio è che Forza Italia, “partecipi ai nostri lavori, che si apra al nuovo, che la smetta di parlare fuori tempo di tessere e congresso”. E non può mancare l’omaggio e l’onore delle armi al vecchio leader. “Sono stato invitato a fare politica da Berlusconi in persona, che non finirò mai di ringraziare. Però poi mi sono mosso con le mie gambe”. E “se si rivotasse oggi in Liguria, vincerei solo col sostegno della Lega e delle liste civiche che sono nate attorno a questa esperienza in Regione”, sottolinea con una punta d’orgoglio.

Una forza di governo

Toti però non guarda solo lontano e ai dieci milioni di voti che Forza Italia aveva ai tempi d’oro. Leggendo le sue dichiarazioni non si può non pensare a un nuovo partito che già da subito potrebbe dare una mano a Salvini per liberarsi di Di Maio e far saltare il banco del governo Conte. Il governatore della Liguria infatti lascia intuire come in tanti dentro Forza Italia siano già pronti a passare con lui: “Se in privato i berlusconiani ortodossi mi danno ragione? Molti di loro già lo fanno, certo”.

Tuttavia, sembra negare che il suo obiettivo sia un nuovo schieramento parlamentare per sostenere un governo con Lega e FdI: “A me però non interessa fare l’operazione-salvataggio di qualche parlamentare o dirigente di un partito, Forza Italia, che ormai è diventato un ossimoro vivente”. Anche se traccia un perimetro politico anti 5 Stelle: “Siamo complementari a Salvini ma incompatibili coi grillini. Disegnano un’Italia di buoni contro cattivi che non è la nostra: imprenditore cattivo contro lavoratore buono, banchiere cattivo contro risparmiatore truffato. L’Italia che sta fuori da questa rappresentazione caricaturale, oggi, non è rappresentata”.

Toti: caccia ai moderati

Insomma, per Toti, Salvini ha bisogno di lui per combattere la battaglia del centro: “La Lega ha un posizionamento nell’elettorato che la lascia scoperta nei settori produttivi. Per questo il centrodestra ha bisogno di un nuovo equilibrio. Numerico, per ridurre la sproporzione tra Salvini e i moderati; e di programma, per non lasciare che i moderati finiscano per andare da Carlo Calenda e Matteo Renzi“. Senza dimenticare, aggiungiamo noi, l’ipotesi di una lista Conte, con il premier a capo di un’altra proposta centrista che strizzi l’occhio soprattutto all’elettorato cattolico uscito dai 5 Stelle.

Chirac o Alfano?

Che Toti ci creda è normale, ci mancherebbe altro. E che sia anche un uomo ambizioso lo dimostra il partito che ha in mente. Per lui Italia in crescita può essere “una versione moderna del partito gollista di Chirac, il Rassemblement pour la République. Votato alla crescita del Paese, europeista anche se critico, concentrato sui settori produttivi, su chi lavora e crea lavoro”.
Vedremo se Toti riuscirà nell’impresa di riaggregare i moderati o se Italia in crescita sarà l’ennesimo partitino. Perché a sentirlo parlare, con i dovuti distinguo, il pensiero non può che correre ad Angelino Alfano, l’ultimo ex delfino che ha lasciato Berlusconi ed è rimasto con un pugno di mosche in mano.

 

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