
Punti di Primo intervento: da oggi sono operativi negli Ospedali di Fiorenzuola e Castel San Giovanni. Questa è l’unica cosa certa. Per il resto c’è solo un po’ di confusione. Vediamo perché, scorrendo insieme il comunicato dell’Ausl che ne annuncia l’apertura, quasi l’avessero scritto Checco Zalone o il compianto Ugo Tognazzi.
«Aprono lunedì 15 giugno, come concordato in Conferenza sociosanitaria territoriale, i Punti di Primo intervento di Fiorenzuola e Castel San Giovanni». E questa, come dicevamo è l’unica certezza, mentre sulla concordia dei due sindaci, Lucia Fontana e Romeo Gandolfi, alla chiusura dei Pronto Soccorso ci pareva di aver capito qualcosina di diverso.
Sgravato sarà lei
La nota prosegue: «In questo modo i cittadini delle due vallate saranno sgravati dall’onere dell’accesso a Piacenza per problemi sanitari minori. I PPI saranno aperti H12, dalle ore 8 alle 20 e vedranno la presenza costante di un medico, infermieri e operatori socio sanitario. I pazienti saranno accolti al triage: qui l’infermiere valuterà il loro profilo di rischio relativamente all’infezione da coronavirus. Qualora fosse rilevata la possibilità che il cittadino sia positivo o sospetto positivo, la persona è ricoverata in un’area completamente isolata del reparto dove attendere il trasporto al pronto soccorso di Piacenza per il successivo ricovero nell’ospedale cittadino».
Allora, punto primo: qualcuno ci potrebbe spiegare in parole povere quali sono i problemi sanitari minori? Tanto per capire se ci conviene andare subito al Pronto Soccorso di Piacenza anche tra le 8 e le 20, invece di perdere tempo ai Punti di primo intervento.
Secondo, grazie per concederci la presenza costante di medico, infermieri e operatori socio sanitari, come se questo, anche nei Punti di primo intervento, non fosse il minimo sindacale. Quello che però inquieta di più è la possibilità che al triage ci venga rilevata la possibilità di essere finanche un sospetto positivo. A quel punto niente tampone o test sierologico per verificare se davvero è così. Scatta subito l’allarme massimo. Il che, come leggiamo, comporta l’isolamento e addirittura il trasporto al Pronto Soccorso di Piacenza con il successivo ricovero ospedaliero. Ma i Covid o i sospetti Covid fino a ieri non si curavano a casa con una telefonata al medico di famiglia e una bella visita dell’Usca? Noi eravamo rimasti così…
Un radiologo per amico
Procediamo certi verso la meta: «I Punti di Primo intervento possono contare sulle consulenze diagnostiche avanzate dei reparti di Radiologia dei due presidi, dove sono disponibili TAC, ecografia e radiografia tradizionale, e potranno prendere in carico le patologie dei cittadini, valutando poi, una volta definita la diagnosi, la dimissione per proseguire la cura a domicilio o la centralizzazione su Piacenza nei casi più gravi per il ricovero o per consulenze di secondo livello».
Quindi, in soldoni, adesso per i problemi sanitari minori mi fanno anche una Tac? Buon a sapersi, e soprattutto ci tranquillizza il fatto che nei Punti di primo intervento in un modo o nell’altro qualcuno, radiologo compreso, si prende carico delle nostre patologie (minori), indicandoci se ce ne dobbiamo tornare a casa oppure sia necessario salire di livello, magari facendo una capatina sempre all’Ospedale di Piacenza.
A bocca aperta
Poi si arriva al salto logico, al primo vero step che dal sorriso ironico ci lascia a bocca aperta: «Le equipe di professionisti sono in grado di trattare ogni evenienza dei cittadini che si rivolgono direttamente al Pronto soccorso ma entrambi i primari, Bernardo Palladini, responsabile del reparto di Fiorenzuola, e Cristina Maestri a Castel San Giovanni, raccomandano di chiamare per quanto possibile il 118. “Questo vale soprattutto quando ci sia il sospetto di essere affetti da patologie quali l’infarto o l’ictus, rispetto alle quali il tempo di inizio della cura può fare la differenza”».
Che cosa c’entra tutto questo? Un copia incolla sbagliato? Parliamo dei Punti di primo intervento o dei Pronto Soccorso? Anche qui non si capisce e l’unico passaggio chiaro è nel ribadire che se ho il sospetto di una patologia grave mi conviene chiamare il 118 (sai che novità).
Amici miei…
Ma il massimo, il tripudio, l’apogeo della visione prospettica sul futuro sanitario dei cittadini di Val d’Arda e Val Tidone in tempi certi ci giunge dalle parole attribuite nel comunicato al top manager dell’Ausl. «Voglio ribadire ai cittadini – ci tiene a ribadire Luca Baldino, direttore generale dell’Azienda Usl di Piacenza – che non viene assolutamente messa in dubbio la funzione di Pronto soccorso dei due ospedali: entrambi riprenderanno la loro attività H24, esattamente come nel periodo precedente la pandemia. La necessità di prevedere strutturalmente tre percorsi distinti (pazienti Covid, noCovid e pazienti con caratteristiche cliniche, epidemiologiche e/o ecografiche non immediatamente classificabili) e di procedere alla discriminazione del rischio di presenza del virus nelle persone che accedono al Pronto soccorso e ancora di più in quelli che poi devono essere ricoverati fanno però ritenere necessario attendere ancora un breve periodo, in funzione dell’andamento della pandemia, per la riapertura completa dei due reparti».
E qui ci fermiamo basiti, mentre il pensiero corre leggiadro alla supercazzola dell’indimenticabile Conte Mascetti di Amici miei. Caro Mascetti, ci sembrava impossibile che senza usare la formula “come se fosse antani” qualcuno potesse batterla. Ma sui Punti di primo intervento di Fiorenzuola e Castel San Giovanni neanche lei avrebbe saputo fare di meglio. E chissà cosa ci aspetta ancora…
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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