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Trespidi: basta personalismi, una cabina di regia politica per salvare Piacenza

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Massimo Trespidi si è fatto inseguire per qualche giorno.”Nonostante avessi altre priorità di natura familiare, però sono sempre stato collegato al mondo”, assicura il leader della lista civica Liberi di Piacenza. Il professor Trespidi è un politico di centrodestra che tutti ben conoscono e non solo nel territorio emiliano. Docente di storia e filosofia, è stato l’ultimo presidente della Provincia eletto direttamente dai piacentini e per anni vicesindaco del capoluogo. Alle ultime elezioni comunali di Piacenza ha conquistato il 14% dei consensi e adesso a Palazzo Mercanti siede sui banchi dell’opposizione.

Professor Trespidi, che quadro si è fatto dell’emergenza Coronavirus?

“Non possiamo dimenticare che quello che ci ha colpito è un evento straordinario, che ha preso in contropiede prima di tutto gli esperti sanitari e la scienza. Tenuto conto di questo, e dei più che dovuti ringraziamenti a tutto il personale sanitario in prima linea e mandato allo sbaraglio, è chiaro che impreparazione e imprevedibilità hanno giocato un ruolo determinante sulla capacità e sulla rapidità di risposta che sono state date. È altrettanto evidente a tutti che di errori ne sono stati fatti. E non lo dico perché in questo momento sia necessario individuare dei responsabili; questo sarà compito di chi ha la competenza per farlo. Sappiamo che sono state avviate delle indagini dalla Procura anche a Piacenza, ma non è questo il punto”.

Qual è il punto allora?

“Dico che dagli errori compiuti bisogna imparare e con questo bagaglio di esperienze prepararci al meglio di fronte a quella che si ipotizza già da parte degli esperti come una possibile nuova ondata del Coronavirus a partire dal prossimo autunno, se non interverranno novità che la stessa scienza non è in grado di prevedere. Sicuramente i tentennamenti e le incertezze più a livello politico che tecnico-scientifico hanno avuto un certo peso nel creare questa situazione. Senza girarci tanto attorno, mi riferisco alla questione del non aver dichiarato Piacenza zona rossa”.

Di chi è questa responsabilità? 

“Ricordo bene la telefonata con il Sindaco Patrizia Barbieri la sera del 7 marzo; erano circa le 19.30 e Conte non aveva ancora fatto la sua famosa conferenza stampa. Abbiamo parlato della zona rossa ed eravamo d’accordo che andasse dichiarata subito. Peccato che chi doveva decidere non l’abbia fatto sia a livello centrale che regionale”.

Titubanze pagate carissimo, perché dopo i provvedimenti generali del Governo l’Ordinanza 47 di Bonaccini per Piacenza è arrivata solo il 24 marzo…

“Certo, e spero che queste indecisioni vengano messe da parte perché hanno creato una situazione gravissima”.

Una situazione che a livello sanitario continua a essere molto preoccupante, mentre c’è chi guarda alla fase 2 come se l’emergenza fosse quasi già superata…

“Sia chiaro a tutti: l’emergenza non è stata assolutamente superata e per capirlo basta scorre i dati dell’ultimo mese, su decessi, contagi e ricoveri ospedalieri. Siamo a quasi 750 morti e sta solo cambiando la natura dell’emergenza. Se prima eravamo in una fase acutissima che investiva principalmente gli ospedali, adesso anche con la diminuzione dei ricoveri la gente continua a morire, continua a contagiarsi. Non possiamo dimenticare che c’è stato e c’è un contagio sommerso, con relativi decessi non certificati per Covid-19. Questa nuova emergenza non è quella conclamata dal ricovero ma quella familiarizzata, di coloro che si contagiano direttamente tra le mura domestiche. Oppure causata dagli asintomatici che frequentano i supermercati o che vanno al lavoro. Con questi problemi gravi, bisogna fare i conti. E lo dico a tutti quelli che sostengono che l’emergenza sta finendo perché diminuiscono i morti e i ricoveri ospedalieri nelle terapie intensive”.

Come si affronta questa nuova fase dell’emergenza?

“Guardi, l’iniziativa del professor Cavanna e dei medici di famiglia sulla rete di assistenza domiciliare è assolutamente importante e lodevole; questo tipo di intervento va potenziato, approfittando anche dei mesi estivi sotto il profilo della prevenzione e della cura, quando ci dicono gli esperti che il contagio potrebbe attenuarsi. Insomma, il Coronavirus d’ora in poi va stanato sul territorio, siamo a una sorta di battaglia di Stalingrado…”

Dunque va stanato casa per casa e se del caso alla ripresa delle attività produttive azienda per azienda…

“Sì, il virus ci ha preso alla sprovvista, ci ha colto di sorpresa e ne stiamo pagando le tragiche conseguenze. Adesso non dobbiamo dargli tregua, facendogli attorno terra bruciata per impedire una prossima ondata in autunno. Sul come mi rimetto agli esperti sanitari, ma come dicevo credo che siano già in corso azioni da potenziare”.

Che ruolo possono avere le amministrazioni e i sindaci in tutto questo?

“Credo che la Regione e le autorità sanitarie debbano ascoltare quanto i sindaci e gli amministratori locali dicono della loro realtà territoriale, perché sono quelli che hanno il polso della situazione. Stesso discorso per le case di riposo, dove vanno tutelati al massimo lavoratori e degenti, perché i numeri ci dicono che questo è un altro fronte caldissimo”.

Come sta rispondendo la politica piacentina?

“La politica deve non solo occuparsi del presente ma deve saper guardare avanti. Quindi se dal punto di vista operativo è prematuro parlare della fase 2, perché siamo ancora in emergenza sanitaria, la politica non può non pensare e lavorare già oggi per predisporre ciò che serve quando sarà il momento di riaprire le attività”.

Che cosa va fatto?

“Va delineato un orizzonte di azione e di prospettiva che la politica ha il compito di dare ai cittadini”.

Ci spieghi…

“Finora si è detto alla gente state in casa perché il contenimento resta il migliore strumento per combattere un’epidemia senza cura e vaccino, almeno dal 1347 all’epoca della peste nera, quando vennero creati isolamento e quarantena. Alla gente abbiamo limitato la libertà personale con sacrifici enormi e con risultati che si stanno vedendo e che non vanno buttati al vento. Però adesso c’è bisogno di guardare alla fase 2 per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro affinché lì non ricomincino i contagi. Dal 4 maggio riapriranno alcune attività perché l’economia deve ripartire? Bene, al di là dei modelli di sviluppo economico del dopo Coronavirus, i luoghi di lavoro, fabbriche, uffici, negozi vanno messi in sicurezza con una rete di interventi che per esempio comprendano in modo coordinato i sistemi di protezione individuale, la misurazione della temperatura all’entrata dei lavoratori, i test con screening periodici”.

Se questo vale in generale, a Piacenza, che cosa serve in più?

“Che si smetta di litigare e di fare polemiche assolutamente inutili. Occorre un grande spirito di solidarietà, facendo squadra. Mettendo insieme competenze, capacità e professionalità. Purtroppo abbiamo un sistema di competenze estremamente frammentato, con quelle nazionali, regionali e locali. Un quadro che non aiuta in caso di un’emergenza sanitaria e socio-economica come quella che stiamo vivendo. E allora per affrontarla, se chiediamo agli italiani e ai piacentini di recuperare un grande senso di comunità, di superare l’individualismo, la prima lezione deve arrivare dalla politica”.

In concreto?

“Non voglio dire che è una scelta che forse poteva essere fatta prima, perché la concitazione dell’emergenza ha avuto il suo peso. Ma credo che adesso non si possa più aspettare e penso che il sindaco Barbieri abbia il compito di riunire prima di tutto il nostro mondo politico in una cabina di regia da lei presieduta, agile, con poteri decisionali e capace di individuare le priorità. Non un luogo di chiacchiere sulle strategie ma che impegni tutti in modo operativo”.

Chi deve farne parte?

Attorno a questo tavolo ci devono essere tutti i principali attori piacentini: dal ministro De Micheli, all’assessore regionale Colla, dai nostri parlamentari, Foti, Pisani, BersaniMurelli ai consiglieri regionali, Rancan, Stragliati, Tarasconi e Taglialferri. Tutti conoscono benissimo il nostro quadro socio-economico e devono fare in modo che dal governo nazionale e regionale arrivino le risposte e soprattutto le risorse finanziare ed economiche per sostenere e rilanciare il nostro territorio. Credo che questo è ciò che si aspettano i piacentini, perché sono loro che li hanno scelti per essere rappresentati”.

Il suo è un vero appello dopo le polemiche tra sindaco Barbieri e ministro De Micheli, con la prima che ha attaccato il governo per le mancate risposte e la seconda che l’ha difeso…

“Non nascondo che ci possano essere difficoltà e problemi da affrontare, ma questa è la fatica della politica. Dico che se qualcuno pensa di superare questa situazione in conto proprio, pensando di trarre così il maggior profitto per sé e non per la comunità sbaglia completamente. E questo se vale per tutti, vale a maggior ragione per chi ha le maggiori responsabilità operative. Non servono polemiche ma risultati concreti. Perché adesso davvero non c’è più tempo per la competizione tra maggioranza e opposizione. Tutti devono mettere da parte i loro tornaconto e i personalismi per impegnarsi nel governo di questa tragica emergenza. E se c’è ancora qualcuno che non l’ha capito, è ora che se ne renda conto”.

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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