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Lourdes e Papa Francesco: perché il Pontefice ha “commissariato” il santuario?

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Lourdes: Papa Francesco “commissaria” uno dei santuari più famosi del mondo; è davvero così e cosa significa? È un caso senza precedenti? Quali motivazioni sono state addotte? E ci sarà anche del non detto?

Sono tutte domande più che lecite quando arriva una notizia come questa. E cioè che il Papa nei giorni scorsi ha nominato per il santuario pirenaico un proprio delegato, dalla qualifica altisonante e misteriosa (giacché espressa in latino): “ad nutum Sanctae Sedis”.
Vediamo allora di cosa si tratta e perché la notizia non è passata inosservata, nonostante fosse guarnita di termini latini, solitamente non accattivanti.

Santuari e nuova evangelizzazione

Anzitutto bisogna considerare com’è stata comunicata la circostanza, prima di dettagliarne il contenuto. Monsignor Rino Fisichella, presidente del “Pontificio consiglio per la Nuova Evangelizzazione”, recatosi a Lourdes, ha dato comunicazione delle determinazioni del Papa. Il prelato si è recato più volte sul posto, nel corso degli ultimi due anni, evidentemente per poter informare meglio Papa Francesco sullo stato della situazione. Perché proprio monsignor Fisichella? Perché dal 2017 al dicastero da lui presieduto sono stati associati i diversi santuari del mondo, in ragione del ruolo riconosciuto alla pietà popolare nella promozione della fede cristiana.

Non è un dettaglio, questa nuova attribuzione di competenze: aiuta subito a mettere a fuoco il problema. Per Papa Francesco, cioè per la chiesa del nostro tempo, i pellegrinaggi aventi per mete luoghi cari alla vita dei santi o legati a fenomeni straordinari, per i quali si crede la loro intercessione, sono fattori di evangelizzazione. Sia di nuova sia di rinnovata evangelizzazione, come nel caso dell’Europa. Come dire che si tratta di posti di frontiera, dove la Chiesa più che in passato mette in causa la propria credibilità.

Cura spirituale dei pellegrini

Veniamo alla notizia. Il Pontefice ha nominato delegato “ad nutum Sanctae Sedis” per il santuario mariano di Lourdes monsignor Antoine Hérouard, vescovo ausiliare di Lille. La nomina è temporanea e infatti il presule manterrà il suo incarico diocesano nel nord della Francia. La formula “ad nutum” significa semplicemente “a disposizione”. Allude cioè alla provvisorietà dell’incarico. Scopo della designazione, secondo le intenzioni di Papa Bergoglio, è «comprendere quali ulteriori forme il santuario di Lourdes possa adottare, oltre alle molteplici già esistenti, per divenire sempre di più un luogo di preghiera e di testimonianza cristiana corrispondente alle esigenze del Popolo di Dio».

Insomma: la Santa Sede è preoccupata che la gestione del santuario mariano forse più noto al mondo abbia un prevalente e visibile taglio pastorale. L’efficienza amministrativa, come in ogni intrapresa organizzata, è importante; ma l’impressione dei pellegrini dev’essere ben diversa da quella del business.

Risanamento economico di Lourdes

Ci tocca allora parlare del risanamento economico, cui la gestione del santuario di Lourdes è andata incontro negli ultimi anni. Quando, dopo una significativa contrazione del numero di pellegrini e visitatori, dovuta a fattori diversi (inondazioni, timori di attentati, e così via), il vescovo di Tarbes e Lourdes monsignor Nicolas Brouwet si è rivolto direttamente a un manager.

Guillaume de Vulpian, ex dirigente della Renault, in 3 anni ha rimesso i conti in ordine, con un aumento del budget complessivo di 30 milioni di euro. Non sono mancate lamentele, tra i dipendenti al servizio del santuario e gli esercenti che vivono del turismo religioso. Ma, nei limiti imposti da un compito di risanamento, la condotta di de Vulpian sembra sia stata attenta a non eccedere in durezza. Aumento di 50 centesimi della tassa giornaliera di soggiorno (da 2 euro a 2,50), riduzione dei costi per le assicurazioni, niente turnover del personale.

Business as usual? Meglio di no

Ora arriva la decisione di avocare alla Santa Sede la cura spirituale del santuario di Lourdes. Si tratta di un provvedimento di carattere pastorale. E d’altra parte non sembrano ipotizzabili riserve sulla messa in ordine dei conti. Infatti, l’efficienza e la trasparenza sono valori aggiunti nell’amministrazione dei beni della Chiesa e la gestione di de Vulpian, sotto l’episcopato di monsignor Brouwet, le ha assicurate.

Nondimeno, è stato proprio il direttore editoriale della comunicazione vaticana, Andrea Tornielli, a istituire un legame tra l’invio di monsignor Hérouard a Lourdes e le questioni finanziarie. Commentando su www.vaticannews.va la decisione di Papa Francesco, il giornalista ha scritto come il Santo Padre «desideri accentuare il primato spirituale rispetto alla tentazione di sottolineare troppo l’aspetto gestionale e finanziario».

Stessa moneta

Non è di per sé una novità che la cura spirituale di un santuario di rilevanti dimensioni venga sottratta al governo della diocesi in cui si trova. Basti pensare, in Italia, alle due prelature di Loreto e Pompei. La scissione viene decisa per evitare che le esigenze proprie dei pellegrini vengano sacrificate a quelle della pastorale locale. Ovvero, più probabilmente, che sia la consueta vita diocesana a risultare snaturata.

Qualcuno, nel presente caso di Lourdes, tira in ballo altri ragionamenti, come la prossimità ai lefebvriani del vescovo del luogo. Non ci sembra una pista interpretativa credibile. La verità è stata detta con tutta probabilità da Andrea Tornielli: ultimamente si è insistito troppo sull’efficienza economica, meglio far risaltare la sostanza spirituale del messaggio di Lourdes.

Però a questo punto residua un dubbio. Il medesimo rischio di far scambiare la Chiesa per un ente economico non lo corre anche la Santa Sede, la cui riforma è cominciata sotto questo pontificato proprio dallo Ior e dai dicasteri finanziari? Il maggior problema attuale si conferma l’immagine, vale a dire la comunicazione.

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